Alcuni spiacevoli episodi capitati quest’anno hanno indotto i vertici del circuito maschile ad intervenire con misure ad hoc per tutelare la salute dei giocatori

Già diverso tempo fa, l’ATP aveva promesso che sarebbe intervenuto con misure ad hoc per regolare lo svolgimento dei match in condizioni di caldo estremo. Nel corso della stagione da poco conclusa, alcuni tornei sono stati pesantemente condizionati dalla temperature elevate e dall’umidità estrema danneggiando lo spettacolo (e mettendo a repentaglio anche la salute dei giocatori). I due riferimenti più lampanti sono ai Masters 1000 di Cincinnati e Shanghai, caratterizzati da numerosi ritiri a causa delle condizioni brutali. Non è un caso che il nostro Jannik Sinner abbia accusato un malessere alla vigilia della finale contro Carlos Alcaraz in Ohio e si sia dovuto ritirare per crampi in Cina.

Il circuito WTA e i tornei del Grande Slam avevano già varato una ‘heat policy‘ ed era il momento che anche il tour maschile si adeguasse. In primo luogo, l’ATP ha stabilito che – se la temperatura dovesse superare i 32.2 gradi per un lasso di tempo superiore a 15 minuti – la partita verrà interrotta sui campi all’aperto (ma sarà possibile completare game o tiebreak). Inoltre, i giocatori avranno la possibilità di recarsi negli spogliatoi per 10 minuti alla fine del secondo set, così da potersi cambiare gli indumenti, farsi una doccia e assumere liquidi. In caso di temperatura superiore ai 32 gradi, è stata anche imposta la chiusura del tetto (se lo stadio ne ha uno) e potrà essere terminato indoor un match iniziato all’aperto.

Negli ultimi tempi, le lamentele dei giocatori sono diventate sempre più frequenti riguardo all’eccessiva lunghezza del calendario ATP e alle durissime condizioni in cui spesso si trovano a competere. Per questo motivo, i vertici dell’ATP sono stati costretti a prendere provvedimenti funzionali sia a tutelare la salute degli atleti che a garantire uno spettacolo degno agli spettatori paganti.