La vittoria di Jannik Sinner a Monte Carlo è un’affermazione che parla direttamente a tennisti, insegnanti, genitori

A chi fa opinione può accadere di imbattersi in lettori come Fabrizio Corsi, insegnante di tennis e acuto osservatore. Sentite cosa scrive all’indomani del mio articolo sulla finale di Monte Carlo. ‘La vittoria di Jannik Sinner al Masters 1000 di Montecarlo non è solo un trionfo della tecnica. Essa è qualcosa di più profondo, di più educativo di più formativo: è un’affermazione che parla direttamente a tennisti, insegnanti, genitori. A tutti coloro, cioè, che vedendolo all’opera potrebbero definire l’atesino come un perfezionista mentre lui è l’esatto contrario giacché nel suo lavoro ricerca l’eccellenza e tra le due cose c’è un abisso. Operando nella paura dell’errore il perfezionista si rifugia nei dettagli meno importanti, perde tempo a controllare ciò che non conta davvero. Così facendo rimane nella sua zona di comfort, evita di sperimentare cose nuove e finisce per concentrarsi su problemi semplici perché quelli complessi fanno paura. In apparenza lavora tanto, ma in realtà non cambia nulla.
Chi insegue l’eccellenza, invece, va sempre in cerca di qualcosa: smuove, prova, osserva, sbaglia, capisce, modifica. Cresce! Non solo quando vince, ma soprattutto quando perde. Frangente quest’ultimo, in cui si intravede qualcosa che in tv non sempre appare:la presenza di qualcuno che fa da guida. Perché colpire bene è una cosa, saper giocare è un’altra. Una parte, questa, che non viene con sé ma arriva se qualcuno te la insegna nel tempo spiegandoti che “I risultati non si rincorrono: si organizzano.”
Nella vittoria, Sinner si limita a festeggiare così come nella sconfitta non indulge in frustrazione. Lui analizza, osserva, si concentra su cosa può fare di meglio ed è così che ogni volta si eleva a nuovo campione. Perché il carattere non traspare quando tutto funziona, si forgia bensì nel disagio e il fuoriclasse sceglie sempre di attraversarlo invece che evitarlo. E così come gran parte degli atleti rifugge il cambiamento, allo stesso modo Sinner lo cerca con costanza, quasi con fame.
Ai maestri, dunque, ricordare che non basta insegnare un gesto e ai genitori comprendere che non basta sostenere dagli spalti. E affinché un giorno non ci siano rimpianti, è bene sapere che non basta lavorare su fisico e tecnica ma serve pensare come pensa l’atleta, che e lo aiuti a dare una direzione chiara al suo pensiero e a tutto ciò che gli ruota intorno. Perché il talento ti fa giocare bene ma è la mente che ti insegna a vincere.

