MAGNUS NORMAN E L’IMPORTANZA DEL MAESTRO DI BASE

Ha vinto Slam con Stan Wawrinka ed è stato eletto dall’ATP quale Coach of the Year nel 2016. Ma a lui piace sottolineare i meriti dei maestri che hanno il compito di sviluppare la tecnica dei ragazzini
MAGNUS NORMAN E L’IMPORTANZA DEL MAESTRO DI BASE
Magnus Norman
9 dicembre 2018

Subito dopo il match point vincente di Wawrinka a Roland Garros 2015, è iniziato un circo mediatico complicato da controllare. Chiunque voleva un pezzo di quello che era appena accaduto. Chiunque voleva un pezzo di Stan, e anche ascoltare il mio pensiero come suo coach. C'erano giornalisti, fotografi, la famiglia, gli amici e gli addetti ai lavori che volevano congratularsi. Una sensazione incredibile, ma dopo due settimane di intenso lavoro sei davvero esausto mentalmente e così fui felice soprattutto di avere l'occasione di trascorrere qualche minuto da solo con Stan, in hotel. Perché sono quei momenti che condividi con il giocatore che alleni, dopo aver conquistato un titolo così speciale, quelli che si custodiscono per tutta la vita.

Su quella finale si è chiaramente scritto molto: Stan ha disputato uno dei migliori match della sua carriera e in particolare il terzo set è stato il migliore che gli abbia mai visto giocare. Riuscire a farlo in una finale, contro un fuoriclasse come Novak Djokovic, è stato davvero impressionante. Ma Stan possiede qualcosa che non è semplice da insegnare: è un campione e ha la mentalità da campione, quando è al top della condizione e in piena fiducia. Molti ex giocatori, allenatori e giocatori sono venuti a complimentarsi con me per la vittoria e chiaramente fa piacere vedere il proprio lavoro riconosciuto da altri professionisti del settore. Il team di Novak ha dato merito a Stan e anche Roger ha chiamato. E so quanto tutto questo abbia significato per Stan. Mats Wilander scrisse un articolo sull'Équipe in cui sosteneva che io fossi il miglior allenatore del mondo. È stato incredibile leggere una frase del genere, un riconoscimento così significativo da parte di una persona competente come lui.

Tuttavia, non posso davvero accettarlo.

Quando un giocatore diventa un top player, molto del merito dovrebbe essere assegnato agli allenatori che lo hanno seguito quando era giovane, quelli che hanno creato le basi, quando i riflettori della celebrità erano lontani anni luce. Gli allenatori che si sono sacrificati ogni mattina presto, la sera tardi e nei week-end. Sempre al lavoro. Non posso accettare di prendere il merito per tutto questo. Gli allenatori che dovrebbero avere buona parte del merito dopo un successo del genere sono quelli che hanno accompagnato il giocatore nel suo sviluppo. Ho fatto un buon lavoro con Wawrinka? Sì, sono molto orgoglioso di quello che abbiamo conquistato, ma non sarebbe stato possibile senza il lavoro che era già stato fatto. Il mio è solo la prosecuzione di tutto ciò.

Sono co-proprietario della Good to Great Tennis Academy di Stoccolma dove ci concentriamo proprio sullo sviluppo dei giocatori tra i 12 e i 19-20 anni. So bene quanto lavoro e sforzo sia necessario per produrre buoni giocatori, con solidi fondamentali, sin dalla tenera età. Facciamo l'esempio di Elias Ymer: ho contribuito alla sua carriera sin da quando aveva 12 anni. Oggi ne ha 22 ed è vicino ai top 100 ATP. Insieme abbiamo fatto un bellissimo percorso e ho speso tante ore con lui senza nemmeno essere pagato. L'ho fatto prima di tutto perché mi piace come persona e mi piace la sua famiglia. Forse Elias sarebbe arrivato fin qui anche se non ci fossi stato io. Ma forse no. Tre anni fa ha deciso di spostarsi in un'accademia a Barcellona, poi è stato allenato da Fredrik Rosengren e ora è allenato da Robin Soderling: un giorno, vedergli alzare un trofeo importante sarebbe fantastico. Ma se dovesse farcela, spero di cuore che Elias e il suo allenatore diano il giusto credito al lavoro svolto quando nessuno lo guardava.

Magnus Norman, 42 anni, nel 1998 ha vinto la Coppa Davis in finale contro l'Italia. Nel 2000 si è aggiudicato il torneo di Roma ed è arrivato in finale a Roland Garros, raggiungendo la sua miglior classifica di sempre: numero 2 ATP. Da coach ha allenato Thomas Johansson, Robin Soderling e Stan Wawrinka. Ha fondato la Good to Great Tennis Academy e nel 2016 è stato votato dai suoi colleghi Coach of the Year.


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