A inizio anno, è alta la curiosità di ritrovare i campioni. Alla vigilia dell’Australian Open, godiamoci l’emozione dell’attesa e del ‘primo di mille passi’

foto di Ray Giubilo

Eccoci giunti di nuovo alle porte di un nuovo anno tennistico. Dopo esibizioni, battaglie tra i sessi, trovate di marketing varie, si torna finalmente a fare sul serio. E le domande sono le stesse con cui ci siamo lasciati qualche settimana fa: chi potrà essere (se mai ci sarà) il terzo incomodo tra Jan e Carlos? Oppure uno dei due potrà addirittura anche solo avvicinarsi al Grande Slam? E quale dei nostri tennisti e tenniste italiani, Volpe a parte, ci darà più soddisfazioni in questo 2026?

Il campo si incaricherà presto di fornirci qualche risposta, sotto la forma del nome dei vincitori degli Australian Open. Nel frattempo, di fronte a questo nuovo inizio, mi piace sostare proprio sulla bellezza del ri-cominciare, ancora una volta. Il biblista che è in me non può non andare spontaneamente all’inizio della vita di Abramo, l’uomo con cui nelle Scritture si ha la ripartenza decisiva. Quest’uomo ormai anziano si sente dire in ebraico, dalla voce della sua coscienza: “Lekh lekhà!”, ovvero “Cammina, va’ verso te stesso, va’ per te stesso!”. Invito a partire, al viaggio anche interiore, paragonabile al socratico “Conosci te stesso”. Abramo è davvero il padre di ogni essere umano che non smette di camminare, senza mai installarsi, “di inizio in inizio, attraverso inizi che non hanno mai fine”, come scriveva un pensatore cristiano del IV secolo.

Il famoso sapiente cinese Lao-tzu (VI-V sec. a.C.) annotava d’altra parte che “un viaggio di mille miglia deve cominciare con un solo passo”. Così come ogni match, anche il più lungo, prende sempre avvio con il primo 15. C’è davvero una bellezza aurorale, un’emozione così nuova e così antica nell’attendere ogni nuovo inizio, nel rimettersi ancora una volta in cammino. Tutto ciò pur sapendo che lungo la via le difficoltà non mancheranno, dunque ci sarà richiesto di intraprendere nuovi sentieri, cambiando i progetti iniziali, variando i piani di gioco. Allora forse impareremo un’altra lezione che la vita cerca sempre di insegnarci, a caro prezzo: può imparare ad andare di inizio in inizio solo chi si esercita anche ad andare di fine in fine, arte difficilissima e a prima vista meno affascinante. E anche su questo il nostro sport avrebbe tanto da insegnarci, ogni volta che sentiamo annunciare, in mezzo al clamore degli spalti: “Game, set and match”.

Ma su questo torneremo a suo tempo. Per il momento lasciamoci guidare dalla bellezza degli inizi, lasciamoci trasportare da questa magia dell’attesa del primo servizio: restiamo in questo stato mentale, assaporiamolo, senza guardare troppo avanti. Solo così potremo mettere con stile divinamente umano un passo dopo l’altro, un punto dopo il precedente…