La gioia palpabile del giocatore altoatesino in conferenza stampa dopo il successo

ROMA – L’esultanza in mezzo al campo con le braccia aperte, poi finalmente il sorriso, dopo un paio di giorni che non devono essere stati facili, il saluto ai genitori in tribuna d’onore con papà Hanspeter che ha risposto con il pugno chiuso. Alle 19.09 Jannik Sinner ha finalmente riportato in Italia il trofeo degli Internazionali di Roma, 50 anni dopo Adriano Panatta, assiso in prima fila. «È un onore essere sul palco con il Presidente, il signor Mattarella (e ride, ndc), e Panatta – ha detto in campo dopo la premiazione – naturalmente non c’ero quando Adriano vinceva, forse neanche i miei genitori si conoscevano (e ride ancora, ndc). Grazie al pubblico per il supporto, fin dal primo giorno ho avvertito una energia clamorosa»
Va aggiornata la clamorosa sfilza dei record di Jannik: con il 29° match consecutivo vinto sul circuito, il 34° nei Masters 1000 (record destinato ad allungarsi), ha chiuso il cerchio dei “1000” conquistati, secondo giocatore a farlo dopo Djokovic. Ventinove i tornei vinti, dieci nella categoria “1000”. E in classifica, il vantaggio su Alcaraz è salito a 2740 punti. Eppure la finale con Ruud (cinque sfide tra i due, zero set vinti dal norvegese) era cominciata in modo inaspettato, con Sinner capace di vincere solo un punto nei primi due giochi. «Oggi non è stato un tennis perfetto, il mio, però ho vissuto due mesi incredibili. In campo sentivo la pressione e non sono partito benissimo, ma dopo mezzora ho cominciato a sentirmi meglio. In questo torneo ci sono stati momenti duri, soprattutto dal punto di vista fisico, sono felice di averli superati, e completare il Golden Masters è bellissimo, non c’era posto migliore di questo per riuscirci».
Ecco, Sinner ha vinto i primi cinque Masters 1000 della stagione, possibile un pensierino a portarsi a casa anche gli altri quattro tornei? «Non lo so, non è realistico pensare di poter mantenere questa forma per tutta la stagione. Tutto dipende dalle condizioni fisiche, a tennis giochiamo tutti bene, vince chi resiste di più. Procediamo un passo alla volta, non mi voglio mettere eccessiva pressione addosso». L’obiettivo si sposta ora sul Roland Garros, l’unico Slam che manca alla collezione di Jannik. «Vincere a Parigi è il traguardo dell’anno, è chiaro. Ora però devo recuperare, staccare completamente. Mi riposerò per due o tre giorni, senza toccare racchetta, passero un po’ di tempo con i miei genitori, penso di arrivare a Parigi giovedì».
In chiusura di conferenza stampa, Jannik assume toni più lirici: «Se mi faccio mai i complimenti? E’ successo la sera della sfida con Medvedev. La partita non si era messa bene ma alla fine ero ancora in gara. Ogni tanto sì, mi regalo una pacca sulle spalle. L’entrata in campo con i bambini? Noi tennisti non ci rendiamo conto a volte di quanto siamo fortunati. Questi momenti mi toccano di più, un contatto, piccoli gesti che a noi non costano nulla e che loro si terranno per sempre con sé. Se sono felice? La felicità non dipende da un torneo, a me poi bastano piccole cose, anche giocare a golf e salire su un kart mi può rendere felice. Io alla fine sono questo, un ragazzo che arriva da una località di duemila abitanti, che praticano solo sci, e che ora si trova a giocare negli stadi più belli del mondo. E che vuole dare il 100% ogni giorno nel suo sport».

