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E alla fine arrivò il giorno di Stefanos

Definitiva consacrazione per Stefanos Tsitsipas. Il greco batte Novak Djokovic con una partita perfetta, autorevole, in cui non ha mai dato l'impressione di soffrire l'avversario e lo scenario. Impressiona la facilità con cui muove il gioco con il dritto. Dedica il successo alla Grecia incendiata e adesso cerca la rivincita con Zverev.
E alla fine arrivò il giorno di Stefanos
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Riccardo Bisti
10 August 2018

“Mi sono allenato un mucchio di volte con Novak, sarà un match interessante”. Stefanos Tsitsipas aveva presentato così la sfida al campione di Wimbledon. Sperava, ma forse non immaginava, che sarebbe arrivata la prima grande vittoria della sua carriera. Aveva già battuto tre top-10, ma il 6-3 6-7 6-3 di Toronto è un successo spartiacque, il biglietto per accedere al tram dei big. Nel giorno in cui Denis Shapovalov inciampa contro Robin Haase, il greco diventa il teenager più in vista del circuito. Lo ha fatto da campione, mostrando una maturità inaspettata per i suoi 19 anni. Contro Djokovic ha mantenuto tutte le doti necessarie per vincere: calma, intelligenza e aggressività. “Dovrò fare il mio gioco ed essere paziente” aveva detto. È stato di parola, affidandosi a schemi semplici e due colpi già formati: dritto e servizio. Ma è il suo modo di stare in campo a sorprendere: Kyrgios mostrò irriverenza, Zverev la bramosia di apparire un predestinato, Shapovalov una carica agonistica esagerata. Lui non è mai sembrato frettoloso o preoccupato, non ha mai esagerato, non si è mai scomposto. Sentiva che sarebbe stato sufficiente per vincere. Contro uno dei migliori ribattitori di sempre, non ha mai perso il servizio e ha dovuto cancellare soltanto un paio di palle break. Tsitsipas ha mischiato aggressività e cervello, potenza e ragionamento. Teneva i piedi sulla riga, ma non si intestardiva. Quando c'era bisogno, faceva un passo indietro e prendeva in mano il gioco con il dritto. Un colpo con cui sa essere devastante: incrociato, lungolinea, a uscire, a rientrare... lo gioca con una naturalezza straordinaria. E sa quando è il caso di accompagnarlo a rete. Ha tirato ben 42 colpi vincenti, dieci in più di Djokovic, ma non ha mai dato la sensazione di esagerare. Si è visto nell'ultimo game: ok, ha commesso un doppio fallo sul 15-0, ma è stato l'ultimo punto di Djokovic. Il greco ha chiuso con due dritti vincenti, prima di prendersi l'abbraccio di Nole e dedicare il successo (via autografo sulla telecamera) alla sua amata Grecia, colpita dai gravi incendi di un paio di settimane fa.

E alla fine arrivò il giorno di Stefanos

ADESSO SFIDA DI NUOVO ZVEREV
In questi casi ci si domanda dove finiscano i meriti dell'underdog e dove nascano le colpe del favorito. Djokovic ha giocato discretamente, ma ha fatto un passo indietro rispetto a Wimbledon. In particolare, gli è mancato qualcosa nei colpi di inizio gioco: il servizio non aveva il ritmo necessario, e la risposta era troppo corta. Si prestava alle botte di Tsitsipas. “Sono orgoglioso per me, per il mio Paese. Ho portato la Grecia nella mappa del tennis – ha detto Stefanos – sono convinto di aver reso orgogliosa la mia famiglia e tutte le persone che hanno visto il match. Non ho mai avvertito così tante emozioni dopo una vittoria”. Un anno fa, di questi tempi, non aveva vinto neanche un match nel circuito ATP e perdeva in semifinale al Challenger di Portorose. Oggi è stabile tra i top-30 e quello di Toronto è il settimo quarto di finale della sua stagione. Nella Race to Milan, la classifica che spinge alle Next Gen Finals, si trova al secondo posto alle spalle di Zverev, che peraltro sfiderà nei quarti di finale. Sarà l'immediata rivincita della semifinale di sei giorni fa a Washington. Vinse Zverev, ma le cose possono cambiare in fretta. A volte basta poco, anche un singolo punto. Come la palla break che ha spinto Tsitsipas sul 2-0 nel terzo set, un rovescio lungolinea da urlo. “Stavo servendo bene, dunque quel break ha significato molto – dice Tsitsipas – alla fine mi ha dato la vittoria. È il più bel successo della mia carriera. Sapevo che Nole aveva qualche problema in alcune aree del suo gioco. Allora ho aspettato e l'ho preso come un bulldog, mettendo in atto il mio piano”. Delusione non eccessiva per Djokovic: dopo aver visto il baratro soltanto pochi mesi fa, perdere una partita dopo aver vinto Wimbledon non è certo un allarme. A Cincinnati tornerà competitivo. Il 9 agosto 2018, tuttavia, sarà ricordato come il gran giorno di Stefanos Tsitsipas.

MASTERS 1000 TORONTO – Terzo Turno
Stefanos Tsitsipas (GRE) b. Novak Djokovic (SRB) 6-3 6-7 6-3


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