Dopo le tante polemiche agli Australian Open sul tema della privacy, due tornei hanno provato a trovare una soluzione per cercare di offrire ai giocatori uno spazio a loro dedicato

Foto di Paul Zimmer

Uno dei principali temi che ha tenuto banco durante gli Australian Open 2026 è stato quello della privacy, scoppiato dopo che Coco Gauff è stata ripresa mentre distruggeva una racchetta in uno spazio che pensava fosse senza telecamere. In tanti giocatori e giocatrici si sono schierati in suo favore, da Djokovic fino a Swiatek, chiedendo che i tornei offrissero degli spazi privati dove i giocatori e le giocatrici possono lasciarsi andare senza paura di essere visti e/o giudicati. E così ecco che arrivano le prime proposte e le prime soluzioni, a cura dell’ATX Open e del Dubai Open, con alcune iniziative piuttosto interessanti.

Partendo dal torneo di Austin, in Texas, è stata introdotta la “Rage room”: il post che campeggia sulle pagine social del torneo illustra un cartello dove è indicato che all’interno si possono distruggere le racchette, con un monito che recita “Non ridere, conta fino a 3!”. Più interessante è probabilmente l’idea che è stata realizzata a Dubai, ovvero la “Smash Room”. Si tratta di una vera e propria stanza della rabbia, dove è possibile spaccare qualsiasi cosa con un’apposita mazza, ovviamente indossando le dovute precauzioni.

Sui Social del torneo è comparso anche Junchen Shang nelle vesti di ‘testimonial’ dell’iniziativa. Il giocatore cinese si è offerto volontario di provare questa esperienza, andando a spaccare diversi oggetti. “Ho distrutto alcuni oggetti, tra cui alcuni DVD e grandi contenitori. È rumoroso e intenso allo stesso tempo, ma in senso positivo: ti sfoghi completamente invece di scaricare la frustrazione in campo”.