Marco Caldara - 23 gennaio 2018

Pugno duro dell’ITF: che multa per Mischa!

Per mettere un freno alle partecipazioni Slam dettate solo dal desiderio di ritirare l'assegno, l'ITF aveva promesso multe salatissime per chi fosse sceso in campo senza essere nelle condizioni per farlo. Ne paga le conseguenze Mischa Zverev: ha gettato la spugna all'esordio dopo soli 48 minuti, e il referee non ha gradito. Sanzione di quasi 30.000 euro.

Questa volta la promessa dell’ITF non è caduta nel vuoto. Nell’introdurre la nuova regola sul prize money dei lucky loser, che nei tornei del Grande Slam permette ai giocatori che si ritirano a tabellone compilato di ricevere la metà del montepremi del primo turno, erano stati chiari: chi sgarra, paga. In coda alle novità veniva precisato che d’ora in poi chi si ritirerà dopo qualche game, o giocherà con problemi che non gli permetteranno di competere a livelli “professionali”, potrà ricevere una multa pari addirittura al prize money del primo turno. Sembrava un’ipotesi remota, visto che è complicato giudicare con precisione se un ritiro è dovuto o meno a problemi pregressi dimenticati a favore dell’assegno, e invece c’è subito chi ne ha fatto le spese. E anche molto care. Si tratta di Mischa Zverev, al quale il ritiro all’esordio è costato una sanzione di ben 45.000 dollari australiani, l’equivalente di circa 29.200 euro. L’Australian Open del più grande dei fratelli tedeschi è durato appena 48 minuti, sufficienti a Hyeon Chung per volare sul 6-2 4-1 nel loro duello di primo turno, prima che Zverev (che difendeva addirittura i quarti di finale dello scorso anno) gettasse la spugna per un problema di natura fisica. Un paio di giorni dopo è regolarmente sceso in campo in doppio con Paolo Lorenzi, perdendo rapidamente contro Kubot/Melo, ma la peggior notizia del suo torneo sarebbe arrivata più tardi.

IN CAMPO SOLO PER L’ASSEGNO?
Considerando che fra singolare e doppio di dollari australiani Zverev ne ha raccolti 69.250, gliene hanno sottratti il 65%, per una violazione catalogata alla voce “first round performance”. Nelle modifiche regolamentari si legge che le discriminanti a disposizione del referee del torneo per far scattare la sanzione sono: il fatto che il giocatore non abbia terminato la partita, che non abbia disputato alcun torneo nelle due o tre settimane precedenti o che si sia ritirato dal torneo disputato prima, che fosse in gara con il ranking protetto o che nel corso del match abbia ricevuto un warning per scarso impegno. Il caso di Zverev soddisfa solo il primo criterio, ovvero che non ha terminato l’incontro. Evidentemente, in base agli indizi a disposizione, hanno ritenuto che la sua scelta di scendere in campo sia stata dettata esclusivamente dal desiderio di accaparrarsi l’intero assegno, e non lasciarne metà al lucky loser che avrebbe preso il suo posto. Una scelta fatta invece da Yen-Hsun Lu e Filip Krajinovic, che rinunciando in extremis al torneo ha regalato l’esordio Slam a Matteo Berrettini.

COLPIRNE UNO PER EDUCARNE CENTO
Per gli standard dell’ITF quella comminata a Zverev è una multa salatissima. Basti pensare che a Fabio Fognini fattacci di New York ne sono costati 120.000: 24.000 di prize money non ritirato e altri 96.000 di sanzione, che però verranno dimezzati (quindi la metà potrebbe essergli restituita) se il ligure non dovesse commettere altre violazioni da qui allo Us Open 2019. Ipotizzando che andrà a finire così, per la sua “major offence” del codice di condotta Fognini pagherà in tutto 72.000 dollari, per un caso che ha fatto il giro del mondo, mettendo in cattiva luce il mondo del tennis e attirando una valanga di critiche contro il numero uno azzurro. Possibile che un ritiro durante un incontro, che indipendentemente dalle ragioni è un fatto molto meno grave, possa far scattare una sanzione di 45.000? Delle due l’una: o la mano è stata troppo clemente con Fognini oppure hanno esagerato con Zverev, al motto di “colpirne uno per educarne cento”. Ciò che è certo è che quello di Zverev è stato l’unico ritiro fra i 128 match di primo turno: un piccolo record che nell’ultimo decennio era successo soltanto tre volta, mentre non è mai capitato che di ritiro non ce ne sia stato nemmeno uno. Significa che la nuova regola ha dato i suoi frutti, e visto a cosa va incontro chi dimostra di non essere in grado di giocare è probabile che di ritiri “tattici” se ne vedano sempre meno. Per fortuna.

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