Redazione - 04 maggio 2020

Il tennis riapre in tutta Italia, in Veneto, Sicilia, Abruzzo e Sardegna attività più libera

L'attività permessa in tutta Italia a prima e seconda categoria, e giovani di interesse nazionale, ok anche per padel, beach tennis e tennis in carrozzina. In Sardegna concessa la riapertura ai centri sportivi

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Il tennis oggi riapre, ma lo fa in maniera diversificata a seconda delle regione. A seguito dell’ormai dcpm del 26 aprile, potranno allenarsi tutti i tesserati Fit con classifica di prima e seconda categoria (non solo per il tennis ma anche Beach tennis e padel). La Fit ha allargato la deroga ai tennisti u.12, 14 e 16 «di interesse nazionale» convocati nei Centri Periferici di allenamento e «ai più forti atleti che praticano il tennis in carrozzina». Ovviamente rispettando le norme previste dalle autorità pubbliche. Questo su tutto il territorio nazionale, in alcune regioni, però, e cioè Veneto, Sicilia e Sardegna, la Fase 2 consente una attività più estesa, e in Sardegna riaprono anche i centri sportivi che di fatto possono riprendere la loro attività.

In Veneto, ad esempio, una ordinanza del governatore Luca Zaia entrata in vigore alle 24 del 3 aprile dispone che sia «consentito lo svolgimento individuale o con componenti del nucleo famigliare di attività sportiva o motoria quali, a titolo esemplificativo e non esaustivo, camminata, corsa, ciclismo, tiro con l’arco, equitazione, tennis, golf, pesca sportiva, canottaggio, ecc.. Al fine di svolgere l’attività motoria o sportiva di cui sopra, è consentito anche spostarsi con mezzi pubblici o privati per raggiungere il luogo individuato per svolgere tali attività, nei limiti del territorio regionale». E l’ordinanza precisa che «è consentita la pratica motoria o sportiva individuale nel rispetto del distanziamento di almeno due metri, per atleti professionisti o non professionisti di sport individuali e non individuali, in funzione dell’allenamento agonistico, anche presso impianti sportivi al chiuso o all’aperto ma in ogni caso a porte chiuse, incluse le piscine». In pratica viene ufficializzato ciò che era stato anticipato, in maniera meno esplicito, dalla una risposta ad un quesito mirato pubblicata sul sito della regione pochi giorni fa.

In Sicilia l’ordinanza del 18 aprile aveva già consentito a partire da oggi «l’attività sportiva in forma individuale, ovvero con un accompagnatore per i minori e le persone non autosufficienti, compresa la c.d. pesca sportiva, purché nel rispetto della distanza di sicurezza interpersonale e delle norme relative al contenimento del contagio.

I circoli, le società e le associazioni sportive sono autorizzati all’espletamento delle proprie attività, purché in luoghi aperti. A titolo esemplificativo e non esaustivo, tale disposizione si applica alle seguenti discipline: tennis, ciclismo, canoa, canottaggio e vela, equitazione, atletica e golf. I rappresentanti legali delle strutture predette sono tenuti a: a) comunicare l’inizio delle attività al Dipartimento di Prevenzione dell’Azienda Sanitaria Provinciale competente per territorio; b) dichiarare di essere nelle condizioni di garantire la sanificazione periodica degli spogliatoi e degli spazi comuni; c) autocertificare la sussistenza dei requisiti di rispetto delle regole precauzionali».

Anche in Abruzzo fra le attività sportive che possono essere praticate (dalle 6 alle 20) viene incluso il tennis, ma non si specifica in maniera chiara né dove (ma «preferibilmente all’aria aperta») potrà essere praticato né da che tipo di atleta (anche se la consuetudine vuole che sia definito atleta chi rientra in un tesseramento federale o di altri enti sportivi).

Infine la Sardegna, che si spinge fino alla riapertura dei centri sportivi: qui giocare a tennis, come praticare altri sport a basso rischio (golf, equitazione, vela) è consentito «sul territorio regionale per gli sport individuali all’aria aperta (…) nell’ambito dei rispettivi centri sportivi, che dovranno garantire il rispetto di turnazioni tali da impedire il contemporaneo accesso di atleti alle strutture, il loro contatto o la fruizione promiscua di spogliatoi, bagni, docce o spazi comuni al chiuso (…) I centri sportivi per sport individuali all’aria aperta, in caso di apertura, dovranno garantire altresì la costante igienizzazione e sanificazione degli ambienti al chiuso ed in particolare di spogliatoi, bagni e docce dopo ciascun utilizzo. È fatto divieto assoluto di somministrare alimenti e bevande all’interno di tali centri sportivi».

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