Fonseca, il predestinato tra Kuerten e Sinner

Con i quarti raggiunti a Rio de Janeiro, Joao Fonseca ha scalato oltre 300 posizioni, entrando tra i primi 350 Atp. 17 anni, già campione dello Us Open jr, conosciamo meglio la nuova promessa brasiliana che in molti già definiscono "piccolo Sinner"

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Joao si schermisce, «mi chiamano così perché ho un bel servizio e soprattutto le gambe molto magre, come Jannik», ma l’apertura del dritto, il rovescio ficcante, anche il cappellino, tutto sembra davvero giustificare per Joao Fonseca, il tennista del momento in Brasile, l’appellativo di “piccolo Sinner”. Diciassette anni compiuti il 21 agosto, ha appena scritto la storia del torneo di Rio de Janeiro, ospitato nel Jockey Club Brasileiro - a dieci minuti di strada da dove è cresciuto - dove qualche anno fa si era fatto accompagnare dalla mamma per vedere dal vivo l’idolo Rafa Nadal (ma il suo sponsor tecnico è On Running, l’azienda di cui è socio Roger Federer).

Primo nato nel 2006 a passare un turno in un torneo Atp, Joao ha conquistato i quarti di finale superando 6-0 6-4 il francese Fils (numero 36 del mondo) e 6-4 6-4 il cileno Garin (88) prima di arrendersi (2-6 6-3 6-3) di fronte al qualificato argentino Navone (113). Una cavalcata che porterà il ragazzo che tifa Flamengo e Real Madrid a guadagnare nella prossima classifica più di trecento posti, lasciando la 655ª posizione attuale fino ad arrivare attorno al 340º gradino del ranking. Cresciuto in una famiglia di autentici sportivi («mio padre è un appassionato scalatore, mamma adora la pallavolo e mio fratello è un surfista»), Joao ha preso la prima racchetta in mano a 4 anni ma fino agli 11 ha giocato anche a calcio. Poi un infortunio durante una partita («niente di grave, ma mi sono molto spaventato») lo ha aiutato nella scelta definitiva. Numero 1 tra gli juniores nel 2023 - chiuso con il trionfo negli Us Open - Fonseca non ha ancora deciso il suo futuro prossimo. «Ora mi dedicherò al circuito Challenger ma ho anche ricevuto una proposta dall’Università della Virginia, negli Stati Uniti. Deciderò cosa fare in estate, dipenderà anche dai risultati sul campo». Intanto nella prossima settimana sarà impegnato nell’ATP “250" di Santiago del Cile (primo turno contro l’argentino Tirante, numero 105 del ranking).

Allenato da Guilherme Texeira, che a Rio ha un’accademia e che gli ha dettato regole ben precise, come quella di non utilizzare o quasi i social quando è impegnato nei tornei, Fonseca dimostra di possedere un gioco già potente. Servizio, dritto e rovescio (a due mani) che fanno già male, una smorzata non banale. Come Sinner, appunto, con cui ha palleggiato (senza sfigurare) durante le ultime Atp Finals. «Mi piace giocare in modo aggressivo, come fa Jannik. Torino è stata una esperienza incredibile, ho potuto osservare da vicino i grandi, studiare il loro comportamento in campo e fuori. E sentire quanto sono pesanti i loro colpi...». Ma per Joao l’incontro decisivo è stato probabilmente quello con Guga Kuerten, il campione di tre Roland Garros di cui il Brasile aspetta con ansia l’erede. «L’ho conosciuto nel 2021, quando fui chiamato a fare da sparring partner alla squadra di Coppa Davis, poi l’anno dopo Guga è venuto a Parigi ad assistere alla mia partita nel torneo junior. Abbiamo parlato un po’, mi ha colpito la sua simpatia. E che campione che era!».

Certo, il 2024 sembra proprio l’anno della rivoluzione, con tanti giovani impazienti di farsi largo. Non bastassero i già celebri Sinner, Alcaraz, Rune, a Melbourne abbiamo imparato ad apprezzare il diciottenne croato Dino Prizmic, capace di strappare un set a Djokovic, e in questi giorni oltre a Fonseca ci siamo stupiti per la maturità di Jakub Mensik, altro 2005, dalla Repubblica Ceca, finalista a Doha e prossimo top100. Insomma, ci sarà da divertirsi.

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