L’azzurro al secondo turno sfiderà il campione di Béziers, veterano del circuito che sta per dire addio alle gare: una carriera luminosa, segnata da talento raro, grandi aspettative e resilienza

Richard Gasquet saluterà il circuito al Roland Garros ma, per ora, l’avventura continua. Dopo l’esordio vincente contro il connazionale Térence Atmane, per Richard ci sarà “la vetrina più bella che potessi desiderare, sarà fantastico giocare, forse, la mia ultima partita contro il n. 1 del mondo, su un campo a me così caro”. Giovedì, infatti, nel match di secondo turno, Gasquet sfiderà Jannik Sinner. Davanti ai giornalisti, il francese – che compirà 39 anni il prossimo 18 giugno – è apparso sereno, felice di “continuare ad essere ancora un tennista, fosse anche per l’ultima volta”. Jannik ovviamente è grande favorito e, comunque vada l’incontro, la commozione sarà al rendez-vous sullo Chatrier. Dopo lo struggente tributo a Rafa Nadal e l’addio commovente a Caroline Garcia, Parigi e la Francia ora si preparano a salutare il “moschettiere” che, forse, negli ultimi venticinque anni li ha fatti sognare di più.
Tra Sinner e Gasquet ci sono 165 posizioni in classifica e quindici anni di differenza; tre i precedenti, tutti vinti dall’altoatesino, l’ultimo proprio a Porte d’Auteuil l’anno scorso, in un match di secondo turno. Tre scontri diretti su tre superfici diverse, in cui Jannik ha concesso in tutto solo un set, sull’erba di Halle, nel 2023. Nonostante gli alti e bassi contro Rinderknech, Sinner, con il suo tennis soffocante e regolare, non dovrebbe lasciare troppi margini di manovra al francese. Questi, reduce da un infortunio al polpaccio dopo Montecarlo, ha dichiarato ora di sentirsi bene. I due presentano differenze sostanziali nell’impostazione del gioco: Jannik, lo sappiamo, è un rullo compressore, capace di aumentare intensità ed esplosività negli scambi prolungati, togliendo tempo e spazio all’avversario; senza contare le variazioni e il gioco d’attacco. L’ostinazione di Gasquet nel rimanere ben dietro la linea di fondo sarà, certo, ancora una volta, il suo tallone d’Achille, soprattutto con un avversario come Sinner. Vedremo. Comunque vada, ha ragione Richard: non potrebbe esserci avversario migliore con cui concludere la carriera. Non solo perché Jannik è il presente e il futuro del tennis mondiale e, ora, il più forte e il più amato ma, soprattutto, perché è un esempio per quelle qualità che hanno sempre contraddistinto anche il campione francese: il fair play, la dignità nell’affrontare i momenti bui, la grazia nei comportamenti, la discrezione, il rispetto incondizionato per gli altri e lo sport.
Ma vogliamo ricordare chi è Richard Gasquet?
IL FAVOLOSO MONDO DI “RITCHIE”
La favola di Gasquet comincia esattamente trent’anni fa quando, all’età di nove anni, un bambino di Sérignan (nei pressi di Béziers, nel dipartimento dell’Herault) appare sulla copertina della celebre rivista d’Oltralpe Tennis Magazine. Considerato un predestinato, il piccolo Richard colpisce subito per il tennis dai “gesti bianchi” e il braccio estremamente dotato, in particolare per il delizioso rovescio ad una mano. Sempre più enfant prodige, a dodici anni, a Tarbes, batte in semifinale un certo Rafa Nadal nel celebre torneo “Des Petits As” (il campionato internazionale Under 14), per poi vincere anche in finale. In realtà, tra i due, il grande predestinato è il giovanetto di Manacor e il resto della storia lo conosciamo. Ciò non toglie che il francesino, tra i coetanei, è colui che più di tutti dimostra un talento raro.
La rivelazione avviene nel 2002, a Montecarlo (grazie ad una wild card) quando, a 15 anni, con la vittoria contro Squillari (allora n. 54 ATP) diventa il più giovane tennista a vincere un incontro di Masters 1000. Nello stesso anno, conferma il percorso di ascesa con i trionfi al Roland Garros e allo US Open nella categoria juniores. Il mondo del tennis allora comincia ad esaltare sempre più quel ragazzino timido che in campo fa meraviglie. Da quel momento, però, insieme a lui, crescono velocemente tante, troppe aspettative che condizioneranno spesso le sue gare.
Ragazzo sensibile, gentile e di natura piuttosto schiva, il “Riccardo” di Francia non è mai stato esattamente un “cuor di leone”, né in campo né fuori e la pressione mediatica, a volte feroce, minerà e frenerà in diverse occasioni lo slancio della sua pur lunga e luminosa carriera. Comunque, il diamante grezzo comincia a brillare sul serio nel 2005 quando, sempre nello storico Country Club, da n. 101 del mondo, Gasquet raggiunge la sua prima semifinale ‘1000’ regalandosi lo scalpo dell’allora n. 1 del mondo – sua maestà Roger Federer – ed entrando così, insieme a Nadal, Nalbandian e Safin, nella rosa dei quattro giocatori ad aver battuto lo svizzero quell’anno. Da quel momento, esplode la grande carriera del transalpino che, poche settimane dopo, partendo dalle qualificazioni, disputerà ad Amburgo la sua prima finale in un Masters 1000, sconfitto, stavolta, da Federer.
Il tennis di Richard incanta i fan di tutto il mondo, in particolare grazie al sublime rovescio ad una mano, tra i più perfetti del tour insieme a quelli di Federer, Wawrinka, Haas e Dimitrov (e oggi anche a quello di Musetti); e poi le accelerazioni incrociate e lungolinea, il delicato tocco di palla e la completezza tecnica. Il “piccolo Mozart del tennis” manda in visibilio anche il pubblico compìto di Wimbledon quando, nel 2007, realizza uno dei risultati più importanti della carriera issandosi per la prima volta in semifinale in uno Slam; un risultato che gli apre le porte della top 10, alla posizione n. 7, suo best ranking.
Luminoso e fragile al tempo stesso, in carriera Gasquet non riesce ad andare oltre le semifinali nei major. Oltre a quella del 2007, ne disputa un’altra a New York, nel 2013, e poi nuovamente a Wimbledon, nel 2015. Come detto, pressione mediatica, momenti di insicurezza nonché numerosi infortuni scandiscono troppo spesso la lunga avventura di Gasquet nel circuito, in particolare sul grande palcoscenico di casa, il Roland Garros. Il suo miglior risultato a Porte d’Auteuil, resta un amaro quarto di finale nel 2016 (sconfitto da Murray). Ricordiamo però che vi trionfa in doppio misto, in coppia con Tatiana Golovin, nel 2004. Molto spesso, il carattere timido ed esitante del francese e quel suo voler rimanere nell’ombra, si riflettono anche in campo; da sempre, la posizione pericolosamente arretrata, nettamente dietro la linea di fondo, lo rende particolarmente vulnerabile, spuntando le armi dell’esplosività e del gioco d’anticipo e limitando la competitività, soprattutto con gli avversari più rapidi e offensivi.
Grazie all’inesauribile talento, però, Richard è capace di affermarsi su tutte le superfici e, nonostante rimanga un giocatore da fondo, riesce negli anni a perfezionare anche il gioco a rete. Grandi progressi arrivano infatti anche grazie al lavoro svolto insieme a Sébastien Grosjean, Fabrice Santoro e Riccardo Piatti. L’ex coach di Sinner lo segue per due anni (2011-2013) e lo riporta poi in top 10 (al n. 9 in classifica).
Gasquet vanta in carriera 16 titoli ATP (di cui undici nella categoria ‘250’) e disputa altre 17 finali, di cui tre nella categoria ‘1000’ (due a Toronto e una ad Amburgo). Il primo sigillo arriva sull’erba di Nottingham, nel 2005; l’ultimo a Auckland, nel 2023. Si qualifica due volte alle ATP Finals, nel 2007 e nel 2013. Nonostante la valanga di critiche ricevute nel corso della carriera per gli alti e bassi e la mancanza di exploit eclatanti, Gasquet resta amatissimo in Francia; anche se in bacheca non ci sarà un successo Slam, ce n’è un altro che tutti i tennisti sognano, la Coppa Davis. Nel 2017, convocato dall’allora capitano Yannick Noah per la finale contro il Belgio, Richard conquista l’insalatiera d’argento insieme a Tsonga, Pouille e Herbert. Si tratta del decimo trionfo della Francia nel Campionato del mondo a squadre. Fra i tennisti più longevi del circuito, nel 2024, al torneo di Madrid, Richard disputa contro Sonego l’incontro n. 1000 in carriera; è, inoltre, il tennista francese con il maggior numero di vittorie nel tour dal 1968. All’inizio dell’anno scorso, esce per la prima volta dalla top 100, dopo esserci stato per 956 settimane consecutive. Insieme a Djokovic, è l’unico tennista in attività ad aver vinto oltre 600 partite ATP.
Giovedì ce ne sarà un’altra. Una cosa è certa: anche in caso di sconfitta, c’è qualcosa che Richard non perderà mai, “il mio rovescio!”, come ha dichiarato quest’anno a Montecarlo dopo la vittoria con Arnaldi: “Non lo perderò mai! Magari fra dieci anni non sarà più così efficace ma so che potrò fare ancora belle cose con il mio rovescio. Invece non chiedetemi di fare il servizio o il dritto!”.

