Due strumentisti come Berrettini e Cobolli hanno portato in dote la quarta insalatiera all’Italia

Foto di Felice Calabrò

Dice Daniel Pennac: “Ogni orchestrale suona il suo strumento, ciò che conta è farlo in armonia con gli altri”. Parole con le quali lo studioso d’oltralpe rende omaggio alle singole attitudini prestate al bene comune. E aggiunge: “Una buona orchestra non è un reggimento al passo ma piuttosto un insieme di solisti in cui anche il tin tin del piccolo triangolo o il bloing bloing del modesto scacciapensieri, diventano importanti al momento giusto contribuendo alla sintonia dell’esecuzione”. 

Una bella metafora per riaffermare, in chiave sportiva, la forza prorompente della Coppa Davis nel coniugare esigenze di squadra con quelle di uno sport amabilmente single come il tennis. 

E’ alla luce di questo connubio che la settimana bolognese appena alle spalle ha visto trionfare l’italtennis dei giorni nostri. Assenti i due primi violini per ragioni di stanchezza fisica e mentale, la via italiana verso la quarta insalatiera è passata per il talento di altri due strumentisti di valore come Berrettini e Cobolli destinati a fare andatura e trascinare tutti in un crescendo impetuoso degno del miglior Wagner. 

Quanto visto nel capoluogo emiliano è il volto di un tennis giocato per se stessi ma anche per gli altri. Un fluido magico in cui scorre orgoglio, tenacia e condivisione di un obiettivo da centrare. Il medesimo che deve aver attraversato l’americano Dwight Filley Davis, tennista e politico di razza nonché fondatore dell’omonima Coppa. Correva l’agosto del 1900 allorché, presso il Croquet and Tennis Club di Boston, il Dott. Davis dava vita al primo incontro a squadre di palla e racchetta contro i rappresentanti del Regno Unito. Vinsero gli States e per qualche anno ancora toccò alle due compagini duellare per un primato più goliardico che sportivo. Poi sarebbe toccato all’Australia fare man bassa della competizione e via via ad America, Gran Bretagna, Francia, Svezia e Spagna. Chi mai poteva ipotizzare che il  Vecchio Stivale ne avrebbe inanellate 4 di cui tre in rapida successione? Ebbene, questo è! E a occhio e croce, altre sono dietro l’angolo in attesa di allungare la striscia vincente di un Bel Paese divenuto, almeno in tema di tennis, potenza mondiale di prima grandezza.