L’Australian Open 2026 si è acceso dalle semifinali, soprattutto per merito dell’eterno Djokovic

foto Paul Zimmer
Ero a Tarbes e quindi non ho seguito molto l’ultimo Australian Open, anche se veniva trasmesso sul maxi schermo.
Mi è sembrato un torneo molto mediocre fino alle semifinali, che invece hanno riconciliato col tennis, però mi hanno fatto ridere i commenti della gente: dopo la vittoria fortunosa su Musetti, Djokovic era da ospizio; dopo il successo su Sinner era il più grande di tutti i tempi.
Così ragiona la gente, e ci sta, che lo facciano gli addetti ai lavori un po’ meno.
Eppure basta guardare il 2024, tornare a un anno e mezzo fa, quando da “bollito” vinse le Olimpiadi battendo Alcaraz. Se è bollito Djokovic che sta perennemente nei top 10, se non nei top 5, tutti gli altri cosa sono? Nole non è quello di 5 anni fa, ma se in giornata può battere chiunque.
Resto sorpreso però da quegli addetti ai lavori che sentenziano ogni giorno e hanno sempre ragione, anche quando dicono “bianco” ieri e “nero” oggi.
Nole ha un’immensa fiducia in se stesso, e spero si tolga altre soddisfazioni. E lo farà finché il fisico non crollerà, perché tennisticamente è fantastico, di un’altra categoria.
Ma vedrete, alla prima sconfitta, tornerà “bollito”.

