Lo spagnolo è uscito vincitore da una complicata sfida con Arnaldi, dimostrando che a uno spiccato talento unisce anche una personalità da vendere

Foto di Ray Giubilo

Se ti chiami Rafael e vieni dalla Spagna, e decidi di voler diventare un tennista professionista, potresti avere un problema in termini di pressione e aspettative. Problemi che Rafael Jodar, invece, sembra non contemplare minimamente, e da quando è arrivato nel circuito ATP ha impiegato davvero poco tempo per far capire di che pasta è fatto. La partita vinta ieri sera contro Matteo Arnaldi non è banale – nonostante il 6-1 iniziale – soprattutto dal punto di vista emotivo: su un Centrale gremito e che esultava a ogni punto del ligure, lo spagnolo ha rimontato un break di svantaggio nel terzo e ha infilato una serie di cinque giochi consecutivi. A guardarlo giocare dal vivo ci si accorge di come la pallina esca dalla sua racchetta estremamente veloce, e come riesca a imprimere una potenza elevata con una discreta semplicità.

Per il secondo Masters 1000 consecutivo ha raggiunto gli ottavi di finale, e al prossimo turno affronterà un altro giovane promettente come Learner Tien. Un confronto interessante per due giocatori che presentano stili di gioco differenti, con un Tien che all’esplosività dello spagnolo contrappone un ordine tattico e una velocità di crociera molto alta. Intanto Jodar nel live ranking è alla posizione numero 28, posizione che fin da ora gli garantisce di essere testa di serie al prossimo Roland Garros. Un risultato incredibile per un giocatore che ha lasciato il college solamente a dicembre scorso, e che ha avuto un impatto dirompente con questo sport.

Lo scorso marzo era alla posizione numero 109, un ranking che non gli avrebbe consentito neanche di entrare nel tabellone principale del Roland Garros. Certo, il tennis è pieno di meteore, e tante volte ci si è imbattuti in giocatori che poi non hanno mantenuto le aspettative. Perché Jodar potrebbe essere diverso? In primis, perché fa di tutto per non essere un personaggio. Al momento continua ad avere il padre come unico coach e riferimento per la sua carriera – anche se gioco forza dovrà allargare il campo – e anche sul piano delle dichiarazioni non ha mai gridato al miracolo, pronto a prendersi il numero uno al mondo dopo i primi successi. Il talento c’è, la personalità anche, probabilmente a questo Jodar dovrà unire un maggiore ordine tattico, per uscire fuori da quelle partite complesse che inevitabilmente gli si presenteranno lungo il cammino.