La leggenda americana fu protagonista di un incidente abbastanza strano nell’ottobre 2011, su cui ancora oggi aleggia un velo di mistero

Foto Ray Giubilo

La notizia più rilevante delle ultime ore è stata la sospensione di quattro anni inflitta da ITIA all’ex campionessa di Wimbledon Marketa Vondrousova, rea di essersi rifiutata di sottoporsi ad un controllo antidoping fuori competizione nel dicembre dello scorso anno. La tennista ceca ha presentato le sue motivazioni, che però sono state respinte dal tribunale indipendente. Si tratta di un colpo durissimo per l’ex numero 6 del mondo, che dovrà restare fuori dal circuito fino al 21 giugno 2030, oltre a subire un enorme danno di immagine.

Il noto portale Sportskeeda ha riportato alla luce un episodio abbastanza simile che avrebbe avuto come protagonista Serena Williams nell’ottobre 2011. In particolare, la leggenda americana si sarebbe rifiutata di sottoporsi ad un controllo antidoping dopo aver scambiato il funzionario incaricato per un ladro. Fu TMZ a riportare l’accaduto all’epoca, rivelando come l’ex numero 1 del mondo si chiuse in una stanza anti-panico prima di chiamare la polizia (segnalando la presenza di un ladro nella sua abitazione).

Le forze dell’ordine si precipitarono presso la villa di Serena a Los Angeles e soltanto a quel punto fu chiarita la situazione, ma non è mai stato reso noto se la Williams si sottopose o meno al controllo quel giorno. Qualche anno più tardi, più precisamente nell’estate del 2018, la statunitense affermò tramite i social di essere la giocatrice testata di più in assoluto.

Il caso di Vondrousova sta facendo parlare tantissimo, con la ceca che ha ricevuto la solidarietà di parecchie colleghe come Coco Gauff, Ons Jabeur, Paula Badosa e altre ancora. “Non mi sono mai dopata e non sono risultata positiva a nessun controllo durante la mia carriera. Solo tre giorni dopo l’incidente che mi sta cambiando la vita, sono stata testata nuovamente ed era tutto ok, proprio come sempre” – si è difesa Marketa, che sicuramente presenterà ricorso.