La finale “mancata” a Cincinnati tra Sinner e Alcaraz ha portato Fabio Della Vida a una riflessione sulle attuali regole del gioco

foto Ray Giubilo

E’ stato un peccato non avere potuto vedere la finale tra Alcaraz e Sinner a Cincinnati. A questo proposito, c’è una regola che non capisco, e che odio, nel tennis ed è quella relativa al lucky loser. Perché, mi chiedo, è applicabile solo al primo turno?
Per un torneo, infatti, perdere uno o due match al primo turno non è un dramma, ma perdere una finale, sì.
Direte: Sinner è entrato in campo. E’ vero, ma ha poi dichiarato di averlo fatto «solo per il pubblico»: gli fosse capitato al primo o secondo turno, di certo avrebbe dato forfait. E allora perché non prevederlo sempre, il lucky loser, in tutti i turni?

Io lo farei attribuendogli il prize money, ma non i punti Atp, perché comunque ha perso una partita e gli spettano solo i punti che ha guadagnato.
Per coprire le spese basterebbe togliere qualcosa dal montepremi del doppio, dove ormai giocano, scusate se non uso giri di parole ma non amo il politicamente corretto, per la maggior parte ‘pensionati’ che svuotano gli stadi, invece di riempirli. In caso di infortunio avremmo così finali comunque con giocatori ‘sani’ e consentiremmo al torneo, agli spettatori che hanno pagato il biglietto, alle tv e ai telespettatori di godersi lo spettacolo.
Questa insomma è la mia proposta per l’«odiato» Lucky Loser: prevediamolo sempre, finale compresa, oppure aboliamolo.