Nel sempre vivo dibattito sul calendario sempre più fitto, e sulle possibilità dei giocatori di scegliere, non bisogna perdere di vista quelle che sono le regole ufficiali dell’ATP al riguardo

Foto di Ray Giubilo

Il terribile infortunio patito da Holger Rune nella semifinale dell’ATP 250 di Stoccolma ha acceso nuovamente il dibattito intorno al tema del calendario, che a detta dei giocatori è sempre più fitto e impegnativo. Di contro, c’è chi ‘accusa’ i giocatori di poter scegliere a quali tornei partecipare e di essere liberi di saltare quei tornei che non si incastrano in maniera ottimale con la loro programmazione. Due fazioni contrapposte, ma chi ha ragione? Nell’analisi di questa complicata vicenda, si può partire dalle parole di Taylor Fritz, che tramite il suo profilo X ha voluto lanciare un tema che vale la pena di approfondire.

Ma di quale quota parla Fritz all’interno di questo commento? Per capirlo è necessario prendere il ‘Rulebook 2025′ dell’ATP, più precisamente al punto 1.07 intitolato “Commitment, Membership Obligations and Bonus Pool“. In maniera piuttosto inequivocabile, il regolamento dell’ATP specifica che per tutti i giocatori “Commitment” – ovvero coloro che chiudono la stagione nella top 30 del ranking ATP – è necessario giocare cinque tornei ATP 500, di cui necessariamente uno dopo lo US Open. Fino allo scorso anno il numero di tornei obbligatori per la categoria era quattro, è quindi stato aumentato di uno. Nella stessa sezione è anche specificato che nel novero dei cinque tornei può essere incluso il Masters 1000 di Montecarlo. Guardando alla stagione di Fritz, non avendo disputato il torneo nel Principato, è stato ‘costretto’ a disputare tutti i tornei che ha giocato per non incorrere in sanzioni.

Ma anche qui, di quali sanzioni si sta parlando? Come forse è noto, ma vale la pena ribadirlo, il ranking ATP viene calcolato e si compone dei 19 migliori risultati della stagione. Di questi, devono comparire obbligatoriamente – per tutti i giocatori che ne hanno diritto – i 4 tornei del Grande Slam, gli 8 Masters 1000 obbligatori (Montecarlo escluso) e i 7 migliori risultati tra United Cup, ATP 250 e ATP 500. Lì dove un giocatore che sia dichiarato ‘elegibile’ per disputare uno di questi tornei, e decida di non parteciparvi per le ragioni più disparate, incappa in uno ‘0’ che va a sommarsi ai risultati della stagione. Ci sono poi altre regole che riguardano la sostituzione dei risultati maturati negli ATP 250 e 500 a favore dei tre peggiori risultati nei ‘1000’, che però non si approfondisce per non complicare ulteriormente il quadro. Quindi una prima risposta che si può dare alla domanda in apertura è: Si, i giocatori possono scegliere dove giocare, ma i ‘paletti’ imposti dall’ATP limita fortemente la loro libertà.

A questo quadro già piuttosto articolato, è necessario aggiungere il tema legato ai Bonus Pool, che sono previsti per gli ATP 500 e i Masters 1000. Partendo dal primo, ogni anno l’ATP mette a disposizione un bonus extra pari a 3 milioni di dollari, che viene distribuito in proporzione ai sei giocatori che hanno ottenuto i migliori risultati nella categoria degli ATP 500. Come è facile immaginare, ci sono però delle condizioni da rispettare, e la prima e più importante è che un giocatore, che ne ha diritto in base alla classifica, deve partecipare a cinque tornei ATP 500 per poter accedere al Bonus Pool. Questi cinque tornei non possono essere però disputati quando si vuole, ma ci sono tre ‘swing’ da tenere in considerazione:

  • Swing 1, almeno due tornei tra Rotterdam, Rio, Doha, Dallas, Dubai, Acapulco, Barcellona e Monaco
  • Swing 2, almeno un evento tra Amburgo, Londra (Queen’s), Halle, Washington
  • Swing 3, almeno uno tra Pechino, Tokyo, Vienna e Basilea

L’ATP specifica che verrà applicata una riduzione del 25% per ogni torneo, tra i cinque obbligatori, che non viene disputato, a patto che un giocatore abbia la classifica utile per potervi partecipare.

Il Bonus Pool relativo ai Masters 1000 segue regole simili, con il bonus di 21 milioni di dollari che viene diviso – sempre in proporzione ai risultati – ai trenta giocatori che hanno ottenuto i migliori risultati nella categoria. Per potervi accedere, però, è necessario partecipare ad almeno 4 Masters 1000, con una riduzione che va dal 25% al 75% se vengono saltati da uno fino a tre eventi. È il caso di Jannik Sinner in questa stagione, che a causa della sospensione forzata non ha potuto partecipare a diversi tornei ‘1000’, e ha quindi superato la soglia minima di partecipazione.

In conclusione, sono molteplici gli aspetti che i giocatori presenti al vertice del ranking ATP devono considerare per far quadrare i conti, non solamente dal punto di vista economico ma anche sul piano degli obblighi. Tornando al commento di Fritz con il quale si è aperta questa lunga analisi, vale la pena di chiedersi se l’ATP dovrebbe iniziare a ripensare questo sistema, soprattutto se sull’altro piatto della bilancia ci sono ‘soldi facili’ promessi dalle esibizioni e meno obblighi. Il rischio, guardando al lungo periodo, è che si vada a perdere la natura stessa del nostro sport.