Un Djokovic mesto in conferenza stampa ammette la superiorità di Jannik nella semifinale odierna, e sul futuro non si pronuncia

WIMBLEDON – Rassegnato. Riflessivo. Novak Djokovic si è presentato alla stampa, come spesso fa dopo le sconfitte, pochi minuti dopo essere uscito dal Centre Court dove Jannik Sinner l’ho battuto con un 6-4 periodico, e la prima parola che ha detto è stata: “Una batosta”. E subito dopo ha risposto a chi gli chiedeva se l’anno prossimo, a 40 anni, sarà di ritorno a Wimbledon: “Mi piacerebbe. Ma vedremo”.
“Ero sempre un mezzo passo in ritardo – ha ammesso il campione serbo, all’inizio insolitamente laconico – Lui era di un livello o due sopra al mio. Non c’era molto di più che potessi fare in campo”. Il risultato non è stato molto diverso dall’anno scorso, quando pure Sinner si era imposto in tre set in semifinale, ma allora, ricorda Nole, “mi ero infortunato nei quarti e non avevo grandi aspettative. Stavolta fisicamente stavo bene. Solo che lui è stato un giocatore molto migliore di me, bisogna concederglielo. Congratulazioni”. E più tardi ha aggiunto: “Ho perso dal miglior giocatore del mondo”.
Secondo Djokovic, dare il massimo non è bastato. “Ovviamente sono deluso – osserva – ma non sono deluso con me stesso”.
Il colpo di Sinner che lo ha messo più in difficoltà è stato il servizio. Il campione di 24 Slam ha raggiunto per la prima volta i 40 (e poi la prima e unica palla break dell’incontro) sulla battuta del sudtirolese nel quarto gioco del terzo set, dopo quasi due ore di partita, quando probabilmente la semifinale era già decisa, avendo Sinner strappato il servizio nel primo gioco del set. Quel game il numero 1 del mondo l’ha chiuso con una sequenza ace-servizio vincente-ace. “E’ molto difficile leggere il suo servizio – è l’analisi di Djokovic – che nell’ultimo paio d’anni è diventato una grande arma. È impossibile attaccarlo, puoi solo ribatterlo. È imprevedibile, ha una grande varietà, usa bene la sua altezza. La seconda palla spesso arriva profonda. Raramente fa doppio fallo. E poi lo segue con colpi molto efficaci. E così anche sulla risposta. Il che significa che inizi sempre lo scambio in svantaggio”.
Il suo bilancio di Wimbledon è positivo anche perché è riuscito a mantenersi integro fisicamente e “ho dimostrato a me stesso e agli altri che posso ancora giocare ad alto livello. Il mio A-game, il mio massimo, però, è comparso solo a tratti. E contro Sinner non ho mai avuto il tempo di riprendermi”. Il problema di Djokovic sono in un certo senso i suoi trionfi passati. “L’anno scorso negli Slam ho fatto 4 semifinali, quest’anno una finale e una semifinale. Per il 99% dei tennisti questo sarebbe un risultato eccellente. Ma per me non è abbastanza”.
Sul suo futuro, il campione serbo è evasivo. “Riesco a spingere i più giovani al limite. E mi godo ancora l’eccitazione della competizione. Quel che forse non mi godo sono tutte le settimane di duro lavoro fra un torneo e l’altro. Ma mi piace questa vita. Il tennis mi ha dato tutto quello che ho nella vita e mi ha fatto diventare quello che sono. C’è sempre il punto interrogativo su quanto in là uno si voglia spingere, ma nessuno mi obbliga a giocare. Posso ancora farlo a livello di Top5, Top10”. Come dice lui stesso, è abbastanza per uno come Novak Djokovic? A Wimbledon, nello Slam che secondo molti aveva le maggiori probabilità di vincere, ha fatto un altro passo verso il tempo delle decisioni.

