CECCHINATO, UNA SCONFITTA CHE NON FA (TROPPO) MALE

Marco Cecchinato spreca tre set point consecutivi nel tie-break del primo set e cede a un ottimo Tomas Berdych. Però ci sono comunque motivi per sorridere, in attesa del primo Slam della stagione.
CECCHINATO, UNA SCONFITTA CHE NON FA (TROPPO) MALE
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Lorenzo Cazzaniga
4 gennaio 2019

«Su quel passante di rovescio in corsa, ho chiuso YouPorn». Così ha commentato un tifoso di Marco Cecchinato, dopo una delle tante soluzioni vincenti che ha tirato fuori il nuovo numero 18 del mondo. Peccato aver perso (7-6 6-2) contro un Tomas Berdych che pochi avrebbero pronosticato già a questo livello, dopo sei mesi di stop per infortunio. A far girare il match, tre set point consecutivi non sfruttati da Cecchinato nel tie-break del primo set. In realtà, ha poco da rimproverarsi Ceck, visto che nell’occasione Berdych ha tirato due ace e un attacco in back di rovescio lungolinea che non avrebbe mai osato nemmeno in riscaldamento (va detto che il ceco è apparso ancora poco reattivo fisicamente ma più completo tecnicamente: ha provato spesso a venire a incassare sotto rete la pressione che esercita da fondocampo. Dopotutto, proprio la transizione verso rete è stato il suo maggior handicap, probabilmente quello che gli ha impedito di diventare uno Slammer).

Tuttavia, non bisogna commettere l’errore di guardare solo al risultato e alle occasioni mancate. Questi primi tornei della stagione servono soprattutto per scoprire se Cecchinato può diventare competitivo anche lontano dall’amata terra rossa, condizione essenziale per diventare un top 10, o comunque un top 20 fisso. I primi segnali sono indubbiamente positivi. Contro un colpitore straordinario come Berdych, l’azzurro ha mostrato qualità interessanti: il servizio è robusto, soprattutto il kick da sinistra, lato dove si giocano i punti più importanti. Quando carica sul rovescio avversario, quasi sempre riesce a prendere in mano l’inerzia dello scambio. Inoltre, sta imparando a cambiare anche verso il centro, per non dare troppi riferimenti. Il dritto fa male, col rovescio è sempre più preciso e sa variare bene col back. In risposta, prova a non perdere campo come accadeva in passato, a costo di sbagliare qualcosa. In questi primi match, è mancato il suo marchio di fabbrica, la smorzata, ma è solo casualità, perché il braccio resta raffinato. Questo è un altro aspetto importante: i nostri due top player, lui e Fabio Fognini, giocano un bel tennis, vario, con soluzioni anche stilisticamente apprezzabili (anche se, in questo, Fognini è un gradino sopra). Per gli appassionati voyeur, è un plus per nulla banale.
Post scriptum: come sempre, la competizione aiuterà Fognini e Cecchinato a migliorarsi. E probabilmente si porteranno appresso anche qualche giovane emergente, Matteo Berrettini su tutti. Tuttavia, è una competizione sana, fra due ragazzi che si apprezzano anche fuori dal campo, come mostrano i loro messaggi sui social network. Una bella atmosfera, anche in vista degli impegni con la Nazionale.

CECCHINATO, UNA SCONFITTA CHE NON FA (TROPPO) MALE

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Cecchinato meriterebbe probabilmente il titolo di Most Improved Player, il giocatore che ha compiuto i maggiori progressi. L’anno scorso l’ATP lo ha assegnato a Stefanos Tsitsipas; potevano meritarlo anche Alex De Minaur o Denis Shapovalov, che già l’aveva vinto nel 2017. Ma stiamo parlando di tre NextGen che hanno tra 19 e 20 anni. Cecchinato si è scoperto campione a 25: fino a marzo dell’anno scorso, si pensava fosse buono solo per i Challenger e solo sulla terra battuta. Serviva così e così, scambiava da due metri dietro la riga di fondo, il rovescio «era un bancomat», come ha ammesso lui stesso. Poi il lavoro cominciato con Massimo Sartori, proseguito con Christian Brandi e concluso con Simone Vagnozzi, gli ha offerto un’opportunità insperata. «Ho tanta fiducia, resto sempre nel match, sento di potermela giocare ad alto livello e sono pronto a migliorarmi. Mi sono preparato bene come la scorsa stagione e penso di poter crescere ancora». Il che vuol dire, se cominci dal numero 18 ATP, provare a sfatare un tabù che l’Italia si porta appresso da 40 anni: sfondare il muro dei top 10. Lui, insieme a Fognini, in un’impresa improbabile ma non impossibile, certamente impensabile solo qualche mese fa.

Vero però che le condizioni che troverà in Australia saranno parecchio differenti rispetto a quelle di Doha dove i campi sono lenti, il clima piuttosto fresco, l’atmosfera ovattata dalla scarsa presenza di pubblico, nonostante i prezzi molto popolari (meno di dieci euro per un ingresso nei quarti di finale). A Melbourne lo attendono punte sopra i 30 gradi e soprattutto campi decisamente più rapidi. Sarà un altro test importante. Ma Cecchinato non ha ancora smesso di stupire.

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