BANDA ROSSA

Us Open 2017: Qualificazioni in tempo reale

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THE LIST

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Sei anni dopo, i quarti di finale del Roland Garros 2011 restano il risultato più prezioso nella carriera Slam di Fognini, e anche l’ultimo quarto del tennis azzurro al maschile. Fuori Istomin al primo turno, Robert al secondo e Garcia-Lopez al terzo, ma soprattutto Albert Montanes agli ottavi, in un match-thriller sul Suzanne Lenglen. Fabio rimontò due volte un set di svantaggio e vinse 4-6 6-4 3-6 6-3 11-9 dopo 4 ore e 22 minuti, con cinque match-point cancellati giocando praticamente da fermo, per una distrazione al retto femorale che l’avrebbe poi obbligato a rinunciare al match dei quarti con Djokovic.
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Il primo vero segnale del Fognini che dodici mesi dopo arrivò al numero 13 del mondo si vide con la splendida semifinale sulla terra del Monte Carlo Country Club, la prima in carriera in un Masters 1000. Sotto gli occhi dei tanti amici arrivati dalla vicina Arma di Taggia a fare il tifo per lui, la conquistò giocando un tennis meraviglioso, annichilendo fra ottavi e quarti due top-10. Prima Berdych, battuto 6-4 6-2, poi Gasquet, sconfitto 7-6 6-2. In semifinale avrebbe perso nettamente contro Djokovic, ma con quel risultato entrò per la prima volta fra i top-30, mostrando tutto il suo valore.
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Dopo due finali perse, il momento di conquistare finalmente un titolo ATP è arrivato nel 2013 alla Mercedes Cup di Stoccarda, nella penultima edizione disputata sulla terra battuta prima della saggia scelta degli organizzatori di passare all’erba. L’allora 26enne Fognini vinse quattro match in due set, poi ne rimontò uno al padrone di casa Philipp Kohlschreiber e chiuse 5-7 6-4 6-4, conquistando la fuoriserie Mercedes in palio per il campione, e soprattutto lanciando una serie di 13 vittorie di fila che l’avrebbe portato fra i primi 20 ATP. Anche il grande pubblico iniziò a conoscerlo, anche perché…
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… anche perché la settimana dopo fece ancora meglio ad Amburgo, regalandosi una meravigliosa doppietta. La star del torneo era Roger Federer, ma lo svizzero cadde in semifinale contro Federico Delbonis ed ad approfittarne fu l’azzurro, a modo suo, salvando tre match-point nel tie-break del secondo set. 6-5 Delbonis, nulla da fare. 7-6 Delbonis, nulla da fare. 8-7 Delbonis, nulla da fare. Allora 10-8 Fognini, fuga immediata nel terzo e finale in ginocchio sulla terra dell’Hamburger Rothenbaum, per il primo titolo in un ATP 500. Subito dopo sarebbe arrivato in finale anche a Umag.
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Dopo la sconfitta nel doppio di sabato, che consegnò il 2-1 ai britannici, le chance dell’Italia di centrare la semifinale di Coppa Davis sembravano tramontate. Invece a tramontare, nella splendida cornice della rotonda Diaz sul lungomare di Napoli, fu il campione di Wimbledon Andy Murray, preso letteralmente a pallate da uno dei migliori Fognini mai visti. Con in tasca il best ranking (13), e reduce dal titolo a Vina del Mar, l’azzurro arrivava su ogni palla, colpiva vincenti da ogni angolo, e vinse 6-3 6-3 6-4, firmando il 2-2 e facendo letteralmente impazzire il pubblico, prima del definitivo 3-2 di Seppi.
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In quel febbraio del 2015 pensare che Fognini potesse battere Nadal sulla terra era una follia. Invece successe nella semifinale dell’ATP 500 di Rio De Janeiro, in condizioni di gioco durissime a causa dell'umidità. Fognini perse il primo set 6-1, dominò il secondo e confezionò il capolavoro chiudendo per 7-5 al 3°, con la chicca di un match-point incredibile. La sorte decise di dare una mano a Nadal, ma non bastò nemmeno un nastro che sarebbe stato vincente 99 volte su 100. Fabio partì col motorino, raggiunse la palla e spiazzò il maiorchino, regalandosi il suo successo più gustoso.
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L’avrebbe replicato un paio di mesi dopo all’ATP 500 di Barcellona, ma soprattutto al successivo Us Open, agli ottavi di finale, con una vittoria magnifica nella serata dell’Arthur Ashe. Alla vigilia si parlava di match possibile, ma una vittoria era diventata impensabile con Nadal avanti per due set a zero. Invece Fognini continuò a spingere coi piedi sulla riga di fondo, cancellò ogni sicurezza allo spagnolo col rovescio lungolinea e lo obbligò alla prima (e unica!) sconfitta in carriera da due set di vantaggio, chiudendo 3-6 4-6 6-4 6-3 6-4 dopo 3 ore e 46 minuti, col pubblico in estasi per un match di rara intensità.
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Il titolo del 2016 all’ATP 250 di Umag non sarà ricordato come una delle vittorie più importanti della carriera di Fognini, visto che trovò un tabellone di lusso e dominò senza alcuna difficoltà la finale contro lo slovacco Andrej Martin. Ma nella bacheca delle emozioni del ligure ha comunque un posto in prima finale, perché Fabio ha sempre avuto un feeling importante col Croatia Open, e anche perché l’ha sfruttato per tornare al successo nel Tour dopo oltre due anni, e mettersi alle spalle la lunga crisi di risultati che, anche a causa di nozze e infortuni, l’aveva allontanato dal tennis di vertice.
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La sensazione aleggiava nell’aria già dall’inizio degli Internazionali d’Italia 2017, e per una volta Fognini non ha deluso le aspettative. In un colpo solo ha cancellato la storica fobia del Centrale di Roma, ha steso il campione in carica (e numero uno del mondo) Andy Murray con uno splendido 6-2 6-4 e mandato letteralmente in visibilio il pubblico del Foro Italico, in una sessione serale che rimarrà a lungo nella memoria degli appassionati. Era dal successo di Volandri contro Federer nel 2007 che Roma non impazziva così per un giocatore italiano, e non poteva essere che Fognini a far rivivere certe emozioni.
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E pensare che, inizialmente, Fabio aveva scelto di prendersi una settimana di pausa. Ha cambiato idea, gli organizzatori dello Swiss Open di Gstaad hanno accolto la sua richiesta di wild card, e sulle Alpi svizzere il ligure ha colto il quinto titolo ATP in carriera, riconquistando un posto fra i primi 25 del mondo. Giocarsi un titolo contro Hanfmann è stato un regalone, ma la finale se l’è conquistata Fabio, vincendo un match splendido contro Bautista Agut. Fognini agguanta Barazzutti a quota 5 titoli ATP, sul podio all-time del tennis azzurro, dietro ai soli Panatta (10) e Bertolucci (6).

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