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Nadal va come un treno, Fognini può solo guardare

Un Nadal tirato a lucido non lascia scampo a Fognini negli ottavi del Masters 1000 di Shanghai. All’azzurro basta una partenza lenta in entrambi i set per perdere il contatto, e arrendersi in appena 62 minuti. Il punteggio severo dice tutto: per battere questo Nadal serve molto più che nel 2015. Raramente ha giocato a questi livelli dopo lo Us Open.
Nadal va come un treno, Fognini può solo guardare
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Marco Caldara
12 ottobre 2017

Il Nadal del 2015 era un giocatore, mentre quello del 2017 è di un’altra stoffa. E così lo stesso Fabio Fognini che due anni fa l’aveva fatto penare a più riprese, stavolta gli è costato solo 62 minuti di fatica, sotto il tetto dello Stadium del Masters 1000 di Shanghai. Anche se a mitigare gli splendidi tre successi di Fabio Fognini nel 2015 c’è un numero di sconfitte in costante aumento, ciò non toglie valore al tris contro il maiorchino, di cui il 30enne di Arma di Taggia sembrava diventato la kriptonite, capace di infliggergli tre batoste nel giro di sei mesi, prima a Rio De Janeiro, poi a Barcellona e quindi a New York. Ma anche se l’azzurro vinse sempre con enormi meriti sfoderando alcune delle sue migliori prestazioni in carriera, e nei libri di storia conterà solo il nome dell’avversario e non il suo stato di forma, è corretto ricordare che il Nadal di due anni fa giocava a un ritmo inferiore rispetto al vero “Rafa”, che dopo una stagione da tritatutto sulla terra battuta sembra tornato in formissima per l’ultima parte dell’anno. Era sempre Nadal, ma un pericoloso circolo vizioso gli aveva tolto potenza, quindi grinta e carisma, e forse anche un pizzico di motivazione. Ha ritrovato tutto in questa stagione, tornando in testa al ranking ATP e con enormi chance di chiudere l’anno da numero uno. Gli spettri delle fatiche del passato sono volati via e Fognini è gradualmente tornato un avversario qualsiasi, da battere 6-3 6-1 senza soffrire. La differenza tattica è semplice: il diritto di “Rafa” non rimbalza più a metà campo, l’azzurro non ha lo spazio per mettere i piedi sulla riga di fondo e spingere col rovescio lungolinea, e finisce per diventare vittima del classico pressing mancino di maiorchino.

NON SONO QUESTI I MATCH DA VINCERE
Si è capito fin dall’inizio che oggi ci sarebbe stato ben poco da ridere: una partenza lenta è costata all’azzurro l’immediato 0-3, Nadal ha commesso appena due gratuiti in tutto il set e il 6-3 è diventato matematico in 30 minuti esatti, senza la minima scossa. Copione simile nel secondo set: Fognini ha concentrato qualche errore di troppo nel game d’apertura, ha permesso a Nadal di prendere subito vantaggio e l’ha messo nella condizione di giocare a mente libera e braccio sciolto, con un rovescio che – secondo le statistiche – ha guadagnato in media ben nove chilometri orari rispetto a tre anni fa. Un dato tutt’altro che banale. Non è che Fognini abbia giocato male: è rimasto lì, ci ha provato e con due ottime soluzioni si è preso due palle-break consecutive per il 2-2, ma Nadal è stato semplicemente di un’altra categoria. Ha annullato la prima con un diritto anomalo dopo il servizio, la seconda l’ha risolta addirittura con un preciso serve&volley e poi è scappato via, finendo per vincere gli ultimi quattro game. Il punteggio finale è uno dei più severi nello storico dei tredici confronti fra i due, ma quando lo spagnolo gioca a certi livelli la batosta è sempre dietro l’angolo. Pazienza: non sono questi gli incontri che Fognini deve vincere. Se ci scappa l’exploit ben venga, ma quello di cui il ligure ha bisogno è la continuità. Da un paio di mesi a questa parte, sempre escludendo il terribile Us Open, qualcosa si sta vedendo: l’augurio è che Fabio possa tenere lo stesso livello anche in finale di stagione che storicamente gli ha sempre riservato più delusioni che gioie. Next stop: Mosca. Nella Russia che gli porta bene. E dove c’è una finale da difendere.

MASTERS 1000 SHANGHAI – Ottavi di finale
Rafael Nadal (ESP) b. Fabio Fognini (ITA) 6-3 6-1
Grigor Dimitrov (BUL) b. Sam Querrey (USA) 6-3 7-6
Marin Cilic (CRO) b. Steve Johnson (USA) 7-6 6-4
Albert Ramos-Vinolas (ESP) b. Jan-Lennard Struff (GER) 7-6 6-4
Juan Martin Del Potro (ARG) b. Alexander Zverev (GER) 3-6 7-6 6-4

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