In questa puntata de “La Bibbia del tennis”, Ludwig Monti ci mostra come trasformare la difesa in attacco. Svelandoci a sorpresa che anche Gesù, a suo. modo, sapeva alzare un lob

In queste settimane del torneo di Madrid, in un clima in cui siamo ormai assuefatti alle meraviglie e ai successi di tennisti italiani, mi è capitato di soffermarmi su un gesto tecnico eseguito in varie occasioni da Sinner e Cobolli: il pallonetto (o lob, si sente spesso dire in inglese).
L’avversario si presenta a rete, coprendo con sicurezza gli spazi per un possibile passante, dunque non resta che superarlo dall’alto. Cosa tanto più difficile se si tratta di un tennista non affatto basso.
Ed ecco che un colpo difensivo si muta in offensivo, atterrando negli ultimi centimetri disponibili della metà campo del rivale, proiettato invano affannosamente all’inseguimento della pallina.
Tralasciando gli elementi tecnici di questo gesto in controtendenza rispetto al tennis muscolare e fulmineo dei nostri tempi (eseguito di diritto o di rovescio, in avanzamento o in arretramento?), possiamo azzardare un parallelo biblico. Quando Gesù è incalzato dai suoi avversari i quali, mal sopportando la sua libertà intelligente, gli tendono tranelli verbali, reagisce con un pallonetto dialogico. Si pensi a uno dei casi più famosi, divenuto proverbiale. A chi gli domanda: “È lecito o no pagare il tributo a Cesare?”, per coglierlo in fallo nella sua collocazione politica, replica risalendo alla radice del problema. Così, dopo essersi fatto portare una moneta, pronuncia parole famose, che da due millenni non si finisce di interpretare: “Rendete a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio”. Altre volte ribatte con una controdomanda. A un esperto di Bibbia che per metterlo alla prova gli chiede: “Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?”, risponde: “Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?”.
Sono solo due esempi attinti alla sapienza del rabbi di Nazaret, che dovrebbero ispirarci nei momenti in cui, messi alle strette, ci pare di non avere vie di uscita. Si può provare a colpire – verbalmente o anche nei fatti – la pallina della vita, in modo da farle assumere una traiettoria che prima si alza (ma non troppo!) e poi si abbassa d’improvviso, atterrando dove è necessario per consentirci di portare a casa il punto. In attesa del
prossimo scambio.
E qui vado spontaneamente a un altro parallelo evangelico, anch’esso piuttosto famoso: “Chi si innalzerà, sarà abbassato, e chi si abbasserà, sarà innalzato”. Il meraviglioso sport del tennis ci spinge a considerare questo detto con occhi nuovi: per un buon pallonetto che assecondi la legge di gravità, la pallina deve innalzarsi e poi abbassarsi in rapida sequenza, occorre che le due cose vadano insieme!
È dunque questione di una miscela ogni volta da ricalcolare tra leggerezza e pesantezza, tra il librarsi etereo della pallina e il suo atterrare in modo subitaneo e beffardo. Il tutto, nella vita, reso ancor più acuto (dunque vincente) da una buona dose di ironia. Proprio come annotava Italo Calvino nel suo capolavoro postumo Lezioni americane, commentando una novella di Boccaccio: “Cavalcanti si libera d’un salto ‘sì come colui che leggerissimo era’. Se volessi scegliere un simbolo augurale per l’affacciarsi al nuovo millennio, sceglierei l’agile salto improvviso del poeta-filosofo che si solleva sulla pesantezza del mondo, dimostrando che la sua gravità contiene il segreto della leggerezza”.
Quanto può esserci utile l’arte del pallonetto, in un campo da tennis così come nelle nostre quotidiane schermaglie esistenziali…

