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Manolo Jorquera e la bicicletta maledetta

Il Daily Mail lo ha scovato perché è stato il giocatore di più bassa classifica ad aver mai sconfitto Novak Djokovic. Ma la carriera di Manolito poteva prendere ben altre strade se a 14 anni non avesse avuto un maledetto incidente in bicicletta. Ora, da maestro, aiuta giovani speranze cinesi.
Manolo Jorquera e la bicicletta maledetta
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Marco Caldara
25 maggio 2017

Il Daily Mail l'ha schiaffato addirittura in apertura della sezione tennis nella sua versione online, alla vigilia di un avvenimento storico per il tennis britannico: la finale di Wimbledon 2013 fra Andy Murray e Novak Djokovic. Il match che poche ore dopo avrebbe sancito la vittoria del brit e aperto la festa che in Oltremanica aspettavano dai tempi di Fred Perry, quello della corona d’alloro sulle polo. Più che un pezzo era un monito: «Andy, ascolta i consigli di Manuel». Sì, Manuel Jorquera, italo-argentino classe 1978, mai andato oltre il numero 305 della classifica ATP. Impazziti? No, e nemmeno un caposervizio tornato troppo tardi dal pub. Il motivo della curiosa scelta l’hanno scritto nel titolo: «The lowest ranked player ever to beat Djokovic», il giocatore dalla peggior classifica ad aver mai battuto il campione serbo. Per trovare ciò che cercavano hanno messo mano al sito ATP e spulciato tutta l'activity di Nole, scovando quel match nel giugno del 2003, quando la Serbia faceva ancora il paio col Montenegro. Torneo Futures di Belgrado, terra battuta, primo turno: da una parte l’azzurro, numero 796 del mondo, dall’altra un sedicenne senza classifica, ma già tanto interessante da meritare una wild card e riempire le tribune. Poco importa se a quel tempo Novak non era ancora Djokovic, Jorquera l’ha battuto, 4-6 7-6 6-2 salvando un paio di match-point nel tie-break del secondo set, vinto 9 punti a 7. E non l’ha affatto dimenticato, anche perché il giorno seguente ha replicato in doppio. «Era seguito fuori dal campo da Niki Pilic – racconta Manuel – e me lo ricordo come un ragazzo senza alcun timore, che lottava su ogni palla con una grinta fuori dal comune. Niente scuse: lottava, correva, dava il 110%. Si vedeva che aveva un gran futuro, anche se non avrei mai immaginato potesse diventare un campione simile. Mi è capitato lo stesso con Federer: ci ho giocato un paio di volte quando aveva 16 anni, e non mi aveva impressionato. Invece è diventato una leggenda». Eppure, solo la settimana dopo il match con Jorquera, e sugli stessi campi, Novak sarebbe diventato il terzo più giovane di sempre a vincere un torneo Futures. L’anno seguente i due si sono ritrovati di fronte al turno finale delle qualificazioni dell’ATP di Umago, e Jorquera ha rischiato il bis. È volato 7-5 4-1, poi i crampi gli hanno fatto un brutto scherzo, regalando a Djokovic la sua prima esperienza in un torneo del Tour maggiore.

L'INFORTUNIO IN BICI
Da quei momenti, la sua carriera è stata un crescendo fino ai giorni nostri, mentre quella dell’italo-argentino non è mai decollata, anche a causa di un brutto episodio di una decina d’anni prima, quando era una delle più grandi speranze del tennis tricolore. Arrivato a Roma nel 1989 per disputare un torneo, impressionò i presenti a tal punto che la Maxima lo mise subito sotto contratto, da Le Pleiadi di Moncalieri gli offrirono una proposta impossibile da rifiutare e, una volta presa la nazionalità grazie ai nonni italiani, Adriano Panatta lo convocò al Centro Tecnico di Riano. Ma proprio durante un raduno con la FIT, nel 1992 a Cesenatico, la sua crescita è stata bruscamente interrotta da un incidente in bicicletta, che gli è costato la rottura del polso destro. Inizialmente sottovalutato, il problema l’ha obbligato a un calvario lungo oltre tre anni, i più importanti della sua formazione, e la carriera sognata fin da bambino gli si è sbriciolata in mano. «Ero considerato fra i migliori al mondo, e di colpo mi sono trovato a essere l’ultimo della fila, situazione che mi ha causato un danno sia psicologico sia economico: c’erano contratti di sponsorizzazione, progetti e offerte importanti. Tutte sfuggite. Ma ormai è acqua passata: inutile avere rimpianti». Anche se non è diventato un campione, Jorquera è riuscito comunque a costruirsi una carriera più che dignitosa, dribblando vari infortuni e vivendo la sua annata migliore nel 2007, con due titoli Futures, una finale Challenger e il best ranking a un soffio dai primi 300 del mondo. Ha detto basta nel 2011, ma il tennis è rimasto nella sua vita. Per un periodo ha lavorato come maestro a Este (provincia di Padova), poi ha trascorso due anni a Guangzhou, in Cina, per dirigere un progetto governativo per lo sviluppo del tennis giovanile. «Un’esperienza personale e professionale molto interessante, che continua tutt’ora». Anche se è rientrato in Italia e vive a Grosseto, infatti, continua ad allenare i due migliori giocatori cinesi della categoria under 16, col sogno di forgiare il primo campione di quel Paese. E prendersi da coach quelle soddisfazioni che la cattiva sorte gli ha negato da giocatore.
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LA SCHEDA
Manuel Jorquera è nato a Bahía Blanca, in Argentina, il 12 giugno 1978. Naturalizzato italiano nel 1989, grazie alla cittadinanza dei nonni, è stato campione italiano under 12 e under 14, ma un incidente in bicicletta a 14 anni ne ha rovinato l’ascesa. La sua miglior stagione è stata il 2007: ha vinto due tornei Futures, raggiunto la finale al Challenger di Samarcanda (Uzbekistan) e toccato il proprio best ranking, alla posizione numero 305 del ranking ATP. Padre di tre figli maschi, ha abbandonato l’attività internazionale nel 2011, e dopo un’esperienzada maestro a Este (Padova) ha lavorato per due anni in Cina, dirigendo un progetto governativo per lo sviluppo del tennis giovanile. Rientrato in Italia, vive a Grosseto e continua ad allenare un paio di speranze cinesi.

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