Un tuffo nel passato in una delle pagine più triste della storia del torneo di Indian Wells: protagoniste le sorelle Williams e quella semifinale mancata del 2001

Venus Williams e Serena Williams – Foto Ray Giubilo

Indian Wells, il primo Masters 1000 della stagione, è iniziato. Infrastrutture all’avanguardia, campi perfetti, pubblico da record, campioni assoluti, montepremi da vertigini, hanno elevato il prestigio di questo torneo che qualcuno si è spinto a definire il “Quinto Slam”.
Eppure la storia di Indian Wells è macchiata da episodi di razzismo difficili da dimenticare che negli anni hanno svelato le crepe di un sistema che appare perfetto, ma non lo è. Il caso più emblematico è quello delle sorelle Williams.
Era il 15 marzo 2001. A pochi minuti dalla semifinale in cui le giocatrici più titolate di questo sport sarebbero dovute scendere in campo l’una contro l’altra, venne annunciato il ritiro di Venus per infortunio. Serena ottenne, così, a tavolino il pass per la finale. È necessario precisare che il ritiro era stato comunicato da Venus Williams diverse ore prima della partita. Venne reso noto così tardi perché fino all’ultimo gli organizzatori del torneo avevano tentato di mettere pressione a Venus affinché giocasse infortunata, per garantire lo spettacolo. Ciò scatenò una spietata contestazione da parte del pubblico che accusò Richard Williams, padre e coach di Venus e Serena, di aver scelto per convenienza quale delle due figlie avrebbe disputato il match conclusivo. Queste accuse, mai verificate, esplosero durante la finale, poi vinta da Serena in rimonta contro Kim Clijsters (4-6, 6-4, 6-2). Tifo, incitamenti e calore tutti per la tennista belga; fischi, ululati e minacce, il trattamento riservato alla campionessa di casa e alla sua famiglia. Impresso nella memoria rimane, a fine partita, il pugno di Richard Williams, chiuso e alzato al cielo, simbolo delle lotte contro la segregazione razziale in America. «I bianchi di Indian Wells hanno finalmente espresso quello che ci hanno sempre voluto dire: “Negro, stai lontano da qui, non ti vogliamo”» tuonò coach Williams nelle dichiarazioni post-match.
Il trauma di Indian Wells 2001 portò le sorelle Williams a boicottare il torneo per più di un decennio: Serena tornò a calcare il cemento californiano solo nel 2015, Venus l’anno dopo. Serena ricorderà più volte pubblicamente il dolore per l’accaduto: «Per me è stato difficile – riporta un articolo del Time di febbraio 2015 – dimenticare le ore passate a piangere negli spogliatoi di Indian Wells dopo la vittoria del 2001 […], avevo perso la partita più importante, non una semplice partita di tennis, ma la battaglia per l’uguaglianza».
A distanza di anni, il ricordo di quella vicenda riecheggia ancora. A Indian Wells 2022, Naomi Osaka – ex n. 1 al mondo, voce attiva contro il razzismo di madre giapponese e padre haitiano – ricevette un violento insulto dagli spalti che la portò alle lacrime. In conferenza stampa dichiarò che poco prima della sua partita aveva rivisto un video su quanto successo alle sorelle Williams nel medesimo torneo e che ne era rimasta profondamente colpita. Il fantasma del razzismo e dell’inciviltà è un pericolo sempre presente e anche il tennis, non ne è, purtroppo, immune. Speriamo di non dover assistere più in futuro, né a Indian Wells, né altrove, a episodi come quelli ricordati.