Il serbo ha risparmiato una buona dose di energie nel corso della prima settimana, fattore che può risultare decisivo quando le sfide diventeranno più impegnative

Foto di Ray Giubilo

Novak Djokovic è approdato ai quarti di finale degli Australian Open 2026 senza neanche aver bisogno di giocare, a causa del ritiro di Jakub Mensik per un problema agli addominali. Se è vero che per ogni giocatore una partita in meno disputata durante i tornei dello Slam è sempre un aspetto favorevole, per Djokovic lo è ancora un po’ di più. Lo scorso anno il tennista serbo è sempre arrivato a giocarsi le semifinali di tutti e quattro i Major, salvo poi dare l’impressione di non poter competere al meglio a causa di una condizione fisica precaria.

Per questo, il ritiro di Mensik assume un ruolo chiave nella corsa allo Slam numero 25 di Djokovic. Numeri alla mano, è interessante vedere quanto tempo ha impiegato Nole per raggiungere i quarti di finale negli ultimi 5 Slam disputati. In questa edizione degli Australian Open – complice proprio il ritiro del ceco – è rimasto appena in campo 7 ore e 12 minuti. Rispetto a quanto fatto vedere dodici mesi fa a Melbourne c’è una differenza impressionante: erano state 11 ore 1 minuto le ore in campo, fatiche che ha pagato nella semifinale contro Zverev dove ha alzato bandiera bianca dopo un solo set. Al Roland Garros è rimasto in campo 9 ore 29, leggermente di meno rispetto a quanto fatto a Wimbledon dove furono 9 ore e 38 minuti.

Guardando al tabellone di Nole, certo non mancano gli ostacoli da superare da qui in avanti. Nei quarti arriverà uno tra Musetti o Fritz – con due stili di gioco completamente differenti – prima di avere, almeno sulla carta, il terribile uno-due formato da Jannik Sinner e Carlos Alcaraz. Nulla quindi è scontato, ma senza dubbio aver risparmiato energie potrà essere un’arma in più per Djokovic.