Il numero uno al mondo ha fatto la differenza a Wimbledon ed è riuscito a confermare il titolo dello scorso anno.

Photo © Ray Giubilo
Lo abbiamo osservato per due settimane, in partita e in allenamento, quando ce lo mostravano in diretta. Abbiamo cercato di interpretare ogni sua espressione, ogni sua smorfia, ogni piede messo giù male, misuravamo a occhio quanto abbondante fosse la sua sudorazione. Lo abbiamo fatto con tutta quell’apprensione diventata inevitabile dopo l’episodio del Roland Garros, quel malessere improvviso, invincibile. Un’apprensione che è svanita domenica sera, quando, dopo una partita durissima ma tenuta sempre sotto controllo, Jannik Sinner si è steso sull’erba del Centre Court di Wimbledon, vincitore per la seconda volta consecutiva dei Championships, entrando sempre di più nella storia del tennis.
Le partite di Jannik Sinner, le sue vittorie negli slam e la difficoltà – ancora – nel trovare le parole per raccontarle, queste sue vittorie. Il tennis, diceva Gianni Clerici, è l’unico sport che a ogni partita ci offre un romanzo, con trame indefinite, colpi di scena inattesi, personaggi che mutano via via che la partita avanza, che il tempo passa. C’è ancora chi sostiene che il tennis attuale sia più noioso di quello del passato. Che prima fosse più divertente. Ho l’età giusta per poter dire di aver visto giocare Ilie Nastase, Adriano Panatta, John Newcombe, e poi Stefan Edberg, Pete Sampras, eccetera. Artisti della racchetta.
Eppure, nonostante l’età, mi pare talmente chiaro quanto sia appassionante, oggi come allora, veder giocare Jannik Sinner e Alexander Zverev. Già, perché il tennis non è soltanto il bel colpo, non è soltanto volée o veronica o smorzata (e nella finale di Wimbledon ce ne sono sono stati, eccome, di colpi degni di Nastase e Panatta). Il tennis è, da sempre, anche e soprattutto tattica e strategia. Gli aggiustamenti continui, a volte di pochi centimetri più in là o più in qua, più avanti o più indietro, fatti da Sinner per trovare il modo di ribattere il servizio potente e preciso di Zverev (che domenica ha giocato forse la miglior partita della sua vita) valgono quanto dei bei colpi sotto rete o un pallonetto ben riuscito.
Una partita di tennis è una drammaturgia che si scrive strada facendo e non sai mai quanto durerà e come finirà, e quando i protagonisti sono i primi al mondo, quando il palcoscenico è il Centre Court di Wimbledon, lo spettacolo è garantito, nonostante il campo spelacchiato, quell’erba battuta che è il Centrale a fine torneo, definizione che fu proprio Gianni Clerici a pronunciare qualche decennio fa. Sinner-Zverev (così come Sinner-Alcaraz dello scorso anno), sono partite che stanno all’apice del tennis di tutti i tempi. Perché le epoche cambiano, il tennis evolve, e così come lo sono stati Rod Laver, Björn Borg, John McEnroe, Pete Sampras, Boris Becker, Rafael Nadal, Roger Federer e Novak Djokovic, oggi l’espressione massima del tennis si chiama Jannik Sinner, doppio campione di Wimbledon.

