Berrettini è crollato fuori dalla top 80 dopo la sconfitta a Miami, ma non è l’unico giocatore che sta faticando a risalire la classifica mondiale

Se è vero che nel tennis – e nello sport più in generale – chi vince ha sempre ragione, più crudele e spietato appare il ranking mondiale, che determina di settimana in settimana chi scende e chi sale. Il posizionamento è determinato dai 18 migliori risultati della stagione, e a volte basta un passo falso per ritrovarsi incredibilmente in basso. E guardando l’attuale top 100 nel ranking ATP, ci sono almeno quattro giocatori che in passato erano abituati a presidiare le zone altissime della classifica mondiale, e ora si ritrovano invece chiamati a una difficile risalita.
Il primo di questi è proprio il nostro Matteo Berrettini, che dopo la sconfitta al terzo turno del Miami Open è crollato in classifica fuori dalla top 80, non difendendo i punti conquistati lo scorso anno quando in Florida si era spinto fino ai quarti di finale. Il problema principale del tennista romano è sempre la condizione fisica, che non gli consente di trovare quella continuità di rendimento necessaria per mettere in cascina punti utili alla risalita. La buona notizia per lui è che le cambiali pesanti sono terminate – a eccezione forse dei 100 punti che difende a Montecarlo – e nella stagione su erba potrebbe provare a fare un buon passo in avanti. Qualcosa di molto simile sta accadendo anche a Stefanos Tsitsipas, attualmente al numero 49 del ranking ATP e incapace di ritrovare i fasti di un tempo. L’ellenico ha perso oltre 10 posizioni quando nel torneo di Dubai non ha saputo ripetere il cammino del 2025, finendo fuori dalla top 40. A differenza però di quanto accade a Berrettini, per Tsitsipas non c’è una chiave di lettura precisa per un rendimento così altalenante: l’ultimo titolo risale proprio al ‘500’ di Dubai – più di un anno fa – e in questo arco temporale ha raccolto solamente un quarto di finale a Barcellona, mentre in tutti gli altri tornei è stato estromesso nei primi turni.
Storia diversa quella di Hubert Hurkacz, che occupa attualmente la posizione numero 72 del ranking ATP. Il suo cammino si è bruscamente interrotto lo scorso anno a S’Hertogenbosch, quando un brutto infortunio al ginocchio lo ha portato a terminare con largo anticipo la stagione e perdere così inevitabilmente terreno in classifica. Tornato in campo nel 2026, escludendo la United Cup, attualmente il polacco ha un bilancio di una vittoria e ben 6 sconfitte, l’ultima arrivata per mano dell’americano Quinn a Miami. Di queste sei sconfitte, solamente due sono arrivate con giocatori in top 15 – Mensik a Dubai e Bublik a Rotterdam – e questo rende ancor più complicata l’analisi. Sarà in grado ‘Hubi’ di tornare nelle posizioni di vertici, o il suo gioco fatto di servizi vincenti e bordate da fondo campo è ormai superato?
Infine Jack Draper, la cui analisi merita un discorso a parte. Per potenzialità e prospettive, dei quattro giocatori presi in esame è quello che ha più speranze di tornare in alto, anche perché i tornei disputati al rientro dall’infortunio sono ancora pochi (3, senza contare la Davis). Attualmente si trova al numero 25 del ranking ed è stato scavalcato anche dal connazionale Norrie, e da qui alle prossime settimane avrà ancora delle cambiali piuttosto pesanti da scontare. Su tutte, i 650 punti della finale di Madrid dello scorso anno, ma anche i quarti di finale a Roma. Il britannico ha ottenuto una bella vittoria con Djokovic a Indian Wells, ma a Miami è stato eliminato all’esordio da Reilly Opelka. Anche per lui la continuità sembra essere il principale problema, come un diesel che ha bisogno di percorrere molti chilometri prima di performare al massimo. Avrà il tempo necessario per carburare, o sarà costretto a sprofondare ulteriormente in classifica?

