A New York i due fenomeni si contendono la prima posizione mondiale nella loro terza finale major di fila; l’azzurro e lo spagnolo sono i primi dell’Era Open a centrare insieme tre partite di questo livello nella stessa stagione

foto Ray Giubilo

Sempre più in alto, sempre più unici, Jannik e Carlos. I due nuovi fenomeni del tennis si contenderanno il trofeo Slam per la terza volta consecutiva nella stagione, une première assoluta! Infatti, non era mai successo nell’Era Open che due giocatori si incontrassero in tre finali major nella stessa annata. Chi vincerà, Sinner o Alcaraz? A questo punto, difficile dirlo.
Comunque vadano le cose, i due ragazzi nati negli anni 2000 stanno macinando record e numeri pazzeschi, in una rivalità che, match dopo match, assume sempre più i contorni delle storiche sfide tra Federer, Nadal e Djokovic. Quest’ultimo, del resto, battuto in tre set da Carlos al penultimo round, ha riconosciuto quanto questi due ragazzi siano “semplicemente troppo forti. Nel 2025 ho perso tre semifinali su quattro negli Slam contro di loro”. No, non c’è stato nulla da fare per il campionissimo serbo che sperava in un guizzo miracoloso per portare a casa un 25esimo sigillo major e, invece, ha dovuto cedere alla netta superiorità del n. 2 del mondo.

In campo, domenica sera alle 20 (ora italiana) si giocherà l’atto n. 15 nel circuito maggiore tra Jannik e Carlitos, rispettivamente n. 1 e n. 2 del mondo. Tanto, tantissimo in gioco, in particolare la prima posizione mondiale, anche se l’azzurro ha dichiarato che “Alcaraz è il più forte del mondo, io gioco per il titolo e non penso al n. 1”. Sarà vero? In caso di vittoria, lo spagnolo, appunto, spodesterebbe Jannik dal trono, dopo la bellezza di 65 settimane in cima alla classifica, e si riprenderebbe la leadership laddove l’aveva conquistata la prima volta, vincendo gli Open degli Stati Uniti nel 2022.
Va sottolineato che dalla creazione del ranking Atp, per la prima volta i primi due tennisti al mondo avranno disputato le quattro finali major dell’annata: infatti, oltre alle finali di Parigi, Londra e New York, anche quella in Australia ha visto opposti Sinner e l’allora n. 2 in classifica, Sasha Zverev. Tra l’altro, ricordiamo che, per la prima volta dal 2002, la stagione 2025 non ha visto nessuno dei Big 3 disputare una finale major. Ormai è duopolio Sinner- Alcaraz.
Un dato eccezionale è la quarta finale major dell’anno disputata da Sinner che, a 24 anni e 21 giorni, diventa il più giovane dell’Era Open a raggiungere tale traguardo, nonché il quarto tennista di sempre a riuscirci, dopo Laver, Federer e Djokovic. Non solo. Inanella la quinta finale Slam da New York 2024, aggiungendosi alla rosa dei grandi che ci erano riusciti prima di lui, ovvero Federer, Nadal e Djokovic.

Carlitos è in vantaggio 9 a 5 nelle loro sfide ma, nell’ultimo scontro major, a Wimbledon, fu Jannik ad imporsi, regalando al proprio paese la prima storica vittoria italiana sui sacri prati dell’All England Club e vendicando, inoltre, la dolorosa sconfitta parigina dopo aver mancato tre matchpoint. Prima del successo londinese di Sinner, Alcaraz lo aveva battuto nelle ultime cinque sfide. Negli incontri Slam, il murciano è in vantaggio 3 a 2 grazie alle vittorie ai quarti degli US Open 2022, nella semifinale del Roland Garros 2024 e in finale a Parigi 2025; l’azzurro invece ha firmato i due successi a Wimbledon, agli ottavi del 2022 e nella nota finale di quest’anno. Nell’ultimo atto di uno Slam, invece, sono 1-1, con Carlos campione in Francia e Jannik a Londra.
Sinner e Alcaraz giocano rispettivamente per il quinto e sesto major in carriera; entrambi hanno già vinto il titolo americano una volta: Carlos, come detto, nel 2022 (prima consacrazione Slam), Jannik l’anno scorso; per l’azzurro si tratta della sesta finale major, la settima per lo spagnolo che, dopo i tornei americani in primavera, ha cambiato marcia e ha dimostrato una costanza disarmante vincendo ben sei tornei (e giocando altre due finali). Il trionfo a Flushing Meadows sarebbe il suo settimo titolo stagionale, il 23esimo in carriera. Il n. 1 del mondo non è da meno per continuità poiché, dopo lo stop di tre mesi, ha trionfato a Wimbledon e disputato altre tre finali (Roma, Parigi e Cincinnati). In caso di vittoria agli US Open, Sinner centrerebbe il 21esimo titolo.

L’azzurro firma la vittoria n. 87 negli Slam e sorpassa così Pietrangeli, a quota 86; con il successo contro Auger-Aliassime in semifinale, ottiene la 300esima vittoria nel circuito (84 partite perse), quinto italiano a riuscirci dopo Fognini, Seppi, Panatta e Barazzutti. Sale a 27 vittorie consecutive sul duro negli Slam, eguagliando la striscia di Djokovic; il record, per ora, appartiene a Roger Federer, con 40 vittorie di fila sul cemento dei major.
Prestazioni di un’altra categoria anche per Alcaraz che diventa il primo giocatore dopo Roger Federer (2015) a raggiungere la finale dello US Open senza aver mai ceduto un set. Lo spagnolo è il secondo tennista più giovane dopo Borg (1978) ad issarsi in finale su tutte le superfici; è il terzo più giovane dopo Borg e Nadal a disputare sette finali a livello Slam.
Nella cavalcata verso l’ultimo atto del torneo newyorchese, il tennista di Murcia ha superato Opelka, Bellucci, Darderi, Rinderknech, Lehecka e Djokovic.
Per Sinner il percorso è stato un po’ più travagliato: dopo le vittorie agevoli con Kopriva e Popyrin, ha ceduto un set a Shapovalov; ha sbaragliato Bublik e Musetti per poi soffrire con Auger-Aliassime a causa di un dolore addominale.
Ad oggi, Sinner è pressoché ingiocabile sul cemento ma sappiamo bene che Carlos, forse, è l’unico in grado di rovinargli seriamente la festa; e poi, proprio sul cemento della Grande Mela, lo spagnolo cominciò un percorso glorioso, tre anni fa, con il primo sigillo maggiore.

La pressione che riesce a mettere Sinner è devastante, ne sa qualcosa Musetti; Carlos, tuttavia, possiede quell’estro raro, unito però a potenza e aggressività spinte al limite. Per non parlare della condizione atletica, in campo è ovunque e si muove come una gazzella avendo manifestato nel corso del torneo una forma e una motivazione straordinarie (nonostante un piccolo fastidio al ginocchio, a quanto pare risolto). Se riuscirà a mantenere un tale standard di gioco, forse sarà complicato anche per Jannik contrastarlo e costruire la sua offensiva asfissiante. Il servizio sarà ovviamente una chiave importantissima. Match dopo match, l’altoatesino ha servito meglio ma dovrà essere al livello dell’avversario che, contro Djokovic, ha ottenuto nientemeno che l’84% dei punti con la prima palla e il 71% al servizio in generale. Contro Auger-Aliassime, il n. 1 del mondo ha messo a segno il 76% dei punti con la prima e il 72% alla battuta tout court. Fondamentale sarà la condizione fisica di Jannik dopo i dolori addominali accusati in semifinale.
Carlos, ovviamente, non potrà permettersi di lasciarsi andare all’impazienza e alla fretta, facendo attenzione a limitare i gratuiti perché, in quanto a regolarità e solidità, il n. 1 non perdona. A sua volta, il tennista di San Candido dovrà controllare gli attacchi forsennati e le magiche variazioni dello spagnolo. Insomma, godiamoci lo spettacolo di questi due ragazzi, fenomeni, certo, in campo, ma anche campioni di fair play e grazia nei comportamenti. Infatti, chiunque sollevi il trofeo, sappiamo già che a vincere sarà innanzitutto la sportività.