Tutta la soddisfazione del tennista romano, dopo la vittoria in quattro set su Arthur Fils al secondo turno di Wimbledon

Foto di Ray Giubilo

LONDRA – «Quanto mi sento lontano dalle sensazioni del miglior Berrettini? Non ricordo nemmeno com’erano, quelle sensazioni… (e ride, ndc). Però sono davvero contento della partita di oggi, secondo me vale un Berrettini da Top Ten». Dopo quella su Wawrinka, ecco la vittoria su Fils, numero 24 del mondo, un’altra prestazione davvero eccellente, con 16 ace all’attivo e un solo break subito. «Mi sento bene, come potete vedere ho un grande sorriso sulla faccia – continua il trentenne campione, che nella classifica live è risalito al 41° posto del ranking – il lavoro che ho fatto prima e dopo Parigi sta pagando. Sono orgoglioso del livello di gioco e della mia intensità. C’è meno prepotenza e più intelligenza nel mio tennis attuale? Forse sì, il mio resta un gioco violento, basato su servizio e dritto, però certe variazioni, certi cambi di ritmo possono essere chiavi importanti in un match». Quanta differenza rispetto ad un anno fa, quando dopo aver perso da Majchrzak al primo turno, disse in conferenza stampa indicando la testa, “forse qui dentro c’è qualcosa di rotto”. «E’ stato un momento durissimo – ricorda Berrettini – uscendo da Wimbledon ho detto al mio staff, “forse è l’ultima partita che gioco”. Sentivo di scendere in campo perché era un obbligo, non un piacere, non sorridevo più. Per un mese non ho toccato racchetta, poi ho ricominciato, con Jannik a Monte Carlo. Però ho dovuto cambiare il mio punto di vista sul tennis, decidere che il risultato contava meno del piacere di giocare, del divertimento. Non è stato un processo facile, ma adesso riesco a godermi il momento, a non sentirmi obbligato a vincere. Prima ero convinto che per giocare uno Slam servisse essere al 100%, adesso so accontentarmi anche del 75. E soprattutto gioco perché amo farlo, amo il tennis». Cosa che gli appassionati comprendono, visto l’affetto che circonda il nostro Matteo sui campi di tutto il mondo. «Io mi considero un romantico, e mi piace pensare di essere un giocatore in grado di regalare emozioni, uno a cui ci si può affezionare a prescindere dalle vittorie, dai risultati. Vivo il tennis in maniera totale, dando tutto me stesso, e credo che questo si capisca».