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Madre e tennista: si può fare? E come?

Ora è ufficiale: Serena Williams è incinta. Dovesse tornare, potrebbe chiedere un parere a diverse colleghe che ci sono riuscite con profitto. In attesa del ritorno della Azarenka, l'ultima a farlo è stata Maria Josè Sanchez Martinez, tornata (solo in doppio) dopo due anni di assenza. La testimonianza della spagnola.
Madre e tennista: si può fare? E come?
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Riccardo Bisti
20 aprile 2017

Il giallo del post cancellato è durato poche ore: in una mail inviata ad AP, la portavoce di Serena Williams (Kelly Bush Novak) ha confermato che l'americana è incinta. “Sono lieta di confermare che Serena aspetta un bambino per il prossimo autunno”. In attesa di dichiarazioni ufficiali, sta per partire l'orda di supposizioni su quello che sarà: Serena compirà 36 anni a settembre e ci vorrà tempo per recuperare, eventualmente, la forma migliore. Dovesse decidere di tornare, avrebbe una serie di colleghe a cui chiedere consigli. Senza dubbio Kim Clijsters, poi Victoria Azarenka (che tornerà in estate), ma anche un'altra giocatrice, peraltro protagonista nell'imminente weekend di Fed Cup: Maria José Sanchez Martinez. Nel maggio 2010, la spagnola era entrata tra le top-20 WTA sia in singolare che in doppio. Dato importante: non molte tenniste riescono a rendere in entrambe le specialità. Vincitrice del Masters di doppio nel 2009 insieme a Nuria Llagostera Vives, si era ritirata nel 2013 (a 31 anni di età) perché divenne madre. Tuttavia, non ha mai pensato di appendere la racchetta al chiodo. E' tornata nel 2015 e oggi, a 35 anni, è a ridosso delle top-30 in doppio. Un eventuale ritorno di Serena sarebbe più impegnativo e con ben altre aspettative, ma la Martinez Sanchez potrebbe darle qualche consiglio su come conciliare la vita di madre con quella di tennista. “Ho deciso di tornare perché mi ero ritirata con l'amaro in bocca: stavo male, ero infortunata – racconta la Martinez Sanchez – mi sono dovuta operare e non mi piaceva lasciare il tennis in quel modo. Adesso mi piacerebbe chiudere alla grande: mia figlia ha tre anni e a settembre inizierà ad andare a scuola. La mia idea è giocare nel 2017 e anche l'anno prossimo: cercheremo di organizzarci nel miglior modo possibile. Obiettivi? Vincere uno Slam e qualificarmi per le WTA Finals di doppio”. Ecco le opinioni della murciana, che tra qualche mese potrebbero tornare molto utili a Serena Williams.

Madre e tennista: si può fare? E come?

IL CAMBIAMENTO
“E' una rivoluzione, in tutti i sensi. Cambiano le priorità perché non pensi più tanto a te stessa, ma dipendi da qualcuno. Inoltre cambia tutto in ambito professionale. Io non ho ripreso a giocare fino a quando mia figlia ha compiuto 10 mesi, però il tempo va organizzato diversamente: allenamenti, preparazione...”

I VIAGGI
“Ho potuto continuare a viaggiare grazie all'aiuto di mio marito. Possiamo dire che la tata sia lui: ha dovuto lasciare il lavoro quando io ho ripreso a giocare. Quando sono a casa ho il tempo di prepararmi, però non mi alleno più come prima. Viaggiare senza di lei è molto diverso: in Australia sono stata un mese da sola ed è stata dura. Ci sono fasi della stagione in cui riusciamo a portare la bimba, poi ci sono alcuni tornei in cui l'hotel è vicino alla sede del torneo ed è tutto più semplice. In Australia abbiamo preferito evitare perché c'erano troppe cose da considerare: il jet lag, tre tornei, il recupero una volta tornati a casa. Per fortuna, mia figlia regge bene il fuso orario: può dormire anche 12 ore di fila, su questo siamo molto fortunati".

LA QUOTIDIANITA'
“Provo a organizzarmi: ad esempio, mi alleno presto al mattino. Loro rimangono in camera e quando ho terminato resto con lei mentre mio marito stacca un po', andando in palestra. Quando gioco le partite, proviamo a organizzarci affinché dorma durante il match. Però adesso, a quasi 3 anni, inizia a capire come comportarsi quando si trova a bordo campo. Si rende conto di quello che succede: a fine partita, mi chiede se ho vinto. Quando le dico di sì, diventa pazza di gioia. E' molto intelligente, osserva tutto ed è attenta ai dettagli. Sta già iniziando a pronunciare qualche parola in inglese”.

IL FUTURO
“La racchetta è in casa nostra sin da quando è nata. Adesso inizia a tirare qualche palla. Sarei contenta se imparasse a giocare...ma se vorrà dedicarsi alla carriera, sarà una decisione sua. Avrebbe tutto il mio appoggio, ma non le metterò pressione. Io non le dico nulla, quando tiriamo due palle è perché me lo chiede lei. Mi piacerebbe diventare sua allenatrice, ma di sicuro potremmo litigare perché abbiamo entrambe un carattere molto forte”.

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