Da Berrettini a Hurkacz, passando per Machac: una serie di giocatori non teste di serie che possono essere protagonisti

Trentadue teste di serie non garantiscono primi turni facili. In uno Slam (e quello australiano, il primo della stagione, non può certo fare eccezione), le sorprese sono sempre possibili. Stanotte è in programma il sorteggio, tra giovani arrembanti e veterani a caccia di scalpi prestigiosi, ecco dieci mine vaganti che – esclusi dalle teste di serie – è meglio evitare, almeno nei primi giorni del torneo.
MACHAC (numero 35 ATP) – E’ il primo escluso delle teste di serie, un avversario coriaceo che negli ultimi due anni ha raggiunto a Melbourne il terzo turno. Il suo è una tennis ricco di alti e bassi, meglio però stargli alla larga, almeno all’inizio.
MICHELSEN (37) – Il bombardiere americano, classe 2004, si esalta sul cemento e quest’anno si è già fatto notare a Brisbane dove è arrivato in semifinale battendo Tien e Korda. Un anno fa, poi, a Melbourne si è spinto fino al quarto turno battendo Tsitsipas e Khachanov.
SONEGO (40) – A Hong Kong non è sembrato in grande forma (ha perso al secondo turno da Shang) ma gli Open d’Australia sono lo Slam dove il buon Lorenzo ha vinto più partite, e soprattutto dove un anno fa centrò i quarti di finale battendo Wawrinka, Fonseca, Marozsan e Tien prima di perdere in quattro set contro Shelton. Chissà che non ritrovi i colpi di cui è capace…
BERGS (43) – Zizou ha fatto parlare di sé alla United Cup, dove ha battuto Auger Aliassime, Mensik e Wawrinka, e punta a farsi largo finalmente a Melbourne, dove ha perso finora tre partite su tre. Gran lottatore (Cobolli ne sa qualcosa…) può dare fastidio anche a giocatori più titolati.
DIMITROV (45) – Si può considerare pericoloso un (ex) campione che si è ritirato in partita negli ultimi cinque Slam affrontati (un anno fa, a Melbourne, gli è successo con Passaro)? Probabilmente no, ma Grigor, che dall’infortunio negli ottavi di Wimbledon – in vantaggio su Sinner per 6-3 7-5 2-2 – ha giocato solo tre partite, merita una chance. Melbourne, poi, è il torneo che gli ha portato più fortuna, compresa la semifinale del 2017, persa contro Nadal per 6-4 al quinto set.
HURKACZ (53) – Non giocava da giugno, eppure nella United Cup ha battuto Zverev, Griekspoor, Fritz e Wawrink (ha perso solo da De Minaur) spingendo la Polonia verso il successo, cosa che gli ha fruttato un balzo in avanti di trenta posti in classifica. A Melbourne – dove nel 2024 ha raggiunto i quarti mentre un anno fa ha perso al secondo turno – può essere un cliente scomodissimo.
BERRETTINI (56) – Sembra una vita fa, ma solo nel 2022 Matteo si spingeva – primo italiano a riuscirci – fino alle semifinali australiane, battendo tra gli altri un diciottenne Alcaraz (7-6 al quinto set) prima di perdere in quattro da Nadal. Poi è successo quello che sappiamo tutti e Berrettini cerca ancora quella scintilla che solo un torneo importante può dargli. Nel 2025 battè Norrie e si arrese a Rune, quest’anno – ha evitato tornei ufficiali e nella esibizione del Kooyong ha travolto Tien – saremo in tanti a fare il tifo per lui. Se è in buone condizioni, può dare fastidio a molti colleghi.
MPETSHI PERRICARD (63) – Un bombardiere sul cemento può fare paura, ma il ragazzo di Lione – 23 anni a luglio – non ha ancora capito come far fruttare al meglio il suo talento nei grandi tornei. In Australia ha giocato una volta sola, perdendo un anno fa un lunghissimo derby contro Monfils, nel 2026 ha debuttato battendo Tommy Paul, chissà che non si faccia notare a Melbourne.
VUKIC (87) – E un australiano, non lo consideriamo? Noi scegliamo questo giovane di Sydney, che è solo il quinto del suo paese nel ranking ma che un anno fa raggiunse il terzo turno a Melbourne vincendo due battaglie in cinque set contro Dzumhur e Korda – prima di perdere da Draper 7-6 al quinto – e che ha iniziato l’anno battendo Tsitsipas (e Vavassori).
WAWRINKA (139) – Nella United Cup (una sola vittoria in cinque incontri, contro Rinderknech) ha lottato ogni partita regalando sprazzi del suo magico rovescio. Nel suo ventesimo e ultimo Open d’Australia – che ha vinto nel 2014 ma dove non passa un turno da cinque anni – proverà a dare ancora battaglia. E nei primi turni del torneo, quando la fatica dei suoi 40 anni abbondanti non si sarà fatta ancora sentire, potrebbe esser meglio girargli alla larga.

