LA RACCHETTA – La storia del telaio “made in Adriano”, il quale rinunciò al milione offerto da Maxima per usare l’attrezzo studiato da Pedrazzoli. E che lo accompagnò fino a fine carriera.

E’ curioso scoprire come la (gentilissima) spada di Adriano, venne forgiata molto più a nord delle foci del Tevere, in quel Bassano del Grappa, più celebre per le uve che per lignei capolavori. 
Fu l’ingegner Walter Pedrazzoli che vi installò prima una fiorente fabbrica di tubolari di plastica, indirizzati alla produzione di racchette da sci, biciclette e utensili vari (la Pedrazzoli IBP), peraltro cavalcando la moda delle racchette da tennis in metallo, lanciata da Monsieur Lacoste, poi sposato Wilson, quindi ebbe l’idea di lanciare un’italica linea dedicata al tennis.

Il primo risultato fu la WIP (che stava per Walter Pedrazzoli Precision) una racchetta interamente di tubolari metallici, che il nostro decise di accoppiare prima al bizzarro quadrumane Beppe Merlo, quindi, si era nel 1972, alla nascente stella del romanissimo Adriano.

Lasciata Maxima (che, come ricorda lo stesso Adriano nella sua agiografia, gli aveva firmato un contratto da un milione all’anno, mica noccioline per l’epoca), Panatta firmò con Pedrazzoli, per rendersi subito conto che le racchette metalliche non facevano al caso suo. Nessun problema, risposero da Bassano del Grappa: che si cambiassero le linee di produzione e si passasse al legno!

Detto fatto, nacque la WIP Panatta Autograph, una lignea e affusolata racchetta dal peso di 4 etti (come si confaceva al tempo), attrezzo dalla flessibilità inconsueta, quasi da donna, perfetta per i morbidi cambi di passo di Adriano.

Farà piacere a Gianni Clerici sapere che gran parte dei primi stock vennero prodotti sul lago di Como, dalla ditta Zanotta di Mezzegra, in attesa si completasse la nuova fabbrica di Borso del Grappa, un capannone di ben 5.000 mq. dove si producevano solo fusti di legno.



I successi del carismatico Adriano e dei prodi moschettieri di Davis, il Viareggino Pasta Kid, il soldatino di Novi Ligure e Zuga il baffo, fecero letteralmente esplodere il mercato. Tutti volevano giocare a tennis, la WIP prese a produrre a un ritmo frenetico, 30.000 nel solo 1978.

Stranamente, nonostante la risonanza internazionale, la WIP non ebbe molto successo all’estero, preferendo rimanere confinata in ambito locale.
Rimaneva comunque, l’arma di Adriano, un telaio dalle caratteristiche inconsuete: flessibile e con un bilanciamento neutro (31,6 centimetri, recita la bibbia Raquettes des Legendes), adatta ai prodigi artistoidi non solo del nostro, ma anche dell’istrionico rumeno Ilie Nastase, che giunse a preferirla al telaio con cui era sotto contratto, tanto da farsi prestare una WIP, sotto mentite spoglie, per giocare la finale di Wimbledon. Rotte le corde dell’unico esemplare, Nasty diede di matto, perdendo l’occasione della vita.

La leggenda vuole che la flessibilità richiesta da Adriano fosse cosi marcata che, durante i test sui primi prototipi, i telai si rompevano uno dopo l’altro, tanto che Panatta diede ai tecnici di Pedrazzoli uno dei suoi vecchi telai, costruiti handmade da Maxima su base Dunlop e poi personalizzati, e gli chiese di replicarli su misura.

Da quel momento, Panatta rimase fedele alla WIP, cambiando negli anni quattro modelli: due WIP Panatta, che poi fu ribattezzata Panatta Prestige, identica alla vecchia ma con un look rivisto, molto simile alla Wilson Jack Kramer, passando poi a due modelli in composite legno e graphite dal piatto più ampio e il cuore aperto, la Panatta Wood Graphite e infine la Shadow.

Con la dissolvenza della stella di Adriano e l’avvento delle moderne fibre, anche Pedrazzoli perse interesse nel mondo del tennis e la Pedrazzoli IBP riprese a concentrare la sua produzione industriale sui tubi di alluminio, attività che continua ancora adesso a Bassano del Grappa.