Il torneo di Wimbledon continua ad andare avanti e vediamo alcuni importanti cambiamenti rispetto al passato.

Nessuno sa che ne sarebbe stato del salto in alto se, spalle all’asticella, l’americano Dick Fosbury non si fosse librato a ritroso oltre un meraviglioso 2,24. Quel che sappiamo è che la scelta valse all’atleta di Portland l’oro olimpico a Mexico 68 e che l’indomani lo strano gesto sarebbe capeggiato sulle prime pagine di tutti i giornali sportivi. Era nato un nuovo automatismo e le ragioni del successo risiedevano nell’ uso più basso del baricentro rispetto alla versione ventrale.
Lo sport competitivo prolifica di situazioni analoghe e quanto più profonda è la trasformazione di un’idea tanto più essa va curata nei minimi dettagli. Il tennis moderno è in questa fase e step by step ha cambiato e consolidato l’uso di automatismo in parte prevedibili e comunque difficili da contrastare. Cosìcché se dal campo numero uno di Wimbledon, Sinner e Struff emanavano ieri immagini di servizi esterni seguiti da contropiedi destabilizzanti, dal Centre Court ,Djokovic e Aliassime tracciavano incisive geometrie di gioco utili a guadagnare un’agevole volée in controtempo. E se in ambo i match la smorzata l’avrebbe fatta da padrone, tra Djokovic e Aliassime è stata la diagonale di rovescio a tenere banco e a premiare, quando si quando no, chi dei due si fosse inoltrato a dipanare la matassa.
Insomma, benché se ne dica, la moderna tattica del tennis è in fase di grande mutazione e anche dalla montagna di punti giocati giornalmente sui fili d’erba dell’All England Lawn Tennis Club di Londra, sembra uscire una visione più variegata di questo sport, una ventata di potenza mista a continuità bella da guardare e sicuramente più completa dell’antico Serve& Volley.

