Riccardo Bisti - 04 aprile 2016

Kitzbuhel e un sogno chiamato ATP 500

Un paio di colpi di fortuna hanno ridato vita a un torneo che nel 2009 aveva perso la licenza: l'aiuto del colosso Octagon e l'arrivo di Dominic Thiem. Lui ci sarà anche nel 2016 (nonostante le Olimpiadi) e il torneo è in salute: che sia giunto il momento di crescere?  

Novak Djokovic ha vinto il Miami Open senza cedere un set. L'unico a metterlo davvero alla frusta è stato Dominic Thiem, autore di una splendida partita ma incapace di sfruttare 14 palle break su 15. Per lui è un dato preoccupante, ma a 22 anni c'è tempo per migliorare. Nel frattempo gli austriaci se lo coccolano: hanno capito di avere un potenziale top-10, forse qualcosa di più. La grande sfida di Thiem sarà alzare l'asticella: il suo punto di riferimento non deve essere Jurgen Melzer (ultimo austriaco ad azzannare i primi dieci), ma il leggendario Thomas Muster, vincitore del Roland Garros 1995 e numero uno del mondo. Al ritorno in Austria dopo la maxi trasferta americana, foriera anche dei titoli a Buenos Aires e Acapulco, ha partecipato alla conferenza di presentazione del Generali Open di Kitzbuhel, dove nel 2014 ha colto la sua prima finale ATP. Nonostante l'infelice collocazione in calendario, poco prima delle Olimpiadi di Rio de Janeiro, Thiem ci sarà. “Ho deciso così per una serie di fattori – ha detto – il tour è pieno di tornei lontani da casa, dove non ti trovi a tuo agio. A Kitzbuhel mi sento a casa e ho grandi ricordi. Si crea un'atmosfera che non trovo da nessun'altra parte. Tutto sommato è stata una decisione facile, anche se si potrebbero fare scelte diverse dal punto di vista sportivo”. Il bello di Kitzbuhel è che da torneo morto (ed era morto per davvero!) adesso è di nuovo in crescita grazie a una serie di fattori. E secondo Thiem potrebbe addirittura ambire a diventare un ATP 500. “Dipenderà da un paio di cose. Nel 2019 il calendario cambierà e forse il torneo potrebbe crescere. Le strutture ci sono, spero che il campo di partecipazione possa migliorare”. Ma com'è stata possibile la rinascita di un torneo che nel 2009 aveva perso la licenza ATP e si era ridotto a organizzare un challenger (anno 2010, vinto dal nostro Andreas Seppi)?.


LA TELEFONATA DI OCTAGON

Nelle ultime edizioni prima della perdita della licenza, lo avevano spostato da luglio-agosto a maggio, subito prima del Roland Garros. Andò malissimo, tanto che gli organizzatori furono costretti a coprire con un telone il secondo anello del campo centrale perché era sempre vuoto. Persi sponsor e perso il torneo, il presidente del Kitzbuheler Tennisklubs (KTC) Herbert Gunther si è impegnato per non perdere del tutto il tennis, così organizzò un torneo challenger. Nell'autunno 2010, Kitzbuhel sembrava sull'orlo di un burrone. “Il challenger era andato male sul piano economico. Eravamo delusi e scoraggiati”. Poi, il miracolo. Dal niente è arrivata una telefonata. Prefisso 001, Stati Uniti. Di là c'era Phil de Picciotto in persona. Il presidente di Octagon, una delle più importanti società di management. “Ho una buona notizia per voi”. Ha offerto la licenza ATP persa l'anno prima, ma c'era da battere la concorrenza di Sochi. I russi erano in grado di pagarla per cinque anni, mentre Kitzbuhel non sapeva come saldare l'eventuale fattura per il 2011. Ma poi l'ATP ha scelto di premiare la tradizione di un torneo nato addirittura nel 1956. Gunther non ha rivelato il costo del canone, ma il supporto economico è arrivato da Octagon. Gli americani hanno pagato tutto, in cambio di una percentuale sugli utili. Contratto di cinque anni, opzione per altri cinque. Quella del 2016 sarà la prima edizione del nuovo quinquennio.


I FASTI DEL PASSATO

Adesso Kitzbuhel sta bene. Ha ritrovato lo storico sponsor Generali e guarda in alto. Le somme non spaventano Gunther, abituato a gestire cifre enormi con la sua professione di architetto e agente immobiliare. E allora si punta in alto, a riprendersi uno status che tanti anni fa era già transitato dalle parti della Streif. Già, perché prima della riforma delle categorie dei tornei, Il Generali Open era un International Series Gold, grossomodo l'equivalente di un ATP 500. Nel 2002, il montepremi aveva toccato il milione di dollari. L'Austria ha già il suo ATP 500, poiché Vienna aveva scippato lo status all'agonizzante torneo di Valencia (che infatti è morto e sarà sostituito da Anversa), ma non è un deterrente per Kitzbuhel. “Noi siamo pronti alla crescita, però le licenze sono nelle mani di privati, individui, società, città...siamo ai blocchi di partenza, certi limiti sono un grosso problema”. Il primo passo sarà una miglioria degli impianti e magari portare a Kitzbuhel un campo di partecipazione ancora migliore: sarebbe un gran colpo nell'anno olimpico, con la contemporaneità dei tornei di Gstaad e Umago (vinto nel 2015 da Thiem, che dunque difenderà il suo titolo...in Austria). Chissà che non sia proprio Thiem la chiave di volta per riportare il Generali Open ai fasti di un tempo, quando i vincitori si chiamavano Panatta, Vilas, Mecir, Sampras, Muster e Ivanisevic. La storia insegna che un buon giocatore porta sempre la voglia di organizzare tornei. Chissà se Dominic riuscirà nell'impresa.  

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