Un Sinner soddisfatto si gode il quinto successo a livello Slam, e in conferenza stampa si lascia andare anche a qualche confessione sui reali

WIMBLEDON – “Godersi questo momento. Staccare una settimana. Non pensare al tennis. Vivere una vita normale”. Non sembra neppure Jannik Sinner, dopo la seconda vittoria consecutiva a Wimbledon che gli ha dato “tanta felicità”? Beh, non proprio. Un attimo prima, con parole che appartengono di più alla sua personalità, aveva detto “Il lavoro non smette mai”.
Alla fine della finale contro Alexander Zverev si era buttato a terra sull’erba del Centre Court, una rara manifestazione di emozioni, lui che è sempre così controllato, anche dopo i trionfi più grandi. Ma subito dopo era stato capace di scherzare, davanti a Kate, principessa di Galles, patronessa dell’All England Club, che gli ha consegnato il trofeo. “Ho visto mia mamma che ha lasciato la tribuna un paio di volte”. Mamma Siglinde, famosa per non reggere la tensione, a differenza del figlio.
L’analisi della partita verrà dopo, in conferenza stampa. “Abbiamo cominciato tutti e due molto forte, a livello altissimo. Il primo set è girato su 2-3 punti. E anche nel secondo c’è stato un game in cui sono andato 0-30. Recuperare un break con uno che serve come Sasha sarebbe stato molto difficile. Avrei potuto trovarmi sotto di due set. Poi il tie break del secondo set è andato nella direzione giusta. Ho cominciato a leggere meglio il suo servizio. E dopo è stata ancora una questione di dettagli”. All’inizio c’era caldo e vento. “La risposta dalla parte del Royal Box era difficile”. Poi il sole è sceso ed è calato anche il vento e inizialmente “era complicato vedere bene la palla, ma bisogna adattarsi alle condizioni”. Il numero 1 del mondo minimizza l’impatto dello scivolone di Zverev sul 3-3 del terzo set, quando è sembrato che il tedesco potesse essersi procurato qualche danno al ginocchio destro (Sinner stesso è andato di là dalla rete ad aiutarlo a rialzarsi). “Mi sembra che si muovesse bene anche dopo. Ma dovete chiedere a lui”. Del resto, per il suo rivale di oggi “c’è molto rispetto, ha appena vinto uno Slam, è oggi numero 2 del mondo, ti spinge al limite. C’è lui, speriamo torni presto Carlos Alcaraz, c’è ancora Novak Djokovic, ci sono i più giovani che emergono”. Per Sinner, gli esami non finiscono mai e di sicuro non sembra che abbia intenzione di mollare la presa.
Non c’è dubbio che questo Slam abbia un significato particolare, venendo dopo il crollo fisico del Roland Garros. “Ho cercato – spiega Sinner – di tornare competitivo subito. Questo ha richiesto un sacco di lavoro. Ma non sarebbe stato un fallimento perdere una finale di un torneo dello Slam”.
Sinner ha una parola anche per la famiglia reale, Kate e il principe William, schierato in prima fila nel Royal Box con i figli George e Charlotte. “Non so mai bene dove sia la linea oltre la quale non ci si può spingere nella conversazione con i reali. Ma quel che è sicuro è che apprezzano il tennis, sono stati quattro ore, anche sotto il sole, a seguire la partita e sono veramente interessati nel nostro sport. Si vede che ne capiscono (Kate è ben nota per la sua passione per il tennis e sono rimaste impresse nella memoria le immagini di qualche anno fa degli scambi con Roger Federer ndc). Anche i bambini giocano”.
E con questo Jannik va a prepararsi per il ballo dei Campioni (un altro momento che lo mette un po’ in imbarazzo). I programmi possono attendere: se giocare sia Montreal sia Cincinnati per continuare a inseguire la meta di tutti i 9 Masters 1000 in un anno. “I Mille sono tornei importantissimi – dice – ma è presto adesso per parlarne”. Dalla faccia, sembra però che abbia voglia soprattutto di quella settimana senza tennis.

