Massimo Sartori - 22 marzo 2019

JANNIK SINNER, IL PREDESTINATO

Diciassette anni, è il nuovo baby fenomeno del tennis azzurro, capace di vincere un torneo Challenger importante come quello di Bergamo, mostrando un bel tennis e la giusta mentalità. Ci siamo fatti raccontare la sua storia da chi l’ha scoperto, a 13 anni, giocandoci insieme su un campo a Ortisei...
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Heri Mayr è un ottimo maestro che lavora nella provincia di Brunico, in Alto Adige. Insieme ad Andrea Spizzica, allenava un ragazzino che mi diceva essere particolarmente dotato. Un giorno ci siamo messi d’accordo per farlo giocare con Seppi durante il Challenger di Ortisei. Ovviamente, proprio quel giorno Seppi è stato male e in campo, con quel ragazzino, ci sono finito io. Dopo un’ora, sono uscito morto! Spesso maestri e genitori mi chiedono di dare un’occhiata a un ragazzino per valutarne le potenzialità ma quando ho visto Jannik ho subito capito che era speciale. Aveva 13 anni. Li ho convinti a venire qualche giorno nel nostro centro di Bordighera perché ci tenevo che lo vedesse anche Riccardo Piatti e insieme abbiamo capito che si poteva, anzi si doveva puntare su questo ragazzo. Però, in questi casi, bisogna immediatamente mettere ordine nella sua testa e infilarci dentro informazioni pulite, senza far casino.

Di Jannik mi è subito piaciuto come colpiva la palla: non perdeva campo e impattava senza paura, una delle caratteristiche che mi colpì anche in Cecchinato, quando lo presi che aveva 16 anni. Ceck non aveva timore di nessuna situazione e anche Jannik mi è parso molto sicuro sin dal principio. Colpiva benissimo dal lato del rovescio, con movimenti così fluidi da ricordarmi Monfils. Era morbido nei gesti, a tempo con l’armonia dei colpi. Capii che portarlo a Bordighera era una missione da portare a termine. Non vorrei peccare di presunzione, ma negli ultimi anni non ne ho sbagliati tanti di pronostici: oltre a Seppi, in pochi avrebbero scommesso che Cecchinato sarebbe potuto diventare un top 20. Bisogna vederci lungo e, in questi casi, mi aiuta molto il fatto di aver lavorato con i bambini, poi i ragazzini, quindi gli junior e infine i professionisti. L’altra fortuna è che il maestro Mayr è una persona di grande intelligenza: ha capito che venire a Bordighera ad allenarsi col nostro team era per Jannik un’opportunità da non perdere perché abbiamo le conoscenze e l’esperienza per accompagnare un giovane di belle speranze nel circuito pro. Potrebbe sembrare una scelta ovvia ma non è così scontata.

Dopo aver deciso con Piatti che valeva la pena investire su questo ragazzo, sono andato a parlare con i suoi genitori che gestiscono una baita. Mi hanno chiesto perché volevo portarlo via con me. In quello ho notato un’analogia con Seppi, perché anche suo padre mi aveva fatto la stessa domanda, anche se in quel caso non c’era bisogno di alcun trasferimento di residenza. La risposta mi è venuta spontanea: perché se non provo con lui, non ha senso provarci con qualcun altro. Ci hanno pensato e poi accettato: o meglio, Jannik ha deciso e loro gli hanno offerto l’opportunità. Ecco, credo sia più facile trovare analogie tra le famiglie Seppi e Sinner che non tra i due giocatori. Entrambi hanno reso i figli molto indipendenti fin da piccoli, li hanno cresciuti facendogli fare tanti sport e non solo tennis e sono rimasti sempre fuori dalle decisioni tecniche. Prendiamo Jannik: a Bordighera vive da solo, si arrangia, sa che i suoi genitori sono presenti se c’è bisogno ma anche che lui deve fare la sua vita, in piena autonomia. E, fatto non trascurabile, anche i suoi genitori continuano a fare la loro vita. Per dire, se vengono a trovarlo a Bordighera, passano la giornata a Nizza, poi tornano alle sette di sera e lo portano fuori a mangiare. Tutto qui. Non stanno a bordo campo per otto ore a vedere come tira il dritto o come si allena in palestra. Non si intromettono mai e Jannik non è un peso per loro. In tutto questo, io sono il garante del progetto perché sono stato quello che gli ha chiesto di fidarsi di noi. Loro l’hanno fatto anche perché con Seppi credo di aver dimostrato qualcosa di importante e, soprattutto in Alto Adige dove conoscono perfettamente tutta la storia, capiscono la serietà del nostro lavoro.

In molti invece hanno cominciato a parlare di Sinner come di un Seppi 2.0. In realtà, i due sono piuttosto diversi: certo, sono entrambi altoatesini, ma cresciuti in città e ambienti distinti. Jannik parla molto di più di Andreas alla sua età, anche perché nella sua zona c’è più turismo, soprattutto italiano, e questo lo ha favorito. Un aspetto nel quale sono simili sono le qualità atletiche: sia Andreas sia Jannik hanno sciato a ottimo livello, sanno giocare a hockey su ghiaccio e ne hanno combinate di tutti i colori, sportivamente parlando. La differenza principale è che Seppi è cresciuto senza che sapessimo quale fosse la strada da percorrere, mentre con Jannik è tutto molto chiaro e infatti sta crescendo più rapidamente. Dal punto di vista tecnico, Jannik spinge, va avanti, prova a chiudere i punti a rete perché siamo perfettamente coscienti che si tratta di aspetti fondamentali se si vuole arrivare tra i Primi Dieci. Con Seppi invece, mi sono concentrato soprattutto su dritto e rovescio e, per esempio, sono intervenuto tardi sul servizio. Strutturalmente, Jannik ha tutto ciò che serve per diventare un top player ma comunque, adesso come adesso, deve sperare di fare almeno una carriera come quella di Seppi. Poi, se arriva lassù, allora sono convinto abbia le qualità per entrare nella top 10 mondiale.

Il percorso che sta facendo Jannik è quello ideale. Cecchinato si vedeva che poteva diventare un buon giocatore ma bisognava cambiargli l’idea del tennis che si era creato e ci è riuscito solo perché mentalmente è fortissimo. Già Seppi ha fatto passaggi più puliti e Jannik uguale ma più velocemente perché noi sapevamo già cosa andava fatto. L’esperienza varrà pure qualcosa! Sul campo, Jannik sa perfettamente quello che deve fare; anzi, adesso nemmeno pensa più a come farlo e infatti il livello è cresciuto tantissimo e non posso dire di esserne sorpreso. Quest’inverno abbiamo lavorato tanto su ogni singolo dettaglio e quindi era pronto a fare un salto di qualità, anche se pensavo potesse accadere solo fra qualche settimana, invece è arrivato prima. L’idea adesso è che giochi le qualificazioni dell’Australian Open 2020, ma potrebbe riuscirci già al prossimo US Open. Siamo partiti due anni fa con l’obiettivo di migliorarlo fisicamente perché fosse subito competitivo con i professionisti; ecco, con Seppi ci sono arrivato dopo, quando aveva 22, 23 anni. Un altro anno di lavoro sarà importantissimo per Sinner: sulla parte tecnica già lavoriamo sulle sfumature, gli insegniamo a usare le armi di cui dispone e a Bergamo si è visto. Sa cambiare continuamente velocità alla palla senza nemmeno pensarci: gioca lungo o stretto, ad altezze differenti. Se vogliamo, da questo punto di vista ricorda un po’ Murray (e non sto dicendo che è più forte di Murray o che vincerà più di Murray, sia chiaro) che abbiamo preso a modello per la fase difensiva perché, insieme a Djokovic, è il migliore del mondo per come risponde e riesce a prendere campo anche colpendo da molto lontano. Però Jannik cerchiamo di tenerlo più vicino alla riga di fondo, per sottrarre tempo all’avversario. Jannik è bravissimo nel costruire lo scambio come vuole per poi cominciare a spingere. E certe soluzioni sono figlie del lavoro e solo del lavoro. In questo Piatti è semplicemente straordinario: Jannik infatti, sa giocare bene a tennis e non deve nemmeno più pensarci perché ha già tutto dentro di sé e va in automatico. Così gioca con meno ansia e più sicurezza.

Possibilità che esca dai binari? Non credo proprio perché la strada tracciata è quella corretta e lui sa già quello che dovrà fare da qui in avanti e quindi non sbaglierà percorso. In un certo senso, è stato programmato per diventare così: noi lo stiamo accompagnando nel viaggio e lui sta tirando fuori la sua personalità. In buona sostanza, noi abbiamo messo l’aereo in rampa di lancio e lui ha acceso i motori e sa dove vuole atterrare. Per esempio, dopo la vittoria a Bergamo ha detto una cosa intelligente e cioè che quest’anno non tutte le settimane giocherà così bene; infatti è stato importante fargli giocare subito dopo il torneo Futures di Trento, un evento più piccolo dove sarebbero andati in tanti per vederlo giocare con la convinzione che non avrebbe potuto perdere. Ecco, così si impara anche a gestire la pressione. Esattamente come successo l’anno scorso quando abbiamo chiesto una wild card per il Trofeo Bonfiglio: giocare con avversari della sua età, spesso da favorito, aiuta a capire certe situazioni e incrementare le proprie sicurezze. Jannik è seguito quotidianamente da Andrea Volpini, uno dei migliori coach del Piatti Tennis Center e, insieme, sanno benissimo cosa bisogna fare ogni santo giorno. Andrea è un ottimo coach e, in questo momento, la persona più importante perché segue la crescita day by day, ovviamente coordinato dal sottoscritto e da Piatti. Inoltre, preparazione atletica e fisioterapia sono curati da Dalibor Sirola e Claudio Zimaglia che hanno già lavorato con tanti professionisti di alto livello: poter disporre di un team del genere, è una grande opportunità. La stessa che, per esempio, si è creato Sascha Zverev che, alla stessa età, era molto più forte di Sinner ma che si è comunque messo al fianco persone che sapevano come arrivare all’obiettivo che si era posto, cioè diventare il numero uno del mondo. Semplicemente perché l’avevano già fatto prima, con altri fuoriclasse. Ma l’Italia non è solo Sinner. Ci sono Musetti, Zeppieri, Nardi, forse è il momento più bello del tennis italiano negli ultimi quarant’anni. In Australia c’erano una ventina giocatori impegnati tra main draw e qualificazioni, questo significa che il movimento sta spingendo per creare dei top players: se di Sinner ne avessimo dieci, è chiaro che uno arriverebbe nella top 10; se ne hai uno solo, devi incrociare le dita. E poi c’è Matteo Berrettini che gioca benissimo ed è seguito da coach preparati come Vincenzo Santopadre e Umberto Rianna, per conto della Fit. Tutto quello che sta conquistando è frutto di impegno e programmazione. Si vede la differenza con altri giocatori della sua età, penso soprattutto a Quinzi, per capirci. Con Berrettini si è lavorato per costruire un futuro importante, non per vincere i tornei junior. E anche il gioco di Sinner ha già l’impronta del tour pro, mentre Musetti, per dire, fa ancora giocate da junior, anche se a tennis gioca benissimo.

Sinner diventerà un ottimo giocatore: si è già allenato con tanti campioni come Federer, Djokovic, Berdych, Goffin, Medvedev, Coric e, ovviamente, Seppi: è servito a fargli capire che ha il livello per arrivare lassù. E già adesso non è così lontano da quello del circuito maggiore. Con un top player ci perde, ma 6-3 o 6-4, mica 6-1. In due, tre anni, potrà già essere un giocatore importante.

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* Massimo Sartori, 52 anni, maestro Fit dal 1993, ha cresciuto sin da ragazzino Andreas Seppi (ha cominciato nel lontano mese di giugno del1995) che ha accompagnato fino al numero 18 del ranking mondiale. Ha lavorato anche con Marco Cecchinato e tanti altri giocatori professionisti. Attualmente lavora al Piatti Tennis Center di Bordighera. Il testo è stato raccolto dalla redazione.

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