Aurelie Tourte è tra i giudici di sedia più affermati, e a Univers Tennis ha raccontato la sua carriera e qualche aneddoto su come prepara i match che andrà poi ad arbitrare

In molti la conoscono per il controverso episodio che vide protagonista Jannik Sinner a Montecarlo 2024 – con una chiamata davvero folle – ma Aurelie Tourte è certamente tra i giudici di sedia più affermati del panorama tennistico. Nonostante con l’avvento della tecnologia il ruolo del giudice di sedia sia diventato molto meno centrale, sono tanti gli aspetti che non si conoscono di questa figura, e alcuni di questi li ha raccontati la stessa Tourte in un’intervista concessa a Univers Tennis. La giudice di sedia francese ha ripercorso la sua carriera, iniziata presso il Tennis Club de Plaisir di Yvelines. “Nel mio circolo c’erano diverse persone che facevano i giudici di linea a livello Challenger e mi hanno proposto di accompagnarli. A me piaceva molto poter stare tutti insieme, poter viaggiare. In quel contesto ho anche avuto l’opportunità di arbitrare qualche match. A quanto pare non ero così scarsa e sono stata incoraggiata a proseguire“.
Nel 2018 ha ottenuto il “Gold badge” – la massima certificazione che si può ottenere per un arbitro – e l’anno successivo ha iniziato a lavorare per il circuito ATP. E proprio in quegli anni la Tourte ricorda uno dei momenti più difficile della sua carriera. “Una volta finii di arbitrare un match a squadre piangendo. Finita la partita dissi ‘Mai più’“. Da lì a qualche anno si è tolta la soddisfazione di diventare nel 2022 la prima donna ad arbitrare una finale delle ATP Finals. “È stato un momento particolare: è sempre stato uno stimolo per me e per l’ATP aprire le porte alle donne affinché arbitrassero gli uomini e nel corso degli anni ne abbiamo viste sempre di più”.
L’ultima parte dell’intervista è invece dedicata agli aspetti più pratici del suo lavoro, che sono sempre poco conosciuti “La sera prima ricevo le designazioni dei match – spiega la Tourte parlando della sua routine – Solitamente ne facciamo due al giorno e poi man mano che il torneo avanza e gli incontri diminuiscono uno solo. Ma può capitare di farne anche tre: non c’è un numero massimo. Bisogna essere in loco almeno un’ora prima del match, mentre quando ho finito la mia ultima partita posso andare via”. Infine, un consiglio per chi vuole intraprendere questo mestiere. “Credere nei propri sogni: la maggior parte di coloro che iniziano sono degli appassionati di tennis e l’arbitro ha il miglior posto in campo. L’arbitraggio fa vivere emozioni uniche, ma è anche una grande scuola di vita”.

