AZZURRI A CACCIA DELLO SLAM

Sono quindici i giocatori italiani che saranno impegnati a Melbourne nelle qualificazioni dell'Australian Open. Con quali chance? Perché superare questo ostacolo è tutt'altro che semplice. In passato, nelle loro carriera ci sono riusciti nel 13% delle occasioni
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  • 1/15 Lorenzo Sonego, 23 anni, numero 108 ATP, record Slam: 2 vittorie e 3 sconfitte.
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    Lorenzo Cazzaniga
    19 dicembre 2018

    Lorenzo Sonego, Paolo Lorenzi, Stefano Travaglia, Simone Bolelli, Gianluigi Quinzi, Salvatore Caruso, Alessandro Giannessi, Filippo Baldi, Luca Vanni, Andrea Arnaboldi, Stefano Napolitano, Matteo Donati, Federico Gaio, Lorenzo Giustino e Gian Marco Moroni. Sono ben quindici i giocatori azzurri che a Melbourne, a partire da mercoledì 9 gennaio, inseguiranno l’obiettivo main draw nel primo Slam stagionale, l'Australian Open. Un record assoluto, con l’Italia che è il Paese più rappresentato nelle qualies, seguita da Francia e Germania con dieci giocatori, la Spagna con sette e l’Australia con cinque. Certo, sarebbe stato meglio ottenere questo record nel tabellone principale ma comunque è un segnale positivo. Anche perché comunque avere cinque giocatori in main draw (Fabio Fognini, Marco Cecchinato, Andreas Seppi, Matteo Berrettini e Tomas Fabbiano) è comunque un buon risultato, considerando il cut-off (la classifica dell’ultimo giocatore direttamente ammesso) è 101.

    Ma con quali ambizioni i quindici azzurri si presenteranno a Melbourne Park? Molto differenti, per età, esperienza, obiettivi e potenzialità. L’obiettivo è di portarne tre (Sonego, Travaglia Bolelli), forse quattro (Baldi), nel tabellone principale. Perché superare le qualificazioni è impresa tutt’altro che semplice: dei quindici azzurri impegnati a Melbourne, uno è alla sua prima esperienza (Baldi), gli altri quattordici in carriera hanno provato 125 volte a qualificarsi riuscendoci 16 volte (13%). In altre otto occasioni, sono stati poi ripescati come lucky loser.

    Lorenzo Sonego, 23 anni, numero 108 ATP, record Slam: 2 vittorie e 3 sconfitte. Considerando che a 13 anni navigava tra la terza e la quarta categoria, è un mezzo miracolo che sia arrivato al tennis pro (grazie al lavoro svolto con coach Gipo Arbino). Gioca un tennis divertente, basato su servizio, dritto, variazioni e tanta intensità. Deve migliorare il rovescio («Deve diventare più solido e pesante. E poi il back è scadente» ha tagliato corto Arbino) e metter su un po’ di muscoli. L’anno scorso si qualificò a Melbourne battendo Bernard Tomic de poi nel main draw anche Robin Haase, prima di arrendersi a Richard Gasquet (che poi avrebbe battuto sulla terra di Budapest). È stato fortunato a essere ripescato sia a Wimbkledon sia allo US Open, dove ha battuto Gilles Muller. Sperava di entrare direttamente in tabellone, perché a inizio ottobre ha toccato il suo best ranking al numero 86. Una rincorsa forse esagerata (ha giocato tanti challenger su superfici diverse) che non si è concretizzata (a meno di una serie di infortuni: è fuori di sei posizioni dal tabellone principale). Tuttavia, comincia ad avere sufficiente esperienza per affrontare le quali con i favori del pronostico. Rientrare nella top 100 e in qualche main draw ATP è fondamentale per accelerare la crescita.

    Paolo Lorenzi, 37 anni, numero 110 ATP, record Slam: 12 vittorie e 30 sconfitte. Un esempio di dedizione. Un brutto infortunio e gli anni che passano, abbinati a un tennis fatto di corsa e solidità, più che di talento, sembravano averlo esiliato lontano dagli Slam. Invece, quasi riesce a rientrare direttamente in tabellone. Conoscendo la sua professionalità, avrà svolto una preparazione invernale attenta ma, soprattutto sul cemento, le incognite sono tante. Rivederlo in un tabellone principale Slam sarebbe un bell’esempio per tutti, ma non sarà semplice.

    Stefano Travaglia, 26 anni, numero 134 ATP, record Slam: 1 vittoria e 4 sconfitte. Dopo il grave incidente (una caduta dalle scale contro il vetro di una finestra che gli ha procurato lesioni dal polso al gomito, dai muscoli ai tendini) del 2011, è un mezzo miracolo sia arrivato a certi livelli (numero 108 lo scorso aprile). Tuttavia, per le punte di rendimento che esprime, è altrettanto sorprendente non sia ancora entrato nella top 100. L’anno scorso ha superato le quali a Wimbledon e US Open, perdendo sempre al primo turno. Da qualche mese si allena col team di coach Simone Vagnozzi e chissà che l’esempio di quanto accaduto l’anno scorso con Marco Cecchinato non possa rappresentare il giusto stimolo per fare un salto di qualità.

    Simone Bolelli, 33 anni, numero 146 ATP, record Slam: 25 vittorie e 32 sconfitte. Per talento, dovrebbe stare in ben altre posizioni di classifica (è un delitto che il suo best ranking sia fermo a quel numero 36 raggiunto nel 2009 sotto le cure di coach Pistolesi). Frenato dagli infortuni, sta cercando di riconquistare uno status più consono alle sue qualità. Chiaramente ha tutte le chance di superare le quali, però c’è sempre il dubbio se mentalmente è disposto al sacrificio di dover passare dalla porta di servizio. Un esempio è lo scorso Roland Garros: racimolò due giochi contro Santiago Giraldo all’ultimo turno delle qualificazioni, poi fu ripescato e giocò uno splendido match contro Rafa Nadal. Questione di motivazioni. E a Melbourne non è mai andato oltre il secondo turno.

    Gianluigi Quinzi, 22 anni, numero 147 ATP, record Slam: nessuna partecipazione. Tutti lo ricordano trionfare a Wimbledon juniores nel 2013, ma a livello pro non ha ancora vinto una partita nei Major, nemmeno nelle qualificazioni, dove ha perso gli unici due incontri giocatori (a Wimbledon nel 2017 e a Roland Garros nel 2018, rispettivamente da Christian Garin e Pedro Martinez). Quando lo incontrai al challenger di Budapest nel febbraio del 2017, mi disse che se entro un paio d’anni fosse rimasto a quel livello, avrebbe smesso. Ha sicuramente fatto passi avanti nel ranking, ma in carriera ha giocato solo cinque match del circuito maggiore. A livello Challenger regge il ritmo, ora deve passare a uno step successivo. Non sarà facile perché tecnicamente è migliorato ma senza fare veri passi da gigante. Però il tennis pro è anche questione di esperienza ed è il momento che cominci a farla, partendo dalle quali Slam.

    Salvatore Caruso, 26 anni, numero 163 ATP, record Slam: 0 vittorie e 1 sconfitta. Ha giocato nove volte un torneo di qualificazione Slam, è sopravvissuto solo una volta, proprio in Australia, lo scorso gennaio, quando poi perse al primo turno per 6-3 al quinto set contro Malek Jaziri. Non è più un ragazzino e certi limiti sono evidenti: superare le quali vuol dire aver vinto il suo Slam, così come provare a dare la caccia ai top 100, traguardo (complicato) che varrebbe una carriera.

    Alessandro Giannessi, 28 anni, numero 166 ATP, record Slam: 1 vittoria e 2 sconfitte. Terraiolo puro, paradossalmente l’unica vittoria Slam è arrivata sul cemento dello US Open, 6-0 al quinto contro Denis Kudla, prima di cedere a Stan Wawrinka. Difficile possa ripetere l’exploit in Australia, dove ha cercato cinque la qualificazione senza mai arrivare al turno decisivo.

    Filippo Baldi, 33 anni, numero 146 ATP, record Slam: nessuna partecipazione. La novità assoluta, a livello Slam. Dopo una brillante carriera junior, ha faticato nel mondo pro, fino allo scorso maggio, quando ha superato le qualificazioni nel Masters 1000 di Roma, battendo giocatori tosti come Marton Fucsovics e Guillermo Garcia-Lopez, prima di cedere in tre set a Nikoloz Basilashvili. Da quel momento, ha giocato bene nei tornei Challenger, fino a raggiungere l’obiettivo stagionale: esordire nelle qualificazioni di uno Slam. Gioca un bel tennis, non troppo potente ma molto vario, guidato da un coach intelligente come Francesco Aldi e con tanta ambizione. E l’entusiasmo dovrebbe avere la meglio sull’inesperienza. Può e deve puntare a qualificarsi.

    Luca Vanni, 33 anni, numero 162 ATP, record Slam: 0 vittorie e 3 sconfitte. A parte lo US Open, si è qualificato in tutti gli Slam (a Wimbledon come lucky loser), l’ultima volta proprio a Melbourne, nel 2017. Dopo l’exploit al torneo AT di Sao Paulo, quando partì dalle qualificazioni e arrivò in finale, ha sempre navigato tra la 100esima posizione ATP (miglior ranking, raggiunto l’11 maggio 2015) e la 200esima. Fisicamente paga l’età e una 94 chili da portarsi appresso, distribuiti su quasi due metri: superare le quali sarà un’impresa.

    Andrea Arnaboldi, 30 anni, numero 181 ATP, record Slam: 1 vittoria e 2 sconfitte. Ha provato 19 volte le qualificazioni Slam, le ha superate in due occasioni, sempre a Roland Garros, nel 2014 e nel 2015, quando vinse anche una maratona al primo turno contro James Duckworth, prima di cedere a Marin Cilic. Mancino, gioca un tennis divertente ma molto leggero che gli ha sempre impedito di uscire dal pantano dei tornei Challenger. Il best ranking è fermo al numero 153 raggiunto nel 2015: il primo obiettivo sarebbe tornare almeno su quei livelli.

    Stefano Napolitano, 23 anni, numero 208 ATP, record Slam: 1 vittoria e 1 sconfitta. Gli anni passano e i progressi non sono così evidenti, anche se il processo di maturazione non è uguale per tutti. Ragazzo sveglio, intelligente, con un tennis un po’ monocorde: chissà se gli allenamenti al Piatti Tennis Centre con l’amico Borna Coric gli consentiranno di alzare il suo livello. L’anno scorso ha provato (giustamente9 una programmazione abbastanza ambiziosa, ora ricomincia dalle quali Slam che ha superato solo a Roland Garros 2017, quando poi vinse in main draw contro Mischa Zverev. Ci si aspetta uno squillo importante.

    Matteo Donati, 23 anni, numero 215 ATP, record Slam: nessuna partecipazione. Nella sua categoria di età, sembrava l’azzurro più dotato. Invece, causa infortuni e (pare) un’indole non troppo devota al sacrificio, non è mai esploso, restando confinato a quel match di secondo turno giocato al Foro Italico nel 2015 contro Tomas Berdych, dopo aver battuto Santiago Giraldo. Ha provato nove volte le qualificazioni Slam, senza mai superarle. E non ci sono segnali che questa possa essere la volta buona.

    Federico Gaio, 26 anni, numero 227 ATP, record Slam: 0 vittorie e 1 sconfitta. Ragazzo molto intelligente, con un tennis piacevole che non è mai riuscito ad assemblare totalmente. Da junior ha vinto tanto, da pro, pochissimo. Al nono tentativo ha superato le qualificazioni Slam all’ultimo US Open, battendo Marco Trungelliti e lottando con David Goffin al primo turno. Avvertirà buone sensazioni nel rigiocare le quali Slam: passarle nuovamente sarebbe una mezza impresa.

    Lorenzo Giustino, 27 anni, numero 193 ATP, record Slam: nessuna partecipazione. Sotto la guida di coach Gianluca Carbone, le ambizioni sono cresciute. L’obiettivo è la top 100, anche se può apparire un traguardo ancora molto lontano. Negli Slam non si è mai qualificato in 11 tentativi, fallendo al turno decisivo negli ultimi due US Open: che sia la volta buona?

    Gian Marco Moroni, 20 anni, numero 216 ATP, record Slam: nessuna partecipazione. Il più giovane della truppa, con una sola esperienza nelle qualificazioni Slam, allo scorso US Open, quando perse all’esordio contro Marcelo Arevalo. Per adesso, anche a livello Challenger, ha dimostrato di essere competitivo sulla terra rossa, molto meno sul rapido. Però è tutta esperienza che deve accumulare. Curiosi di veder ei progressi dopo la preparazione invernale.


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