Roma a porte chiuse è un'ingiustizia. Con l'ombra di una vendetta politica

Il Presidente Binaghi ha ufficializzato che il torneo di Roma si giocherà senza pubblico e ha attaccato il governatore Zingaretti. L'amarezza per un trattamento diverso rispetto ad altri sport

Foto Giorgio Maiozzi

Non mi è capitato spesso, negli ultimi 20 anni, di essere d’accordo con il Presidente della Fit Angelo Binaghi, ma stavolta è così: l’impossibilità per i prossimi Internazionali di accogliere una percentuale di pubblico è una enorme ingiustizia. Così ha deciso il Comitato Tecnico Scientifico, e bisogna rassegnarsi, ma si stenta a comprendere il motivo per cui in un impianto così grande, all’aperto, non sia possibile ospitare almeno una piccola parte del grande pubblico che di solito affolla il Foro. Specie perché, come ha ricordato Binaghi, in altre regioni italiane ad altri sport, anche per eventi organizzati al coperto - vedi ad esempio il derby di basket di Bologna - quella autorizzazione è stata concessa. Per non parlare, restando al tennis, dei Challenger di Trieste, Todi e Cordenons, del Wta di Palermo e di altri eventi non sportivi, fra l’altro non particolarmente prestigiosi e storici come gli Internazionali.

E stride poi che mentre il Foro vedrà disputarsi il torneo completamente a porte chiuse, al Roland Garros il governo e le autorità sanitarie francesi (con lo stesso protocollo, ma un numero di contagi decisamente superiore) hanno consentito 11.500 ingressi quotidiani, suddivisi fra centrale, Lenglen e Mathieu.

La Fit ha provato fino all’ultimo a strappare una piccola quota, e Binaghi ha rivelato che se da governo e regione fossero arrivate notizie tempestive il torneo avrebbe potuto disputarsi in altre regioni (Liguria, Lombardia, Puglia…), e ha poi riservato una stoccata alla regione, e al governatore Zingaretti, ribadendo che ‘in altre regioni si fanno in quattro per ospitare i nostri eventi’. Cosa che non avviene, secondo Binaghi, nel Lazio.

L’amarezza è grande, anche perché gli Internazionali sono una importante fonte di finanziamento per il movimento tennistico italiano, e soprattutto perché il sospetto che dietro il no del Cts e della Regione ci siano - speriamo di no - anche motivazioni politiche. Speriamo non si tratti di piccole ‘rivincite’, di sassolini che qualcuno si è voluto togliere ricordando dichiarazioni e umori legati ad un diverso clima politico, per intenderci quando a capo di Sport & Salute c’era Rocco Sabelli e il sottosegretario allo sport era il leghista Giorgetti. Sarebbe triste.

L’ingiustizia, comunque sia, resta. E fa male.

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