Le continue discussioni e richieste di video review a Indian Wells, fanno sorgere spontanea una preoccupante riflessione

No, per favore no: non potremmo sopportare l’uso eccessivo del Var nel tennis, dopo quello che si vede ogni settimana sui campi da calcio. Da grande appassionato dei due sport, ho assistito con crescente disagio alle immagini che il torneo di Indian Wells ci ha in questa edizione troppo spesso mostrato: le proteste di un giocatore, l’arbitro che rivede al video l’azione incriminata, gli spettatori che fanno sentire la loro voce, applaudendo o fischiando, in attesa del verdetto finale. Scene, appunto, da campo di calcio, non di tennis.
In questi giorni poi abbiamo approfondito la conoscenza del termine “hindrance”, che potremmo tradurre con ostacolo, impedimento o interferenza, in pratica la nostra “palla disturbata”. Il regolamento stabilisce che qualsiasi interferenza volontaria causata da un giocatore comporti la perdita di un punto, che viene invece ripetuto in caso di involontarietà del fattaccio o quando interviene un fattore esterno al di fuori del controllo dei giocatori. La revisione al video (VDR), da parte del giudice di sedia, di un punto incriminato era stata sperimentata per la prima volta durante le “Next Gen” del 2018, poi è stata introdotta poco per volta nel circuito: agli Us Open nel 2023, l’anno dopo alle ATP Finals, e può essere chiesta dal giocatore che si ritiene vittima di un errore o di una qualsiasi “interferenza”.
Finora, era stata utilizzata soprattutto nei casi di doppio rimbalzo, ma quest’anno sono cresciuti e molto gli episodi di autentica “hindrance”: agli Open d’Australia sono state sanzionate Swiatek e Sabalenka mentre nella United Cup c’è stato anche un tentativo di “self-hindrance”, con Cobolli che diceva – a torto – di essere stato disturbato dalla pallina caduta dalla sua tasca; a Indian Wells invece Darderi è stato punito (punto disturbato), sul match point a sfavore contro Hijikata, per avere interrotto il gioco sostenendo di aver sentito sugli spalti qualcuno gridare “out” su un colpo buono dell’australiano, mentre Medvedev ha avuto ragione, contro Draper, reo di aver allargato platealmente le braccia dopo un colpo del russo finito sulla linea. Lo scambio era continuato fino al rovescio sbagliato da Daniil, subito rivoltosi poi verso l’arbitro invocando l’hindrance, con il punto assegnato a lui dopo la revisione in video. Ma neanche il doppio è stato risparmiato, con le proteste di Djokovic per un movimento piuttosto inusuale del braccio di Rinderknech, che aveva a suo dire distratto Tsitsipas, compagno di Nole, spingendolo all’errore. Rivista al Var l’azione incriminata, il giudice di sedia ha tolto il punto al francese, che giocava con il cugino Vacherot, assegnandolo alla coppia serbo-croata.
Ma Indian Wells non era il torneo dove tutti i giocatori sono più rilassati e sorridono sempre? Altro che “Tennis Paradise”… E noi, che siamo ancora scossi dal caso-Bastoni, che non ne possiamo più di vedere arbitri che platealmente indicano che non c’è rigore per poi essere chiamati al Var e cambiare tranquillamente idea, che ci lamentiamo per l’eccessiva litigiosità che ormai contraddistingue il calcio, non vogliamo che anche il tennis segua il suo cattivo esempio. Siamo tutti consapevoli che il nostro non sia più, da tempo, lo sport dei gesti bianchi, ma un po’ di fair play ci sembra più che mai necessario. Davvero siamo sicuri che quell’allargare le braccia da parte di Draper abbia condotto Medvedev, due o tre scambi dopo, all’errore? Che Tsitsipas abbia sbagliato uno smash perché disturbato dalla bizzarra gestualità di Rinderkneck? Bah. Abbiamo accolto favorevolmente l’introduzione della tecnologia al posto dei giudici di linea, ma questo ci sembra un pericoloso passo indietro. Quiet please…

