Dalla racchetta alla penna: la giornata particolare della scuola media Calderini – Tuccimei di Acilia con Massimo D’Adamo. Intervista esclusiva all’autore di “Vagabondo per mestiere”, tra sport, viaggi e scrittura

Massimo D’Adamo, al centro, con i ragazzi del corso di giornalismo della scuola media Calderini – Tuccimei di Acilia

Giovedì 19 febbraio 2026, nel nostro Istituto è successa una cosa bellissima: è venuto a trovarci Massimo D’Adamo e noi del corso di giornalismo lo abbiamo letteralmente sommerso di domande su di lui e sulle sue passioni.
Durante l’intervista ci ha raccontato della sua carriera di tennista. Un’avventura  iniziata a soli 13 anni come  raccattapalle, per tentare a 16 di diventare un vero giocatore.
Quando ha capito di aver dato tutto, ha deciso di seguire la sua vera passione: insegnare. È come coach ha spiegato che per fare questo lavoro la cosa più importante è l’empatia, cioè capire chi hai davanti, ascoltarlo, entrare in sintonia con lui per individuare il suo giusto stile di gioco.

Parlando dei suoi viaggi in giro per il mondo, ci ha spiegato che l’approccio al tennis può cambiare  da paese a paese. Quello statunitense tende a
valorizzare potenza e l’individualismo, quello orientale è più rigoroso, concentrato sulla disciplina. Ci ha svelato che il suo tennista preferito è Carlos Alcaraz, tennista fantasioso, che ha la capacità di passare da situazioni di difesa ad altre aggressive in un nanosecondo. Naturalmente adora Sinner e del recente passato apprezza tantissimo Federer, non solo per il suo stile di gioco ma per il suo modo di interagire con gli avversari.
Nei suoi articoli parla spesso di “stile latino”, che per lui significa giocare con passione e in modo quasi poetico.
Come allenatore, invece, l’allieva che lo ha reso più orgoglioso è stata Federica Bonsignori, arrivata tra le prime 20 del mondo.

Quindi Massimo ha iniziato a scrivere! Ci ha confessato che lo fa per ritrovare se stesso. Ama il tennis in quanto  sport individuale: “sei da solo in campo e devi avere una grande personalità per farcela”.
Il suo ricordo più bello? Sicuramente un campionato a squadre vinto con Adriano Panatta!
Uno dei suoi libri più importanti  è “Vagabondo per mestiere”, in cui racconta di un coach alla ricerca del ”sacro tennis”, ma ha scritto anche “Teta, Un sogno a metà” e “…In via dell’Idroscalo”.
Nella nostra chiacchierata ci ha spiegato che la figura dell’allenatore è un po’ particolare, perché non tutti gli atleti riescono a trarne beneficio allo stesso modo. La cosa che mi ha colpito di più è che ha sempre preferito insegnare piuttosto che fare agonismo. Il suo messaggio per noi è stato significativo: “non arrendetevi mai e continuate fiduciosi a sperare nei vostri sogni!”.
Grazie Maestro!

Flavio 1 D