Garbin e la storia: 16 anni fa la prima vittoria italiana contro una numero 1 al mondo

Il 26 maggio del 2004 l'attuale capitana di Fed Cup superò al secondo turno del Roland Garros la campionessa in carica Justine Henin: mai un'italiana aveva battuto una numero 1 al mondo

Foto Ray Giubilo 

Uno straordinario passante lungolinea col rovescio coperto sul match point, la ciliegina sulla torta di un pomeriggio parigino che di ordinario aveva avuto ben poco. Il 26 maggio di sedici anni fa Tathiana Garbin confezionava la più grande impresa nella storia del Roland Garros contro Justine Henin: mai una campionessa in carica era uscita di scena così presto - al secondo turno - e mai una tennista italiana aveva avuto la meglio sulla numero 1 delle classifiche mondiali. Per Tax, all'epoca ventiseienne e alla posizione 86 del ranking, si spalancarono le porte del Lenglen in una giornata dalle condizioni pesanti all'interno di quella che fu una delle edizioni più folli di sempre: se tra le donne fu Anastasija Myskina a incidere sull'albo d'oro il proprio nome dopo quello della belga, ancor più clamoroso quanto accadde nel torneo maschile con l'impronosticabile rimonta di Gaudio su Coria in un tabellone rimasto orfano del detentore Ferrero al secondo round e del favorito del seeding Federer al terzo.

Certo, in pochi avrebbero puntato sulla precoce eliminazione di Justine, in quello che peraltro si rivelò l'unico scivolone nel poker di trionfi piazzato tra 2003 e 2007. La numero 1 al mondo, nonostante le confortanti dichiarazioni alla vigilia del torneo con le quali aveva scongiurato il suo forfait per un virus che l'aveva tenuta ai box per un paio di mesi, non poteva sicuramente essere al top della forma. Il 6-4 6-4 rifilato al primo turno alla Testud non poteva e non doveva illudere ma ridimensionare l'epocale impresa di Tathiana sarebbe decisamente sbagliato. La mestrina si era già imposta sulla Henin in tempi non sospetti (nel 2001 a Miami) e aveva dovuto a sua volta pagare un conto salato a riguardo di problemi di salute: non solo infortuni a schiena, spalla e gambe ma anche la diagnosi di un nodulo (benigno) alla tiroide risolto con un'operazione immediata. "Finalmente è arrivato il mio momento" dirà poi ai giornalisti, la sensazione di aver raccolto quanto seminato tra le mille difficoltà. "Da quando mi sono svegliata questa mattina ho avuto buone sensazioni, credevo che sarebbe stato il mio giorno e quando è iniziata la partita ho mantenuto viva la fiamma".

Tax poteva permettersi di non sfigurare dal punto di vista estetico contro Henin, il suo tennis d'altri tempi era tanto bello quanto di difficile interpretazione per chi ci giocava contro. Era la sua giornata, è vero, e qualche indizio è arrivato anche agli occhi degli spettatori dopo averla vista chiudere il primo set per 7-5, pur subendo il ritorno della regina uscente dalla palla del 2-5 al 5-5. Garbin spinge sull'acceleratore, Justine colleziona unforced (saranno 30 nel match e 10 doppi falli) e attende qualche passaggio a vuoto dell'azzurra, che arriva sul 2-1: Tathiana non tiene fede alle sue eccezionali qualità a rete (ben 11 i titoli in doppio in carriera) e fallisce un comodo smash a campo aperto, permettendo all'avversaria di rientrare dallo 0-2 al 2-2. Il braccio, però, non trema e le gambe continuano a viaggiare a velocità insostenibile per una Henin che dichiarerà di essersi sentita svuotata di energie. Il traguardo inizia a farsi sempre più vicino, per due volte sul 5-4 è a pochi centimetri ma in entrambi i casi il match point viene cestinato. Il terzo è quello buono, il jolly estratto al momento giusto per chiudere la mano: dopo aver addormentato il ritmo con i soliti, velenosi back, la veneta esplode un passante di rovescio coperto da guardare a bocca aperta e col fiato sospeso sino all'atterraggio della palla, questa volta in campo.

Il magico pomeriggio dell'attuale capitana di Fed Cup farà da apripista alle sette meraviglie azzurre contro una numero 1: due firmate dalla Schiavone, due dalla Pennetta e due dalla Vinci, l'ultima a riuscirci nello storico Us Open del 2015 contro Serena Williams. Con quel back di rovescio d'altri tempi come fattore comune e marchio di fabbrica della pioniera Tax.

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