Le prime due della classe si sono viste decurtare oltre 500 punti a testa, nonostante siano lontane dalle competizioni da due settimane. Il motivo? Le regole WTA sui tornei obbligatori

Foto di Ray Giubilo

Il lunedì come di consueto è giornata di aggiornamento per il ranking ATP e WTA, un momento sempre particolarmente interessante per vedere come cambiano le gerarchie al termine dei tornei della settimana precedente. Gli aggiornamenti però possono derivare anche da alcuni aspetti che, nel complesso, regolano e determinano la classifica generale. Nello specifico, è il caso dell’aggiornamento del ranking WTA di questa mattina: Aryna Sabalenka (9.870 punti) e Iga Swiatek (8.195) hanno perso rispettivamente 520 e 508 punti, pur non avendo disputato tornei nelle ultime settimane. Il motivo? Una penalità per non aver rispettato uno dei punti previsti dal regolamento WTA, che dal 2024 obbliga le giocatrici a disputare oltre i tornei dello Slam e i ‘1000’ anche sei tornei WTA 500. E proprio su questo ultimo punto le prime due giocatrici della classe sono manchevoli, avendo disputato in stagione 3 WTA 500 a testa.

L’attenzione su questo tema è stata posta su X da Dominik Senkowski, che riporta nel dettaglio quali sono le penalità inflitte alle due giocatrici. Alla numero uno del mondo sono stati sottratti i 120 punti di Dubai e i 400 derivanti dalle WTA Finals, mentre Swiatek si è vista decurtare i 108 punti di Stoccarda e anche per lei i 400 punti della competizione a Riyad. Anche nel circuito ATP, come riportato in auge da Taylor Fritz recentemente, ci sono dei tornei obbligatori da disputare, e anche in questo caso il mancato rispetto delle regole porta a una decurtazione dei punti e il mancato accesso ai vari Bonus Pool. Da qui le tante polemiche relative al calendario troppo denso – con Swiatek spesso in prima fila nel cercare di cambiare lo stato delle cose – che prevede nel caso della WTA un minimo di 19 tornei da disputare all’interno della stagione.

Difficile cercare di trovare un punto fermo in un dibattito che ha tanti elementi da considerare: tecnici, fisici, sportivi e – non da ultimo – economici. Giocare meno probabilmente vorrebbe dire minor guadagno, e anche su questo aspetto i giocatori e le giocatrici non sembrano essere troppo propensi a voler cedere il passo. La sola certezza è, ovviamente, la libertà di scelta: il regolamento c’è, è chiaro, e chiunque decida di non rispettarlo è ben consapevole delle conseguenze. Qualcosa potrà cambiare in futuro? Difficile dirlo, ma la tendenza non sembra essere positiva in questo senso.