New York avrà il 150° campione Slam. Storia e numeri di una 'maledizione'

Nella storia sono stati 149 i diversi vincitori Slam. L'ultimo Marin Cilic, sei anni fa. Complice Djokovic, lo Us Open ci regalerà il 150° nome. I numeri e la storia di una generazione indistruttibile

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La clamorosa squalifica di Novak Djokovic dopo lo sciagurato lancio della palla contro una giudice di linea porta con sé una seconda, significativa notizia. Lo Us Open 2020 decreterà il nome del 150° vincitore Slam. Nome atteso da ormai 6 anni, da quando l’uomo di Medjugorie, il croato Marin Cilic, classe 1988 e ultimo nato tra i vincitori Slam, vinse nel settembre del 2014 l’Open degli Stati Uniti.

Da allora gli Slam hanno avuto sempre un vincitore che di primo pelo aveva ben poco. Ventuno tornei conquistati dai soliti cinque: 10 da Novak Djokovic, 5 da Rafael Nadal, 3 da Roger Federer, 2 da Stanislas Wawrinka e uno da Andy Murray.

Un tempo interminabile che la storia del tennis non ha mai conosciuto da quando il fiore dei desideri è formato da quattro petali. Dal 1925 in avanti non c’erano mai state più di due stagioni di fila senza nuovi campioni; la prima volta nel 1927 e 1928, in piena epopea dei Moschettieri quando a rifrullarsi i titoli erano sempre Lacoste, Cochet e Borotra; e poi due volte in epoca contemporanea, nei biennio 2006 2007, sotto il fuoco amico di Federer e Nadal, e 2010-2011 con l’aggiunta di Djokovic. Quel Djokovic che ha sempre tutto il pubblico contro, ma che continua ad assestare colpi da fighter puro con quel suo tennis da video game. Con Rosewall è ora l’unico capace di aver vinto Slam nell’arco di tre decenni.

Edizioni Pendragon, pagine 414

Fu nel tragitto Flushing Meadows-Manhattan, la sera delle vittorie shock di Marin Cilic su Roger Federer e di Kei Nishikori su Novak Djokovic nelle semifinali dell’US Open 2014, che pensando all’imminente nuovo campione, mi venne in mente di contare quanti vincitori Slam aveva avuto il tennis. Per un malato di statistiche come me, scoprire che uno tra Cilic e Nishikori sarebbe stato il 149° della storia, fu da un lato emozionante, quasi da scoop (per anni, nessuno tra coloro che masticavano numeri nel mondo del tennis si accorse di questa curiosità), e dall’altro di profonda frustrazione perché non avrei avuto il tempo a disposizione per confezionare la mia idea, tradurla in libro e uscire con il titolo ‘150 volte Slam”.

E invece la perseveranza di una generazione indistruttibile, nella testa, nel cuore e nel fisico, abituata a vincere e desiderosa di sfidare le leggi dello sport, uno sport per certi versi simile al pugilato, mi ha offerto gli stimoli giusti e dato il tempo necessario per portare a conclusione il racconto di quasi un secolo e mezzo di grande tennis.

E dopo tutto questo tempo, con Federer arrivato a 39 anni, Wawrinka a 35, Nadal a 34 e Djokovic a 33, sono una valanga i campioni ritirati o sul viale del tramonto con ‘zero tituli’. A partire dai primi rivali di Federer - vedi David Nalbandian o Tim Henman - a quelli arrivati successivamente come Nikolay Davydenko, David Ferrer, Jo-Wilfried Tsonga, Robin Soderling, Tomas Berdych, per finire con Kei Nishikori, Richard Gasquet, Milos Raonic e Gael Monfils. Tutti rimbalzati sull’anima d’acciaio dei tre immortali.

Dopo Cilic, solo in quattro - anzi cinque… - hanno sfiorato di poco l’ingresso nel club. Il primo è stato il canadese Milos Raonic, finalista a Wimbledon 2016, ma battuto inesorabilmente da Andy Murray. Fu un match deciso da pochi punti di differenza e da due tie-break (quello del secondo e terzo set, rispettivamente per 7 punti a 3 e 7 punti a 2) che Murray vinse di forza. Gli ace del canadese furono arginati da una quantità infinita di risposte in campo di un Murray in stato di grazia.

Mi piace pensare che anche Grigor Dimitrov, semifinalista all’Open d’Australia nel 2017, sia stato vicino dal diventare uno ‘slammer’. Il bulgaro, con una prestazione mai più ripetuta, mandò al manicomio niente meno che Rafael Nadal, dandogli del filo da torcere fino al 4 pari del quinto set. Pensando a come Federer (anche lui reduce da cinque set contro Wawrinka) ha poi interpretato e giocato la finale contro Nadal, viene difficile credere che Dimitrov potesse uscire vincitore contro lo svizzero. Ma è anche vero che Federer, affrontando Dimitrov, avrebbe avuto stimoli ben diversi, forse minori, e chissà come sarebbe andata a finire.

Il terzo, ma solo sulla carta, è stato Kevin Anderson, finalista all’Open degli Stati Uniti del 2017, ma asfaltato senza avere chance da un Nadal semplicemente mostruoso e ingiocabile. E finalista, il sudafricano, lo fu anche l’anno dopo a Wimbledon. Qui, nonostante la resa incondizionata a Djokovic, Anderson fu certamente penalizzato dalla semifinale maratona di 6 ore e 36 minuti per avere ragione 24-22 al quinto set di John Isner.

Il quarto è stato il russo Daniil Medvedev (uno dei due ancora in gara in questo singolare Us Open) che nell’ultima finale dell’Open degli Stati Uniti è riuscito a recuperare due set e un break di svantaggio contro Nadal, per poi mancare due palle del 5 pari al quinto prima di arrendersi per 6-4.

Il quinto e ultimo invece è stato l’austriaco Dominic Thiem (il favorito, sulla carta, per diventare il 150° vincitore Slam a New York), secondo a Parigi 2018, secondo a Parigi 2019 e secondo a Melbourne in questo scoppiettante inizio d’anno. Tre finali Slam, due perse contro Nadal e una contro Djokovic, non gli hanno tolto la convinzione di poter essere lui il 150° campione Slam della storia, in barba a Stefanos Tsitsipas, Daniil Medvedev e Sasha Zverev. Ora ha tutte le carte in regola per compiere l'impresa, incidere il suo nome tra i grandissimi e raccogliere idealmente l'eredità di una generazione eccezionale.

AUSTRALIAN OPEN (MIN 20 VITTORIE)
AGASSIANDREUSA90,6
DJOKOVICNOVAKSER90,4
VILASGUILLERMOARG88,5
FEDERERROGERSVI87,4
EDBERGSTEFANSWE84,8
ROLAND GARROS (MIN 30 VITTORIE)
NADALRAFAELESP97,2
BORGBJORNSWE96,1
COCHETHENRIFRA90,2
WILANDERMATSSWE83,9
DJOKOVICNOVAKSER82,9
WIMBLEDON (MIN 20 VITTORIE)
BORGBJORNSWE92,7
SAMPRASPETEUSA90,0
FEDERERROGERSVI88,6
DJOKOVICNOVAKSER87,8
LAVERRODAUS87,7
US OPEN (MIN 20 VITTORIE)
TILDENBILLUSA91,0
SAMPRASPETEUSA88,8
DJOKOVICNOVAKSER86,7
FEDERERROGERSVI86,4
NADALRAFAELESP85,3

GRANDE SLAM (GS)
DON BUDGE1938
ROD LAVER1962 E 1969
GRANDE SLAM IN CARRIERA (GSC)
FRED PERRY1935 + 3S
ROY EMERSON1964 + 3S
ANDRE AGASSI1999
ROGER FEDERER2009 + 3S + 4F
RAFAEL NADAL2010 + 3S
NOVAK DJOKOVIC2016 + 3S + 4F
VINCITORI DI TRE SLAM IN STAGIONE (3S)
JACK CRAWFORD1933 + 4F
TONY TRABERT1955
LEW HOAD1956 + 4F
ASHLEY COOPER1958
JIMMY CONNORS1974
MATS WILANDER1988
TUTTE LE QUATTRO FINALI IN CARRIERA (4FC)
JEAN BOROTRA1928 + 3SC
KEN ROSEWALL1955 + 3SC
FRED STOLLE1965
IVAN LENDL1986 + 3SC
STEFAN EDBERG1991 + 3SC
JIM COURIER1993
ANDY MURRAY2016
TRE SLAM IN CARRIERA (3SC)
RENE LACOSTE1926
HENRI COCHET1928
FRANK SEDGMAN1952 + 4F
MANOLO SANTANA1966
JOHN NEWCOMBE1973
ARTHUR ASHE1975
GUILLERMO VILAS1978
BORIS BECKER1991
PETE SAMPRAS1994
STANISLAS WAWRINKA2016
NOTE: 4F INDICA LE 4 FINALI GIOCATE NELLO STESSO ANNO

150 VOLTE SLAM – Non solo statistiche

Edizioni Pendragon, pagine 414

Il libro ripercorre in ordine cronologico la storia dei vincitori dei quattro tornei più importanti del mondo. Per ciascuno vengono elencati dati anagrafici completi, tipo di gioco, altezza, i colpi migliori e il bilancio di tutte le partite giocate nei tornei dello Slam con il riepilogo e i risultati di tutte le finali.

Nel racconto invece viene messa in evidenza la parabola umana e sportiva dei 149 campioni illustrati da fotografie e da un corredo statistico completo. Per ogni campione un ricordo affidato a grandi giornalisti italiani e stranieri.

‘150 volte slam’, Edizioni Pendragon, pagine 414

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