In conferenza stampa si presentano Simone Vagnozzi e Darren Cahill, coach di Jannik Sinner

Foto di Ray Giubilo

LONDRA – Dice Cahilli: «Lavorando con Sinner, quello che mi rende più orgoglioso è il modo in cui riesce a reagire ai momenti difficili. Durante questi anni di lavoro insieme ci sono state sconfitte dure, come quella arrivata dopo i match point avuti al Roland Garros un anno fa. Però Jannik non rimugina troppo a lungo, il giorno dopo una sconfitta ci telefona, ci chiede quando possiamo tornare in campo, quale programma abbiamo in mente per lui. Pensando anche a quello che è successo a Parigi, dico quindi che vincere qui a Wimbledon è stato davvero speciale». «E confermarsi in un torneo così, è sicuramente più difficile che conquistarlo per la prima volta…», aggiunge Vagnozzi. Come tradizione vuole, i due allenatori del numero 1 del mondo hanno parlato dopo il nuovo trionfo. «E’ stato un anno difficile – continua il tecnico australiano – cominciato in Australia, dove secondo me Jannik ha giocato alla grande, ha perso semplicemente da un giocatore, un certo Djokovic, che quel giorno ha giocato meglio. Dopo Parigi abbiamo fatto alcuni cambiamenti nella preparazione in previsione dei giorni più caldi, senza sapere nemmeno se è stato davvero il caldo a incidere maggiormente. Siamo arrivati a Wimbledon dodici giorni prima dell’inizio del torneo, senza incontri ufficiali sull’erba alle spalle, sapendo quindi che i primi incontri sarebbero potuti essere davvero duri. Sinner ha cominciato vincendo in rimonta al quinto set poi è migliorato giorno dopo giorno. Per sua fortuna, Jannik ha una attitudine al lavoro che gli garantisce una lunga e vittoriosa carriera. Si, questa vittoria è davvero particolare».
Contro Zverev, la risposta al servizio è stata l’arma più del nostro campione. «Conoscevamo bene la potenza di Sascha su questo colpo, Jannik è stato bravo a cambiare più volte posizione in campo sulla risposta, costringendo l’avversario a pensare. Anche per questo sono arrivati i due break, che hanno deciso il match. A questi livelli, le partite sull’erba si decidono su pochi punti».
Programmi futuri non ne sono stati fatti, sia a breve («Montreal? Cincinnati? Non ne abbiamo ancora parlato», dice Vagnozzi) che a lunga scadenza («Non ho ancora deciso il mio futuro, lavorerò con Sinner e Vagnozzi fino alla fine del 2026 poi vedremo…», la replica di Cahill. Mentre Simone ha puntualizzato, «se Darren dovesse lasciarci, cercheremo sicuramente un sostituto»). Una cosa però è certa, il lavoro per i due non mancherà. «Siamo molto felici di vedere come Jannik a migliorato il suo gioco – sostiene Vagnozzi – rispetto a cinque anni fa è diventato un altro giocatore, tecnicamente e tatticamente. Però c’è ancora qualcosa da fare, per esempio contro Zverev non ha fatto serve & volley, ci sono stati alcuni scambi dove avrebbe potuto scendere sotto rete, In sintesi, il nostro progetto è di renderlo più aggressivo», «e di fare meno smorzate mentre serve per il match», chiosa ridendo Cahill. «Cosa succederà nei prossimi giorni? Jannik vuole riposarsi e festeggiare. Noi allenatori dobbiamo essere bravi a capire che i ragazzi cambiano. Jannik non è più il ventiduenne che pensava solamente al tennis: quando finisce un torneo vuole avere del tempo per sé, per la fidanzata, la famiglia e gli amici – chiude Vagnozzi – prima parlavamo al 99% di tennis, mentre ora le cose stanno iniziando a cambiare. Dobbiamo essere bravi a non stressarlo troppo, perché dovrà avere una carriera lunga».