Nel femminile la diciottenne Jovic non finisce di sorprendere, mentre Tien sembra essere il più pronto a livello Slam della Next-Gen

Foto di Ray Giubilo

La felicità composta di Learner, gli occhi di ghiaccio di Iva. E’ stata una domenica speciale per Tien e Jovic, giovani americani di nuova generazione (chissà Trump cosa ne pensa), campioncini che si stanno facendo largo agli Open d’Australia, dove hanno conquistato un posto nei quarti di finale, prima volta per entrambi a questo livello. In campo tennistico gli Stati Uniti stanno attraversando un periodo un po’ così. Tra gli uomini si sono resi conto che Fritz non è quel campionissimo su cui tanto speravano e che Shelton potrà migliorare, sì – in fin dei conti ha solo 23 anni – ma che è difficile al momento da pronosticare come vincitore di uno Slam. In campo femminile la situazione è sicuramente migliore, con quattro giocatrici tra le prime nove del ranking, ma la numero 1 dello squadrone Usa, Coco Gauff , che a 21 anni ha già vinto due Slam, deve lottare quotidianamente contro l’enorme pressione che la circonda. E poi gli Stati Uniti non vincono uno Slam in campo maschile dal 2003, la Coppa Davis dal 2007 e la King Cup dal 2017, quando ancora si chiamava Federation Cup. Insomma, Tien e Jovic – padroni entrambi di un tennis che predilige la testa ai muscoli – possono portare con i loro risultati prezioso ossigeno a un movimento che non vede l’ora di celebrare nuovi eroi.

Un anno fa, il mancino di Irvine, California, venti anni compiuti il 2 dicembre, arrivò a Melbourne come numero 121 del mondo. Dopo aver superato le qualificazioni, sconfisse Medvedev in una clamorosa battaglia conclusa per 7-6 al quinto set, per poi cedere a Sonego negli ottavi. Tien ha poi chiuso il 2025 al 28º posto del ranking dopo la finale di Pechino (persa da Sinner 6-2 6-2), la vittoria a Metz e il trionfo nelle Next Gen Finals. Quest’anno all’Open ha faticato al debutto contro Giron per poi superare Shevchenko, Borges prima di travolgere Medvedev, che sembrava in ripresa dopo il pessimo 2025 e che alla vigilia aveva incautamente annunciato, «conosco bene Tien, so cosa devo fare». Detto fatto: 6-4 6-0 6-3 per l’americano – salito per ora attorno al numero 24 del ranking – apparso fin troppo superiore durante la partita, chiusa con un irridente passante di rovescio in risposta a uno smash dell’avversario. «Ha giocato alla grande, sempre molto aggressivo – ha dichiarato Daniil a fine partite – quando io colpivo bene, lui rispondeva meglio. Non riuscivo a trovare le giuste soluzioni, una sensazione che in campo non mi è capitato spesso di vivere». Non ha il fisico del tennista moderno (è alto “appena” 180 centimetri) ma Tien, nato da genitori vietnamiti in fuga dalla guerra, gioca un tennis molto efficace, geometrico e, quando serve, potente. Un regolarista capace di variare spesso il ritmo, con un grande senso dell’anticipo, soprattutto nel rovescio a due mani, che gioca spesso di controbalzo. Abile stratega, al suo fianco c’è Michael Chang, un altro che si è ritagliato un capitolo della storia del tennis senza avere i colpi di Agassi o Sampras. E poi, Learner (“colui che impara”, nome ispirato dalla professione della mamma, insegnante di matematica) ama studiare e apprende in fretta. E soprattutto ha sviluppato una filosofia di vita invidiabile. «I miei genitori mi hanno insegnato che è praticamente irrilevante vincere o perdere, semplicemente si migliora di volta in volta». Martedì affronterà Zverev, terza testa di serie e finalista a Melbourne un anno fa. Un successo per parte nei confronti diretti, Sascha ha vinto al Roland Garros, Tien sul cemento di Acapulco. 

«Jovic tira forte e non sbaglia mai». Questa la perfetta sintesi di Jasmine Paolini, battuta al terzo turno di Melbourne dall’americanina, che nella oggi ha annichilito una lottatrice come Yulia Putintseva, spazzata via (6-0 6-1) in 53 minuti, la partita più veloce di questa edizione del torneo. Un anno fa, Jovic – allenata dall’inglese Thomas Gutteridge – era solo la 191ª giocatrice del mondo, adesso è numero 27 (teoricamente 20) dopo un inizio di stagione ad alti livelli: semifinale a Auckland, finale a Hobart (persa contro Cocciaretto) e i quarti di Melbourne. Anche Iva è nata in California, a Torrance, il 6 dicembre del 2007, da papà serbo e mamma croata, entrambi farmacisti. Da piccola si divideva tra la racchetta e il pallone poi dopo la pandemia si è concentrata solo sul tennis. L’ex compagna di doppio di Tyra Grant (insieme hanno vinto gli slam di Melbourne e Wimbledon) ha cominciato a farsi notare agli Us Open del 2024, quando a 16 anni battè la polacca Linette al primo turno. Un anno fa ha vinto il primo torneo Wta (a Guadalajara) chiudendo 35ª in classifica. Minuta e sorridente, in campo Iva si trasforma in una piccola tigre, già molto matura per i suoi 18 anni. Veloce e aggressiva, ricorda nel gioco la Svizzera Bencic, non a caso la sua tennista preferita. E poi c’è l’idolo assoluto di casa Jovic, quel Nole Djokovic che a Melbourne le ha regalato nei giorni scorsi qualche prezioso consiglio. Nei quarti l’aspetta Aryna Sabalenka, numero 1 del mondo e vittoriosa negli ottavi proprio contro Mboko, la diciannovenne canadese grande amica di Jovic (hanno giocato il doppio insieme, e oggi hanno perso dopo due ore e trentasei minuti di lotta, 7-6 al terzo set, contro le veterane Mertens e Zhang). 

«I quarti di finale qui erano uno dei miei obiettivi della stagione. Proverò a fare anche meglio», ha detto Tien. «Giocherò contro la più brava di tutte, proprio quello che speravo di fare. Vediamo come va…», le parole di Jovic. Insieme, Learner e Iva hanno gli anni di Djokovic (e qualcosa in meno di Warwinka…). Le idee chiare ci sono, la voglia di arrivare pure. Aspettiamo le risposte del campo.