Ancora più che in Australia, il dominio di Carlos Alcaraz a Doha ha certificato la sua attuale superiorità sugli avversari, fatta anche di estro e follia

foto Paul Zimmer

” … perché io so’ io”, esclama Onofrio del  Grillo, gaudente marchese della Roma papalina, ” … e voi non siete  un c…”, conclude rivolto al popolino della città eterna. Affidato da Mario Monicelli alla ‘recitatio’ del grande Alberto Sordi, il famoso intercalare è entrato nell’immaginario collettivo col significato simbolico di sprezzante predominio goduto da un individuo rispetto a un altro.
Nato ad uso prevalentemente sociale, oggi la sua estensione vale per  tutto , ivi compresa la supremazia tennistica di un giovane hidalgo della Murcia che, pur non vantando titoli nobiliari al seguito, sprizza aristocrazia da ogni poro per qualità tecniche fisiche e mentali. Col suo tennis funambolico giocato sempre sul filo di un crinale, Carlos Alcaraz incarna perfettamente lo sprezzo del pericolo dei cavalieri tutti cappa e spada della Spagna medievale e mai giocatore, prima di lui, mostrò medesima attitudine nel rendere vincenti situazioni altrimenti compromesse.

Fresco vincitore dell’Australian Open, il murcino prosegue imbattuto verso una montagna di punti da difendere, sommati l’anno scorso nei tre mesi di un circuito senza Sinner.  Lui non sembra farne un cruccio. Al contrario: il torneo di Doha ci restituisce un tennista pressoché ingiocabile, la cui leadership non sembrerebbe correre rischi immediati. Una condizione predominante che nei malcapitati incute sudditanza già prima di entrare in campo. Così che il torneo qatarino è stato una passerella a senso unico di cose pazzesche, alcune addirittura inedite nel panorama del circuito maggiore. I suoi cambi di direzione e quelli di ritmo sono quanto di più preciso si possa apprezzare tra i giocatori di vertice così come il gioco di volo gode di quella follia difficile da rintracciare anche tra i grandi interpreti del serve & volley. Il passante di dritto inventato sul match point finale contro Fils è la dimostrazione di una superiorità cristallina che ne fa un giocatore pieno di risorse anche in fase difensiva.
È lui dunque il vero dominatore dell’immediato futuro? Giriamo la domanda a Jannik Sinnner e attendiamo risposta. Al n.1 del mondo, invece, non possiamo che accordare  intanto il diritto di replicare, magari tra sé e sé , l’inercalare del famoso marchese.