L’ex numero 1 del mondo ha allenato la leggenda serba per pochi mesi all’inizio della scorsa stagione, non riuscendo ad ottenere i risultati auspicati

Il sodalizio tra Novak Djokovic e Andy Murray aveva suscitato enorme interesse l’anno scorso, ma non aveva prodotto i risultati sperati concludendosi ben prima del previsto. I due avevano iniziato a lavorare assieme all’inizio della stagione 2025, con Nole capace di raggiungere la semifinale agli Australian Open e la finale al Miami Open, prima che i risultati peggiorassero e si arrivasse alla separazione alla vigilia del Roland Garros. L’ex campione scozzese – che aveva saluto il tour soltanto qualche mese prima – non aveva alcuna esperienza come coach, ma ce l’ha messa tutta per aiutare il serbo a conquistare il suo 25° titolo Slam.
A distanza di circa un anno dalla fine della loro collaborazione, lo scozzese ha rilasciato una lunga intervista a ‘Sky Sports‘ negando di avere rimpianti su quella partnership. “Conoscevo molto bene il gioco di Novak, avendolo affrontato tantissime volte durante la mia carriera, ma è stato interessante osservare da vicino la sua routine quotidiana. Non penso che Djokovic abbia imparato qualcosa dal sottoscritto, mentre io ho imparato molto da lui” – ha spiegato Andy.
Murray ha ribadito che gli mancava qualcosa sotto il profilo dell’esperienza: “Ho capito di dover migliorare sotto diversi aspetti per diventare un grande allenatore. Mi sono impegnato parecchio in quel periodo, sacrificando anche il mio tempo libero per dare una mano a Nole. Anche se la nostra collaborazione non ha prodotto risultati di rilievo, è stata comunque un’esperienza speciale. Non rimpiango di aver accettato quell’incarico.”
Il tre volte vincitore Slam si è infine soffermato sulle chance di Djokovic di vincere un altro Major: “Non lo reputo impossibile. Il problema è che – quando si raggiunge una certa età – l’equilibrio diventa sempre più sottile e non è facile trovare il giusto compromesso. Se si gioca troppo c’è il rischio di farsi male, invece se si sta fermi a lungo il corpo non è più abituato a giocare partite in serie. Il fatto che Novak abbia battuto Alcaraz l’anno scorso e Sinner quest’anno in Australia dimostra che è ancora molto competitivo.”

