L’aplomb di Elena Rybakina dopo la vittoria all’Australian Open non è passato inosservato. Le considerazioni di chi la conosce sin dai tornei juniores

foto Paul Zimmer

Mi ha fatto un enorme piacere vedere la Rybakina vincere in Australia, non solo perché mi è sempre piaciuta come giocatrice ma soprattutto perché è diversa dalla gran parte delle sue avversarie.
Un mio amico, Antonio Zanolini, mi ha ispirato questo articolo facendomi notare che Elena non urla mai, non esagera mai, e ha una grazia e un aplomb da altri tempi. E’ vero, ha ragione, è proprio così.
Oggi la stragrande maggioranza delle giocatrici urla, strilla, piange, lei no, non lo ha mai fatto. A me piaceva Elena fin da junior: tra l’altro, apro una parentesi, faccio il tifo per lei perché ha vinto i due tornei italiani più importanti, Roma e il Bonfiglio da juniores.
Già a Milano fece vedere queste doti: vinse un torneo durissimo da outsider, mi pare fosse 60 del mondo junior, rischiò di perdere al primo turno dove si salvò al tie break decisivo, poi batté in finale la Swiatek recuperando un match già perso.
Gran lottatrice ma mai un gesto fuori posto, mai un urlo, uno scatto, una racchetta sbattuta. Solo tanta voglia di vincere e tanta grazia dentro e fuori dal campo, cosa rara per una juniores.

Ho fatto di tutto per convincere la mia compagnia a “firmarla”, ma avevamo un obiettivo più importante e purtroppo non se ne fece nulla.
Ho comunque continuato a seguirla da appassionato e queste caratteristiche le sono rimaste.
Mi ricorda Ashleigh Barty, che onestamente era più forte di lei, tennisticamente parlando, ma pur essendo fisicamente diverse (Ashleigh è piccolina, Elena 185 cm) avevano lo stesso aplomb, la stessa regalità sul campo: grandi lottatrici pur senza gesti esagerati, ed erano loro stesse, non copiavano nessuno.
A me personalmente piacciono i giocatori che sono loro stessi, nel bene e nel male. Penso a McEnroe o Nastase o allo stesso Panatta, che andò in tribuna a menarsi con uno che lo offendeva: preferisco loro ai falsetti, a quelli che scimmiottano i campioni, che imitano i “vamos” di Nadal o le urla di Serena Williams.

Oggi si cercano i “like” ed è difficile essere se stessi, ma chi copia o imita non è mai l’originale, non arriverà mai ai livelli dell’altro.
Elena, pur non essendo un fenomeno ma “ solo” un’ottima giocatrice e una seria professionista, ha vinto due slam ed è costantemente tra le prime del mondo. A vederla spesso dà l’idea di essere una regina, ha una dignità tutta sua nella buona e cattiva sorte.
Una grande dote è saper perdere, e due anni fa lei perse a Parigi dalla nostra Jasmine Paolini una brutta partita. Non me ne voglia Jasmine, che giocò la sua partita, ma Elena la buttò via, eppure fece un’intervista a caldo da grande sportiva, non con frasi fatte ma con un gran sorriso – chissà cosa aveva dentro. Le regine rimangono tali nel bene e nel male.

Dopo Melbourne persino il Corriere della sera si è chiesto, in un articolo di non so quale giornalista, come abbia potuto rimanere così calma dopo la finale, senza urla o scene. Semplice: Elena è stata semplicemente se stessa: un’ottima giocatrice, una gran bella ragazza, con una classe innata e un cervello doc. Una che se ne frega di stupire ma che alla fine stupisce proprio per questo.