Giacomo Fantozzi
21 September 2022

Federer: “Sono contento e sorpreso dal buon livello dei miei colpi, ma non riuscirò a giocare partite di singolare”

A pochi giorni dall’ultimo torneo della sua carriera, Federer ha rilasciato un’intervista al giornale svizzero NZZ. Il campione ha spiegato tutti i retroscena della sua decisione, e ha annunciato che, in questa Laver Cup, non giocherà partite in singolare, ma solo in doppio.

Foto Ray Giubilo

Mentre il mondo del tennis aspetta con il fiato sospeso il momento che sancirà definitivamente l’addio di Roger Federer al circuito ATP, il campione svizzero ha rilasciato un’intervista alla testata elvetica NZZ. “Non ho mai avuto dubbi sul ritiro. – spiega Federer. – La decisione è stata difficile, ma sapevo che era l’unica corretta.” Nonostante fosse già convinto di ritirarsi il giorno successivo del suo ultimo match a Wimbledon, sostiene di aver continuato a cercare di recuperare una forma fisica accettabile, senza riuscirci. In questo momento è concentrato sulla Laver Cup. “Mi sento addosso una grande pressione, perché non ho giocato per molto tempo, ma ho intenzione di essere competitivo. Credo di poter giocare a un livello accettabile”.

Tuttavia, Federer ha annunciato che la sua attività agonistica si chiuderà con sole partite di doppio, perché la sua condizione non gli consente di affrontare un match nel singolare. Chi sarà il suo compagno? Probabilmente Rafa Nadal, l’amico ed eterno rivale, in un’accoppiata estremamente affascinante. Resta l’amaro in bocca per tutti gli amanti del tennis, che avevano sperato in un addio come quello della Williams, magari nella sua Basilea, o addirittura a Wimbledon. Proprio l’open d’Inghilterra resterà per sempre il teatro dell’ultima partita in singolare di Federer, quell’amara sconfitta contro Hurkacz del 2021, che non cancellerà mai la traccia indelebile che lo svizzero ha lasciato in questo sport.

L'INTERVISTA

- Sul ritiro

"Non avevo dubbi. Mi è risultato difficile non dirlo a nessuno dopo aver preso la mia decisione a luglio, il giorno successivo alla sconfitta di Wimbledon. La decisione è stata difficile, ma sapevo che era l’unica cosa giusta da fare. In seguito, ho scritto una lettera, che è diventata molto lunga. Ho rivisto ogni parola un numero infinito di volte, e alla fine avevo, probabilmente, 25 versioni diverse. Sono molto soddisfatto del risultato.

Ma oltre a questo, devo dire che ci ho provato. All’inizio dell’estate avevo già voglia di tornare a fare esercizi atletici. Correvo 15 km/h sul tapis-roulant, ma alla fine tutto è diventato più difficile, come penso sia normale: presto o tardi bisogna spingere e vedere fin dove si arriva. È stata una sfida ascoltare il mio corpo e sondare con la mia squadra quanto oltre potevo spingermi. Il ginocchio aveva bisogno di riposo, con il tempo non riuscivo più ad ascoltare le domande su come stavo. Ero molto stanco della riabilitazione, dell’allenamento, di essere sempre positivo sui risultati. Non potevo più alzarmi alle 6 di mattina. Mi sono reso conto di quanto sforzo fosse necessario per un ritorno. Dopo le vacanze, alzarsi dal letto è tornato facile. Quando abbiamo preso la decisione, ho sentito di essermi tolto un peso di dosso.

Ora cercherò di tenermi in una buona forma per quanto sarà possibile. Però senza soffocarmi. Nella vita quotidiana, ora, mi sento bene, e la mia grande speranza è poter iniziare a rifare tutto di nuovo: sciare, giocare a calcio. Spero di poter tornare alla mia vita quotidiana”.

- Sulle sue previsioni per il futuro e la riabilitazione

È una questione privata. Non lo so neanche io per ora. Mi interessa solo saper che tipo di riabilitazione devo fare: «Quanto dura? Quali sono i passaggi?», queste sono le sole informazioni di cui ho bisogno.

Il ritorno lo scorso anno è stato molto difficile, perché ero molto lontano dalla mia forma al 100%. È stato incredibile, per me, aver raggiunto i quarti di finale a Wimbledon. Poi ho perso da Hubert Hurkacz, e l’ultimo set è stato uno dei momenti peggiori della mia carriera. Mi sono reso conto che non funzionava nulla. Era finita. La delusione è esplosa come dei fuochi artificiali nella mia testa. Non sapevo come andare avanti con questo ginocchio.

- Sul fatto che il ritiro avvenga in Laver Cup

Sono felice e sorpreso di quanto siano buoni i miei colpi. Però non sarò in grado di giocare in singolare, era abbastanza chiaro anche prima del torneo. Credo che giocherò in doppio venerdì sera, e questo è tutto. Ho chiesto al nostro capitano, Bjorn Borg, se per lui andava bene. Mi ha risposto che avrei potuto fare quello che volevo, vedermi di nuovo in campo sarà un sogno per tutti. Da parte mia, sento una grande pressione, dal momento che non ho giocato per molto tempo, ma cercherò di essere competitivo. Credo di poter giocare a un livello accettabile.

Sì, ho annunciato che mi sarei ritirato in questo torneo, la scorsa settimana. Anche se non avevo mai pensato a un torneo specifico. La mia preoccupazione principale era tornare a giocare davanti a un pubblico. A un certo punto mi sono reso conto che il mio livello non era sufficiente per tornare a giocare uno dei tornei del Grande Slam. Ma, come è normale, mi piacerebbe assistere a ogni torneo del Grande Slam per salutare tutti ufficialmente.

- Sulle sue aspirazioni future

Mi piacerebbe molto continuare a giocare partite di esibizione. Credo di aver ancora le capacità per riempire gli stadi. Voglio mantenermi in forma e questa sarà una delle mie priorità: continuare ad allenarmi. Per questo, ho pensato di fare un torneo di esibizione, nei prossimi sei mesi, con giocatori che sceglierò io.

Oltre a questo, non avrei mai pensato di dire qualcosa di simile, ma circa sei mesi fa ho pensato all’improvviso: «Commentare il tennis? Chi lo sa.». Nonostante mi fossi sempre detto: «Mai nella vita, scordatelo!». Quando questo pensiero mi è venuto in mente ho pensato di essere diventato matto (sorride).

Con rispetto per la mia famiglia, gli ultimi anni sono stati ancora più difficili per Mirka che per me. Non si divertiva a vedermi giocare con tutti i miei problemi. Ero dispiaciuto per lei. Anche i miei figli mi dicevano: «Smetti di giocare, vogliamo stare con te».

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